Maranello. Ferrari, all’asta anche il gioiello restaurato dal chirurgo svizzero
L’esperto Kämpfer cerca tutti i pezzi originali datati 1953 e con 3800 ore riporta una 250 Europa all’antico splendore
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MARANELLO. Storie di auto e di vita, lunghe più di mezzo secolo che si intrecciano e svelano ricordi e passioni a tinte Rosse. Le si possono trovare spulciando le “biografie” delle Ferrari che verranno messe all’asta da Sotheby’s sabato 9 settembre negli stabilimenti del Cavallino, uno dei tanti eventi organizzati nelle celebrazioni per il 70° e quella che è destinata a diventare la più importante asta monomarca di sempre per quanto concerne le auto d’epoca. Ognuna delle vetture in vendita sarà presentata assieme al proprio curriculum, che a volte è tutto sommato ordinario, che spesso e volentieri si intreccia con gli Stati Uniti - dove la Ferrari è più di un mito - e che di tanto in tanto è avvincente, quasi come un libro giallo.
C’è ad esempio la storia di un’auto che già di per sé è unica nel suo genere e tanto basterebbe a renderla straordinaria. È la 365 GTB/4 Daytona Berlinetta Scaglietti. Dal 1969 al 1973 ne sono state costruite 1200, di cui 5 in alluminio che hanno dominato la 24 Ore di Daytona. Dunque auto da corsa, ma la Ferrari ne produsse una sesta in alluminio in versione stradale. Ed è quella che sarà venduta a Maranello. Ma la sua storia è forse ancora più incredibile. I primi tre proprietari sono Luciano Conti (editore di Autosprint), Guido Maran di Verona e Carlo Ferruzzi di Ravenna. Siamo al 1971 quando viene venduta in Giappone, dove nel 1980 se ne perdono le tracce sotto la proprietà di Makoto Takai. È lui ad averla “nascosta” in un deposito per 37 anni e poi dimenticata. Sì, proprio così: dimenticata. Riscoperta nel giugno scorso, è stata valutata dall’esperto del Cavallino Marcel Massini, che ne ha comprovato la corrispondenza con i registri di fabbrica di motore e del gruppo cambio-differenziale. È proprio lei, la Daytona in alluminio da strada. “Barn-find”, locuzione inglese con cui gli esperti descrivono le auto d’epoca ritrovate dopo un lungo periodo, è tutto sommato in buone condizioni: la ruota di scorta, ad esempio, non è mai stata utilizzata e i numeri di serie dei pannelli in alluminio corrispondono a quelli originali. Dal 1973 ad oggi ha percorso 36390 chilometri. Il 9 settembre serviranno almeno 1,7 milioni di euro per averla.
Ne serviranno molti di più (circa 3,2) per avere la 250 Europa Coupé del 1953 con carrozzeria Vignale. Viene subito venduta negli States e fino alla fine degli anni Settanta cambia diversi proprietari, passando da New York alla California. E viene usata moltissimo, tanto che il motore originale Lampredi V-12 viene sostituito con quello di una Chevrolet V-8. Era difficile, siamo negli anni Sessanta, trovare ricambi originali. Oltre al motore anche componenti vengono sostituite con pezzi non originali. L’auto resta in California fino al 2009, quando viene acquistata dallo svizzero Heinrich Kämpfer, che è un esperto restauratore di Ferrari. Ed è la svolta per la 250 Europa. Kämpfer la riporta meticolosamente allo stato originale, lavorando sull’auto per circa 3800 ore, con anche l’ausilio di altri specialisti. Diversi pezzi sono stati riprodotti in modo fedele, come paraurti e griglia, la pelle per i sedili, invece, è stata commissionata alla stessa azienda produttrice dell’originale. L’auto viene riverniciata in grigio Bruno Siena, con una vernice Ici a base di nitrocellulosa tipica degli anni Cinquanta. Insomma un lavoro certosino, ma per il motore serve l’aiuto di Ferrari Classiche, che fonde un nuovo blocco motore. Così la 250 Europa è tornata al suo originale splendore, vincendo anche il premio per i migliori interni al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. E sabato 9 farà il suo ritorno a Maranello. (gib)
C’è ad esempio la storia di un’auto che già di per sé è unica nel suo genere e tanto basterebbe a renderla straordinaria. È la 365 GTB/4 Daytona Berlinetta Scaglietti. Dal 1969 al 1973 ne sono state costruite 1200, di cui 5 in alluminio che hanno dominato la 24 Ore di Daytona. Dunque auto da corsa, ma la Ferrari ne produsse una sesta in alluminio in versione stradale. Ed è quella che sarà venduta a Maranello. Ma la sua storia è forse ancora più incredibile. I primi tre proprietari sono Luciano Conti (editore di Autosprint), Guido Maran di Verona e Carlo Ferruzzi di Ravenna. Siamo al 1971 quando viene venduta in Giappone, dove nel 1980 se ne perdono le tracce sotto la proprietà di Makoto Takai. È lui ad averla “nascosta” in un deposito per 37 anni e poi dimenticata. Sì, proprio così: dimenticata. Riscoperta nel giugno scorso, è stata valutata dall’esperto del Cavallino Marcel Massini, che ne ha comprovato la corrispondenza con i registri di fabbrica di motore e del gruppo cambio-differenziale. È proprio lei, la Daytona in alluminio da strada. “Barn-find”, locuzione inglese con cui gli esperti descrivono le auto d’epoca ritrovate dopo un lungo periodo, è tutto sommato in buone condizioni: la ruota di scorta, ad esempio, non è mai stata utilizzata e i numeri di serie dei pannelli in alluminio corrispondono a quelli originali. Dal 1973 ad oggi ha percorso 36390 chilometri. Il 9 settembre serviranno almeno 1,7 milioni di euro per averla.
Ne serviranno molti di più (circa 3,2) per avere la 250 Europa Coupé del 1953 con carrozzeria Vignale. Viene subito venduta negli States e fino alla fine degli anni Settanta cambia diversi proprietari, passando da New York alla California. E viene usata moltissimo, tanto che il motore originale Lampredi V-12 viene sostituito con quello di una Chevrolet V-8. Era difficile, siamo negli anni Sessanta, trovare ricambi originali. Oltre al motore anche componenti vengono sostituite con pezzi non originali. L’auto resta in California fino al 2009, quando viene acquistata dallo svizzero Heinrich Kämpfer, che è un esperto restauratore di Ferrari. Ed è la svolta per la 250 Europa. Kämpfer la riporta meticolosamente allo stato originale, lavorando sull’auto per circa 3800 ore, con anche l’ausilio di altri specialisti. Diversi pezzi sono stati riprodotti in modo fedele, come paraurti e griglia, la pelle per i sedili, invece, è stata commissionata alla stessa azienda produttrice dell’originale. L’auto viene riverniciata in grigio Bruno Siena, con una vernice Ici a base di nitrocellulosa tipica degli anni Cinquanta. Insomma un lavoro certosino, ma per il motore serve l’aiuto di Ferrari Classiche, che fonde un nuovo blocco motore. Così la 250 Europa è tornata al suo originale splendore, vincendo anche il premio per i migliori interni al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. E sabato 9 farà il suo ritorno a Maranello. (gib)
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