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Modena

Le case dei mafiosi a profughi e sfollati

di Saverio Cioce
Le case dei mafiosi a profughi e sfollati

La Regione ha stanziato 600 mila euro per le prime risistemazioni. A Modena dieci immobili confiscati definitivamente

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Ci sono anche dieci appartamenti a Modena e provincia, confiscati a mafiosi, camorristi e capi della ’ndrangheta, che sono stati confiscati definitivamente e che potranno essere messi a disposizione dei modenesi senza casa o in forte emergenza abitativa.

Famiglie dove padre e madre hanno perduto il lavoro e sono sotto sfratto, donne perseguitate dagli ex compagni di vita piuttosto che nuclei famigliari di profughi che hanno diritto all’asilo saranno i nuovi inquilini di quelli che un tempo erano i covi delle gang. Oppure, molto più spesso, rappresentano il bottino e l’investimento di soldi sporchi fatti con estorsioni, riciclaggio di denaro sporco, traffico di droga e prostituzione.

Il lotto modenese fa parte dei 119 immobili già confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata in Emilia. Solo 37 però sono stati già assegnati e di questi 15 sono pronti al riutilizzo. La Regione ha appena stanziato 600 mila euro per una prima sistemazione d’emergenza degli immobili in modo da poterli destinare ad alloggi d’emergenza sia per i profughi che per gli sfollati dagli immobili sgomberati, dove quasi sempre ci sono famiglie con bimbi piccoli e redditi minimi.

«Misure in tal senso erano già contenute nella legge 3 del 2011 della Regione Emilia Romagna - specifica Massimo Mezzetti, l’assessore modenese alla Cultura e alla Legalità del governatore Stefano Bonaccini - Adesso sono state ricomprese nel testo unico sulla legalità approvato a luglio. Ci sono fondi spendibili e progetti già pronti».

Quanti sono in totale?

«Complessivamente abbiamo stanziato un milione di euro, 600 mila euro sono per gli interventi edilizi nel 2017. Il cardine sotto questo aspetto sono gli interventi per il riutilizzo degli immobili».

Però ci sono degli intoppi

«Direi rallentamenti, considerate le strozzature dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alla malavita. Poco personale, procedure lunghe e farraginose per l’assegnazione di fatto agli enti locali sul territorio».

Mentre il fabbisogno di alloggi sale di giorno in giorno. Anche di questo si sta discutendo con il Viminale

«È così. Il ministro Minniti ha detto che gli sgomberi vanno fatti trovando altre soluzioni abitative per chi è negli stabili occupati. Bene dunque il confronto con gli enti locali, ma i Comuni queste case dove le trovano? La manovra va coordinata. Spero che adesso, con l’ex prefetto di Bologna, Sodano, diventato responsabile dell’Agenzia, si riesca ad arrivare a protocolli che semplifichino le procedure, anche per assegnazioni urgenti».

In che maniera?

«Ora c’è un intervallo molto lungo tra le confische definitive e le assegnazioni. Dunque, se gli immobili per via giudiziaria vengono sequestrati ed escono dalla disponibilità dei mafiosi, perchè non affidarli subito agli enti locali? In questo modo, le case che sono già a posto e che non necessitano di grandi opere possono subito essere riutilizzate, anche temporaneamente, per un uso pubblico specifico. Tutto questo mentre le carte vanno avanti per arrivare alla confisca e poi all’assegnazione. Ma almeno le case sono subito disponibili».

A Modena ci sono beni immediatamente disponibili?

«Ci sono, certo, e sono già a disposizione con il primo passaggio, quello della confisca definitiva. Nell’elenco suddiviso per province vediamo che a Modena c’è un appartamento in via S.Agostino e uno in via Anderlini. A Castelfranco ce n’è uno in via Agnini poi ce ne sono due a Nonantola, due a Formigine e due a Maranello».

Progetti?

«C’è un immobile tra Formigine e Maranello dove i Comuni vorrebbero realizzare alloggi per donne vittime di violenze. L’importante, come dicevo, è sveltire le procedure».

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