«Dagli altri solo una spallata alla Giunta»
È nato nelle scorse settimane per dire No al referendum, il comitato “Meglio un No”, che vede come coordinatore Rossano Bellelli, tra i promotori della lista civica Carpi 2.0 che, nel 2014, durante l’...
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È nato nelle scorse settimane per dire No al referendum, il comitato “Meglio un No”, che vede come coordinatore Rossano Bellelli, tra i promotori della lista civica Carpi 2.0 che, nel 2014, durante l’ultima campagna elettorale ha sostenuto la candidatura dell’attuale sindaco. Rossano Bellelli scende di nuovo in campo, insieme ad altri per invitare a votare No alla prossima consultazione su Aimag.
Bellelli, quali sono i pro e i contro di un referendum di tipo consultivo per decidere il futuro di Aimag?
«In Gran Bretagna un referendum consultivo ha procurato e procurerà agli inglesi molti problemi, tanto che se potessero tornerebbero indietro di corsa. A Carpi, per fortuna, non succederà niente sia che dovesse vincere il Sì, sia che dovessero prevalere i No. Ci penseranno gli elettori a non far diventare valido il referendum: anche i promotori sanno che la maggioranza dei carpigiani non andrà a votare per un referendum mal posto e di valenza essenzialmente politica».
Perché votare No?
«Il Comitato “Meglio un No”,di cui sono il promotore e al quale aderiscono persone di diverse provenienze politiche nel comune di Carpi, invita i cittadini carpigiani a votare No sia perché, come ho detto prima, ai promotori del Sì interessa soltanto dare possibilmente una spallata a chi detiene la maggioranza nel Comune di Carpi, sia perché il futuro di Aimag è una cosa seria e complessa che non può essere risolta con un Sì o con un No. La questione aggregazione, vendita, incorporazione è stata affrontata dal nostro sindaco con prudenza, tenendo conto delle varie possibilità che esistono sul mercato. Questo improvviso “innamoramento” di Aimag da parte dei sei promotori del referendum consultivo lo ritengo molto sospetto».
È più preoccupato per l’astensionismo o per una vittoria del fronte opposto?
«Nessuna preoccupazione. I cittadini carpigiani (dai 16 anni in avanti) possono andare a votare ed esprimere la loro preferenza. Questo referendum, però, poteva essere tranquillamente evitato».
Quale dei servizi gestiti da Aimag devono rimanere pubblici?
«Secondo me tutti. Bisogna solo capire cosa vuol dire “pubblica”. Far parte di una grande società, a maggioranza pubblica, significa avere contribuito a sfoltire finalmente il numero delle multiutility ,che in Italia sono oltre 8mila con altrettanti presidenti e vicepresidenti, con oltre 30mila consiglieri e 16mila revisori dei conti. Chiaro !».
Siete favorevoli o contrari a prescindere ad alleanze o accordi tra Aimag e altre multiutility?
«Siamo favorevoli alle alleanze tra multiutility e società a maggioranza pubblica: se, per esempio, Aimag e Tea trovano un accordo e poi entrano in Hera nulla da dire. Anzi».
Quali sarebbero i vantaggi o gli svantaggi di un’alleanza con Hera?
«Parliamoci chiaro. Delle 8mila multiutility italiane la stragrande maggioranza è di piccole dimensioni e non ha la capacità di stare al passo con il mercato e con le nuove norme (sul gas) volute a suo tempo dal ministro Bersani. Le società europee sono pronte a conquistare quote del mercato italiano del settore energia. A proposito, dov’è la coerenza dei sostenitori del Sì del nuovo partito chiamato Articolo 1 Mdp di cui Bersani e l’ex presidente della nostra regione Errani sono tra i massimi dirigenti»?
E quali i pro e i contro di un accordo con la mantovana Tea?
«Un accordo tra la carpigiana Aimag e la mantovana Tea è possibile se non auspicabile. Poi bisogna proseguire, come ho già detto poche righe più sopra. Piccolo non è bello in questo settore. Lo affermano gli esperti». (s.a.)
Bellelli, quali sono i pro e i contro di un referendum di tipo consultivo per decidere il futuro di Aimag?
«In Gran Bretagna un referendum consultivo ha procurato e procurerà agli inglesi molti problemi, tanto che se potessero tornerebbero indietro di corsa. A Carpi, per fortuna, non succederà niente sia che dovesse vincere il Sì, sia che dovessero prevalere i No. Ci penseranno gli elettori a non far diventare valido il referendum: anche i promotori sanno che la maggioranza dei carpigiani non andrà a votare per un referendum mal posto e di valenza essenzialmente politica».
Perché votare No?
«Il Comitato “Meglio un No”,di cui sono il promotore e al quale aderiscono persone di diverse provenienze politiche nel comune di Carpi, invita i cittadini carpigiani a votare No sia perché, come ho detto prima, ai promotori del Sì interessa soltanto dare possibilmente una spallata a chi detiene la maggioranza nel Comune di Carpi, sia perché il futuro di Aimag è una cosa seria e complessa che non può essere risolta con un Sì o con un No. La questione aggregazione, vendita, incorporazione è stata affrontata dal nostro sindaco con prudenza, tenendo conto delle varie possibilità che esistono sul mercato. Questo improvviso “innamoramento” di Aimag da parte dei sei promotori del referendum consultivo lo ritengo molto sospetto».
È più preoccupato per l’astensionismo o per una vittoria del fronte opposto?
«Nessuna preoccupazione. I cittadini carpigiani (dai 16 anni in avanti) possono andare a votare ed esprimere la loro preferenza. Questo referendum, però, poteva essere tranquillamente evitato».
Quale dei servizi gestiti da Aimag devono rimanere pubblici?
«Secondo me tutti. Bisogna solo capire cosa vuol dire “pubblica”. Far parte di una grande società, a maggioranza pubblica, significa avere contribuito a sfoltire finalmente il numero delle multiutility ,che in Italia sono oltre 8mila con altrettanti presidenti e vicepresidenti, con oltre 30mila consiglieri e 16mila revisori dei conti. Chiaro !».
Siete favorevoli o contrari a prescindere ad alleanze o accordi tra Aimag e altre multiutility?
«Siamo favorevoli alle alleanze tra multiutility e società a maggioranza pubblica: se, per esempio, Aimag e Tea trovano un accordo e poi entrano in Hera nulla da dire. Anzi».
Quali sarebbero i vantaggi o gli svantaggi di un’alleanza con Hera?
«Parliamoci chiaro. Delle 8mila multiutility italiane la stragrande maggioranza è di piccole dimensioni e non ha la capacità di stare al passo con il mercato e con le nuove norme (sul gas) volute a suo tempo dal ministro Bersani. Le società europee sono pronte a conquistare quote del mercato italiano del settore energia. A proposito, dov’è la coerenza dei sostenitori del Sì del nuovo partito chiamato Articolo 1 Mdp di cui Bersani e l’ex presidente della nostra regione Errani sono tra i massimi dirigenti»?
E quali i pro e i contro di un accordo con la mantovana Tea?
«Un accordo tra la carpigiana Aimag e la mantovana Tea è possibile se non auspicabile. Poi bisogna proseguire, come ho già detto poche righe più sopra. Piccolo non è bello in questo settore. Lo affermano gli esperti». (s.a.)
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