la prima di “tutto in un cerchio”
Il barista Rossi diventa sacerdote
di Alfonso Scibona
Il titolare dell’Autolinee si trasforma in attore e prepara il debutto
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Il barista del “caffè e brioche” diventa attore. Francesco Rossi, titolare da tantissimi anni del bar Autolinee, in piazza Libertà (un tempo piazza delle corriere, da dove partivano i collegamenti con il resto dei distretto) è tra i protagonisti di un film uscito in prima assoluta al cinema Olimpia di Reggio Emilia. “Tutto in un cerchio” , di Damiano Debbi, un “gommista” (sua attività primaria), prestato alla regia, tornerà ad essere proiettato anche stasera nella sala di Reggio (entrata 5 euro) e senza dubbio porterà curiosità per vedere all’opera tanti personaggi conosciuti, gente che tutti i giorni si incontrano per strada e, come nel caso di Francesco Rossi, al bar, nelle vesti di barista.
Nel film, invece, Rossi è un frate. «Un frate atipico - spiega - un po’ pazzerello, che si integra bene nella trama generale della pellicola, che inizialmente doveva chiamarsi “Quei maledetti vecchiacci”, tra i quali c’era proprio un frate. Il film è nato come idea cl circolo “Latteria” di Reggio, con Damiano Debbi e Auro Franzoni che ne hanno cominciato a parlare. Auro ha dei trascorsi teatrali anche con Dario Fo ed è molto conosciuto soprattutto a Reggio e provincia. Tra coloro che ne parlano c’era anche un mio parente che mi conosce per il mio carattere estroverso, “da mat”, che avevo fatto alcune cose minori e mi ha proposto per un provino. La storia parla di un imprenditore che vuole solo far soldi, che ha una figlia che vuole fare l’artista e si articola in tanti episodi che ne fanno una storia godibile e con personaggi riconoscibili. Le scene che mi vedono protagonista sono state girate a Gattatico ed io sono un frate “cagatore” che libera dai peccati con questo normalissimo atto di tutti i giorni. Mi sono divertito tantissimo e spero si divertano anche gli spettatori».
Speranzoso anche il regista. «Sono un po' teso - ha detto il regista Debbi - ma spero che al pubblico piaccia quanto piace a me. Se la presentazione all’Olimpia andrà bene ci piacerebbe partecipare anche a dei concorsi».
Nel film, invece, Rossi è un frate. «Un frate atipico - spiega - un po’ pazzerello, che si integra bene nella trama generale della pellicola, che inizialmente doveva chiamarsi “Quei maledetti vecchiacci”, tra i quali c’era proprio un frate. Il film è nato come idea cl circolo “Latteria” di Reggio, con Damiano Debbi e Auro Franzoni che ne hanno cominciato a parlare. Auro ha dei trascorsi teatrali anche con Dario Fo ed è molto conosciuto soprattutto a Reggio e provincia. Tra coloro che ne parlano c’era anche un mio parente che mi conosce per il mio carattere estroverso, “da mat”, che avevo fatto alcune cose minori e mi ha proposto per un provino. La storia parla di un imprenditore che vuole solo far soldi, che ha una figlia che vuole fare l’artista e si articola in tanti episodi che ne fanno una storia godibile e con personaggi riconoscibili. Le scene che mi vedono protagonista sono state girate a Gattatico ed io sono un frate “cagatore” che libera dai peccati con questo normalissimo atto di tutti i giorni. Mi sono divertito tantissimo e spero si divertano anche gli spettatori».
Speranzoso anche il regista. «Sono un po' teso - ha detto il regista Debbi - ma spero che al pubblico piaccia quanto piace a me. Se la presentazione all’Olimpia andrà bene ci piacerebbe partecipare anche a dei concorsi».
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