“Portoghesi” sui bus modenesi, quindici casi all’anno con furti di generalità
L’azienda spiega un fenomeno in crescita: «Reato penale, chiediamo la collaborazione degli utenti per le denunce»
MODENA. Ha fatto il giro d’Italia la notizia di un giovane modenese - al momento preferisce restare anonimo sui mezzi d’informazione - che ha ricevuto una ventina di multe per un totale di 4500 euro per non avere esibito il biglietto durante viaggi in bus a Modena. Peccato che lui non sia mai salito su quei mezzi pubblici. E la disavventura, spiega Seta, accade in dieci-quindici occasioni l’anno per l’azienda di trasporto pubblico di Modena, Reggio e Piacenza. Andiamo con ordine.
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Il ragazzo 25enne, che si è sfogato via Facebook con nome e cognome, risulta dunque vittima di uno “scherzo” ben poco divertente da parte di un’altra persona al momento anonima. “Portoghese” quest’ultimo che, “beccato” dal controllore a viaggiare a sbafo, ha pensato bene di fornire appunto false generalità, quelle del malcapitato ragazzo. Quest’ultimo - allarmato per avere ricevuto nei giorni scorsi una ordinanza-ingiunzione dell’importo di 264,50 euro per una delle multe del 2010-2015 - nei giorni scorsi si è recato presso gli uffici di Seta che lo fanno informato di come funziona la prassi in questi casi. Declinare false generalità durante i controlli dei biglietti a bordo dei bus - come nella ventina di multe in questione - non è uno scherzo come nella notissima gag comico di Ajeje Brazof di Aldo, Giovanni e Giacomo. Siamo al contrario nel campo del reato penale che danneggia sia la persona ingiustamente accusata di un illecito che invece non ha commesso, sia le aziende di trasporto pubblico vittime della vicenda. La legge italiana, in assenza di un documento dell’utente controllato, non consente però al controllore di bus o treno di trattenere la persona in attesa delle forze dell’ordine, né di perquisirla. Compito che spetta alle forze di polizia che ovviamente non sempre possono intervenire. Inoltre a bordo di tutti i mezzi di Seta c’è una telecamera che registra, ma si può visionarne i contenuti solo a seguito di una denuncia. Ecco perché in questi casi andare a sporgere denuncia. Sul tema interviene anche il presidente di Seta Vanni Bulgarelli: «Declinare false generalità è un reato penale, per cui le sanzioni ingiustamente comminate vengono annullate dalla nostra società. E’ necessario però che gli utenti collaborino con l’azienda nel lavoro di “bonifica” di tali comportamenti, sporgendo denuncia e dandocene notizia. Esiste inoltre già uno strumento di tutela degli utenti: a fronte di una denuncia è possibile infatti chiedere di acquisire le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza presenti su tutti i mezzi. Per parte nostra stiamo approntando una ulteriore azione concreta per ridurre il rischio di falsificazione delle generalità: presto spiegheremo come. Infine vorrei dire che se si può comprendere lo sfogo su Facebook del ragazzo ingiustamente multato, sono invece inaccettabili le offese a Seta e al personale addetto al controllo che svolge un compito difficile e socialmente importante. Sarà nostra cura valutare il ricorso alle vie legali per tutelare il buon nome dell’azienda».
Stefano Luppi
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