Gazzetta di Modena

Modena

Sciopero all’università 

Cinquanta docenti incrociano le braccia

«Salvaguardare la dignità dell’insegnamento universitario». È stata questa frase, nel manifesto-appello firmato da centinaia di docenti in tutta Italia, la molla che ha spinto decine di insegnanti...

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«Salvaguardare la dignità dell’insegnamento universitario». È stata questa frase, nel manifesto-appello firmato da centinaia di docenti in tutta Italia, la molla che ha spinto decine di insegnanti nelle facoltà modenesi ad incrociare le braccia.

Sono una cinquantina al momento i docenti del nostro ateneo che partecipano alla protesta e nella scacchiera delle prove tra la fine d’agosto e i primi giorni di settembre cominciano ad arrivare le comunicazioni in bacheca. Gli studenti sono in fibrillazione ed è cominciato il tam tam sui telefonini e le chat per capire chi deve restare fermo un giro se il docente di riferimento partecipa alla protesta.

La motivazione ufficiale è semplice: i docenti universitari sono stufi di essere gli unici dipendenti pubblici per cui non entrano in vigore gli scatti d’anzianità, al momento congelati. Mentre in tutto l’apparato pubblico i compensi sono rimasti fermi dal 2011 al 2015, proprio per gli insegnanti di più alto livello le retribuzioni sono bloccate sia per i compensi mensili che per l’anzianità di carriera che per la pensione. Nel frattempo un bienniodi lettere, appelli e confronti con il ministero non sono serviti a niente. E nulla è cambiato con l’ultima titolare del dicastero, Valeria Fedeli. Una protesta poco più che simbolica, visto che gli stessi promotori hanno detto che si limiterà a un solo appello e a una sola sessione d’esami, la prima dopo le vacanze estive. Ma se un ritardo di due settimane può essere solo un problema organizzativo e di sovraccarico di lavoro nella pianificazione degli esami, per chi è vicinissimo alla tesi può significare anche un allungamento per chi deve laurearsi entro dicembre.

«È la prima volta che faccio uno sciopero da quando sono entrato all’università nel 1984 - spiega il professor Antonello La Vergata. docente di Storia della Filosofia - Mi manca poco alla pensione è non è solo una rivendicazione economica quella che muove me a altre migliaia di colleghi in tutta Italia. Il fatto è che i docenti univeristari, ma soprattutto tutto il sistema - università, ad essere sottoposto a riforme continue che affogano in un mare di burocrazia e di adempimenti la volontà di ricerca e di insegnamento. Ovvio che di fronte alla penalizzazione, rispetto all’intero comparto della pubblica amministrazione, di una categoria che fa il proprio dovere, scatti la reazione. Motivata e giustificabile. Quanto ai disagi li capiamo perfettamente, anche se saranno minimi. Tutti quelli che non verranno interrogati potranno tornare tra una o due settimane, all’appello successivo».

«Quello che nessuno riesce a capire nonostante il confronto con il ministero - aggiunge la professoressa Maria Donata Panforti - è la ragione per la quale i docenti universitari, e solo questi, sono esclusi dal calcolo degli scatti che sono stati scongelati dal 2016. I casi sono solo due, a nostro avviso. Noi come docenti perché siamo stati penalizzati? O qualcuno ci dice che lavoriamo male, e quindi ci punisce in questa maniera anche se le valutazioni espresse dagli studenti sono positive, oppure ci devono spiegare perché con numeri così piccoli come i nostri, nella pubblica amministrazione non ci sono i fondi per dare anche a noi quello che viene riconosciuto a milioni di dipendenti pubblici».

Saverio Cioce



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