Gazzetta di Modena

Modena

«I profughi fanno paura ma se fossero famiglie...»

di Daniele Montanari
«I profughi fanno paura ma se fossero famiglie...»

Prignano. In due settimane raccolte 682 firme: «Non è una sfiducia al sindaco» Canali: «Mi sento in debito con gli altri paesi e non si può prescindere dalle coop»

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PRIGNANO . «Non diciamo di no in maniera assoluta all’arrivo di profughi, ma non vogliamo imposizioni sul territorio: in una democrazia si dialoga e si ascoltano le esigenze di una comunità». Si sono presentate in municipio senza cercare lo scontro, ieri mattina, le promotrici della nuova raccolta firme contro l’arrivo dei profughi in uno dei pochissimi paesi ancora a zero, rispetto a una quota di 12. C’era già stata quella di Morano a inizio luglio, con una sorta di sollevazione popolare contro l’invio di richiedenti asilo in un borgo di sole 150 anime. Questa invece è partita dal capoluogo, raggiungendo 682 sottoscrizioni per tre richieste: in prima battuta no ai migranti; in seconda che se arrivo deve essere, almeno sia di nuclei famigliari integrabili; in terza che sia il Comune a farsi carico della gestione senza le cooperative.

Verso le 10, una delegazione guidata da Paola Giacobazzi, Maria Franca Ternelli, Rossella Canali, Anna Lisa Casini e Sara Mercurio dopo aver protocollato le firme le ha consegnate al sindaco Valter Canali.

«Un’iniziativa dal basso - hanno detto le organizzatrici - nata spontaneamente tra il vicinato senza nessuna connotazione politica».

Non è partita dunque dal consigliere di opposizione Ennio Bonilauri, né da altre figure: nel gruppo ci sono persone di sensibilità di centrodestra quanto di centrosinistra. «Abbiamo raccolto le firme in due settimane - hanno sottolineato - arrivando a sfiorare le 700 di fronte ai 2100 votanti che ci sono a Prignano: è un 30%, percentuale non trascurabile. E ci siamo fermate noi perché ci sembrava già sufficiente. Non sono firme contro il sindaco: lo ringraziamo anzi per averci ricevuto e gli diamo uno strumento per far capire alla Prefettura quali sono le preoccupazioni del territorio e le richieste. Non siamo razzisti, ma ci teniamo alla sicurezza e pensiamo non ci sia posto per migranti economici in un contesto dove già i nostri giovani faticano a trovare lavoro».

«A me non piace che Prignano sia ancora a quota zero, non è giusto neanche nei confronti degli altri sindaci - ha rimarcato Valter Canali - ma di locali a disposizione a tutt’oggi non ce ne sono. La preoccupazione della gente va ascoltata: 700 firme sono significative, ma bisogna fare chiarezza intanto e non confondere i migranti con i clandestini. Il Comune non ha il personale per una gestione diretta dei profughi, però può farsi carico di controlli e vigilare sull’operato dei gestori dell’accoglienza. Dobbiamo fare la nostra parte, ma dirò al prefetto che il progetto di accoglienza deve essere sostenibile per Prignano e in sicurezza». La sensazione è che l’arrivo di nuclei famigliari sia l’unica via d’uscita per evitare altre tensioni.

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