Modena, Nicoletta ricorda il marito «Luciano Pavarotti, dieci anni dopo ancora amato dal mondo»
Non solo Verona e Modena: il tenore celebrato con eventi in ogni continente «Record di visitatori al Museo: arrivano col passaparola, escono emozionati»
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MODENA. Modena, Verona, ma anche Djakarta, l’Oman, la Cina, Matera, la Tunisia. Il nome di Luciano Pavarotti continua a girare in lungo e in largo per il mondo attraverso una serie di concerti organizzati per ricordarlo e celebrarlo, come se non se ne fosse mai andato. «Resto sempre incredula nello scoprire quanto Luciano fosse non solo amato per la sua voce, il suo modo di trasmettere l’opera al mondo, ma per la sua persona. Per la sua capacità contagiosa di far apprezzare le cose belle della vita, lo scoprire sempre il lato bello delle persone, di tutte, indipendentemente da chi fossero e da dove venissero».
Parte da qui Nicoletta Mantovani, vedova del tenore, nel cercare di esternare quelli che sono i suoi sentimenti, le sue sensazioni alla vigilia della settimana che ricorda i 10 anni dalla scomparsa del tenorissimo, avvenuta il 6 settembre 2007, a S. Maria di Mugnano nella casa rossa voluta da lui e dove ogni cosa parla di lui.
Nella quiete di questo spicchio di campagna a S. Maria, alle porte di Modena, Nicoletta seduta a un tavolo del giardino osserva due coppie di turisti stranieri che, cuffie per l’audioguida in testa, si apprestano ad entrare nella Casa Museo per la visita alla scoperta del mondo di Luciano Pavarotti.
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«Quest’anno per il museo è stato un anno da record: 50 mila visitatori, un flusso continuo, mese dopo mese, con persone che arrivano da ogni parte del mondo. Italiani ovviamente, tanti tedeschi, ultimamente molti cinesi, ma anche, a sorpresa, tanti brasiliani; ma potrei continuare nel citare decine di nazioni. Tutti entrano visitano la casa e all’uscita li vediamo emozionati...».
Soddisfatti quindi di come va questo museo?
«Molto, soprattutto perché non abbiamo grandi possibilità di investimenti promozionali. Nonostante questo, abbiamo visto che via social usufruiamo di una promozione dei visitatori, il “passaparola”, che invitano a venire a Modena e a non andarsene senza aver visitato il museo. La parola chiave che ricorre nei commenti è “emozione”. Scrivono: “sembra quasi che Pavarotti possa rientrare a casa da un momento all’altro...” Fa piacere. Del resto, in questa casa, è racchiuso lo spirito di Luciano: ogni colore, piastrella, finestra, furono scelte direttamente da lui. Curò ogni dettaglio di questo edificio e di ciò che lo circonda. E queste cose evidentemente arrivano al suo pubblico».
Resta sempre in sospeso il progetto di ampliamento con la parte interattiva...
«Già, quello è un progetto che per il momento è nel cassetto. Come noto, cerchiamo investitori, ne abbiamo parlato anche di recente durante un viaggio in Cina, dove mi sono resa conto di quanto Luciano sia tuttora amatissimo. Ad ogni livello. Vedremo. Intanto puntiamo su questo museo capace di attrarre tanti visitatori».
Ma Nicoletta Mantovani come vive questi giorni del decennale.
« In questo periodo, in cui stiamo costruendo l’evento di mercoledì all’Arena, ho rivisto e selezionato decine di foto, ore di filmati, ho visto e risentito la voce di Luciano. In un certo senso è come averlo ancora qui. Tanti i ricordi. Lui non amava fare proclami, mettersi sul pulpito... Era una persona pratica, parlava con i fatti. Con tre parole dette al momento giusto spesso inquadrava ogni questione. Aveva uno sguardo positivo verso la vita, che oggi al mondo manca tanto. Il sapere sempre accogliere e guardare l'altro; aveva la caratteristica di tirare sempre fuori il meglio di te, dal famigliare a chiunque incontrasse. Con la sua presenza ti metteva sempre a tuo agio e ti contagiava con la sua positività verso il mondo».
Nel riscoprire filmati e audio cosa in particolare l’ha colpita?
«Sono incappata in alcune interviste che in sè racchiudevano lo spirito di Luciano, uno spirito quanto mai vivo, che spronava sempre a guardare avanti, a non accontentarsi. A non “chiudersi” su quello che si è ottenuto. Uno modo di affrontare la vita che rappresenta, anche per me, un invito ad andare avanti con fiducia ed entusiasmo. Senza rimpianti. Ne ho fatto una sorta di bussola in questi anni. Poi, un altro aspetto che è riemerso con forza, è quello che fu il leit motiv della sua vita: la musica da portare a tutti, divulgare l'opera lirica; partendo da chi non si avvicina, perché non la conosce e per questo si approccia ad essa con sufficienza. Abbiamo trovato i video del debutto televisivo. Fu in quella occasione che ebbe l’intuizione che televisione e media sarebbero stati il mezzo ideale per far arrivare a tutti l’opera, fino a quel momento rinchiusa nei teatri. Da lì il matrimonio bellissimo con la tv che ha caratterizzato la sua carriera».
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E poi?
«E poi c’è soprattutto questo suo essere al di là di ogni barriera, di ogni confine. Siano confini geografici, culturali, musicali. Bono lo ha definito in una simpatica analogia “il più punk di tutti” proprio per questo essere al di sopra di schemi mentali e convenzioni. E potrei continuare con Luciano che non si è mai adagiato sui traguardi raggiunti. Fino all’ultimo ha voluto mettersi in gioco, cercare nuove sfide. Come quando debuttò nell’Andrea Chenier a 61 anni; amava ripetere spesso dopo un’opera: “Oggi è andata bene, domani dovrà andare meglio...” Questo era Luciano».
A Verona il mondo di Pavarotti rivivrà in ogni aspetto dalla lirica, al pop, all’uomo ?
«Abbiamo scelto di raccontare una storia, la sua storia e non il semplice galà. Ci saranno momenti in cui racconteremo Luciano con persone significative per la sua carriera e altri che racconteranno il suo mondo, anche fuori dal palco, la sua passione per la musica, per i giovani ai quali insegnò gratuitamente fino all’ultimo; cercando anche di trasmettere quei segreti da cantante che non tutti hanno piacere di svelare. E poi, in questo momento difficile per il mondo, cercheremo di ricordare la sua visione per la pace, la musica come veicolo di solidarietà e per unire qualsiasi tipo di differenza religioso o etnica superare muri».
Di paralleli tra gli eventi di Modena e Verona Nicoletta preferisce non parlare. «Abbiamo già spiegato tutto in merito a suo tempo - si limita a dire - Il sindaco Muzzarelli sarà a Verona. Questi sono i giorni di Luciano, pensiamo a lui».
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Verona sarà solo una tappa...
«Già. Dopo l’Arena, il 12 ottobre giorno del compleanno di Luciano, saremo a Matera, che sarà capitale europea della Cultura, dove porteremo lo spettacolo “Vincerò”, già proposto a Modena, insieme a Lino Guanciale. Poi andremo a Djakarta il 25 novembre con un altro concerto con i giovani cantanti della Fondazione. Il 14 dicembre saremo in Oman con le star della lirica tra cui la Cedolins. Qualche settimana in Tunisia, con i ragazzi della Fondazione, abbiamo inaugurato il festival di El Jem, con diretta tv e arena piena e pubblico caloroso.
E negli Stati Uniti, o Londra?
«L’occasione potrebbe arrivare quando sarà pronto il documentario che Ron Howard girerà sulla vita di Luciano».
Howard è stato a Modena?
«Non ancora. Sarà mercoledì a Verona. Qui arriverà non appena si metterà al lavoro a tempo pieno sul documentario. Ora è impegnato con Star Wars. Il documentario di Howard, creato sullo stile di quello che ha realizzato per i Beatles, è un progetto molto bello. Al quale parteciperà tutta la famiglia di Luciano. E questo, lassù, lo farà felice».
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Ha visto il bozzetto della statua ? Che ne pensa?
«È piaciuto a tutta la famiglia. Per gli altri dettagli dovete chiedere al sindaco»
Il suo rapporto con Modena?
«Io per metà sono modenese. I miei genitori sono di origini modenesi, io sono nata e cresciuta a Bologna. Poi con Luciano sono tornata qui. E ora con il Museo vengo spesso. Bologna e Modena sono Emilia, ci sono molte similitudini: cultura e mentalità sono le stesse. Modena è una realtà a misura d’uomo, che dà sicurezza. Ma a me non piacciono le divisioni per campanili, confini... Siamo emiliani, italiani»
Girando per il mondo sente tante voci di tenori. Qualcuna si avvicina a Pavarotti?
«Non sarei obiettiva. Dico solo che oltre a una bella voce ci vuole una grande personalità. Luciano l’aveva, l’augurio è che possa accadere anche ad altri giovani talenti».
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