Pavarotti, una voce molto fa
Non solo Modena ma il mondo ricorderà a giorni i 10 anni dalla scomparsa di Pavarotti, simbolo tra i simboli di una città e icona senza confini della musica: popolare e insieme forma d’arte. Ai...
MODENA. Non solo Modena ma il mondo ricorderà a giorni i 10 anni dalla scomparsa di Pavarotti, simbolo tra i simboli di una città e icona senza confini della musica: popolare e insieme forma d’arte. Ai puristi, agli intenditori competenti non fa specie che il main event delle celebrazioni si svolga all’Arena di Verona sotto gli auspici della tv di stato e non sotto la Ghirlandina. Anzi, la Messa da Requiem in programma in Duomo sembra filologicamente il modo più appropriato di rendere omaggio al campionissimo della lirica, lasciando ad altri la rievocazione del periodo tardo di Luciano in veste di pop star mediatica e galattica.
Se ne discute da mesi e se ne continuerà a discutere. Come del rapporto tra lui e la sua città, di come la città stessa sa tenerne viva la presenza oppure se la lascia scippare rinunciando a identificarsi almeno in parte con una figura ingombrante non solo in senso fisico: a farne anche legittimamente un testimonial della propria grazia particolare. Non basterà una statua, no, se non a far chiacchierare: è stato sufficiente pubblicarne le prime immagini sbozzettate perché si scatenasse il pro e contro, chi con rispetto pur nella diversità delle opinioni, chi arrivando allo sberleffo, chi nella devozione pura.
Nicoletta intanto conta con parziale soddisfazione il crescere continuo delle visite alla casa museo, coltiva progetti e sottolinea come in ogni continente ci saranno nei prossimi mesi appuntamenti memorial nel nome di Big Luciano (pensate quale ritorno indotto e possibile se in ognuno di questi luoghi fosse chiaro, si facesse sapere e conoscere che l’eredità vivibile, gustabile, del mito è a Modena, è Modena...). L’eco non si spegnerà, anche se nessun concerto, festival, rappresentazione, nessuna forma di archeologia culturale può e potrà mai stare al passo con quella voce, baciata da Dio. Che però , semplicemente basterebbe poter ascoltare camminando per le vie e nelle piazze della sua città: senza inseguire la chimera degli eventi, ma lasciandosi condurre dal filo della bellezza. E già Modena sarebbe un po’ diversa, speciale: sarebbe se stessa, la città di Pavarotti. E piacerebbe.
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