il comune premia la famiglia comentale
L’Aragosta, i 25 anni di cucina salernitana in città
Venticinque anni di storia legano il comune di Sassuolo alla famiglia Comentale, proprietaria del ristorante pizzeria l’Aragosta, di via Pia. Un legame forte, che sarà premiato in autunno dal sindaco...
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Venticinque anni di storia legano il comune di Sassuolo alla famiglia Comentale, proprietaria del ristorante pizzeria l’Aragosta, di via Pia. Un legame forte, che sarà premiato in autunno dal sindaco Pistoni con la consegna, al proprietario Gaetano Comentale, di una targa. Un’enorme soddisfazione per l’intera famiglia, arrivata a Sassuolo nel 1986, dopo una lunga gavetta che li ha condotti da Corbara, un piccolo paese della costiera amalfitana, famoso sia per i suoi pomodorini, ad Alessandria, fino ad arrivare al capoluogo ceramico con l’apertura di due ristoranti: Il Galeone (1986) e L'Aragosta (1992). «Tutto è iniziato nel 1981 - racconta Comentale - quando io e mio fratello Michele, siamo partiti da Corbara per raggiungere nostro zio, proprietario di un ristorante, ad Alessandria. Questa passione culinaria ci stata trasmessa da nostro padre, Gerardo. Io e Michele siamo rimasti “contagiati”. Nonostante i pareri contrari, siamo partiti, a 15 anni, per il capoluogo alessandrino e siamo rimasti lì per cinque anni. Un quinquennio non facile, abbiamo iniziato dal basso, lavando cucine e stoviglie, fino ad arrivare alla gestione dell’esercizio».
Poi come siete arrivati a Sassuolo?
«Grazie ad alcune segnalazioni positive, siamo arrivati a Sassuolo, rilevando il Galeone. Tante sono state le difficoltà iniziali, soprattutto l’adattamento, unito al coinvolgimento di tutta la nostra famiglia, entusiasta di aprire un’attività tipica del nostro territorio, in un luogo per tutti noi sconosciuto».
Com’è stato l’impatto con un’altra realtà, fatta di buona cucina e cordialità?
«Rispetto ad Alessandria, l’ambiente si è dimostrato molto più caldo. Abbiamo puntato sui nostri prodotti, preparando piatti tipici della nostra zona come i Salatelli allo scoglio, la pizza ed altri prodotti “Made in Salerno”. Questo ci ha permesso, nel giro di sei anni, di allargare i nostri orizzonti, aprendo qui in via Pia, il secondo ristorante».
Scelta risultata vincente...
«Abbiamo dovuto affrontare anche noi la crisi economica che ha attanagliato il Paese. Fino al 2002 si lavorava, circolava ancora la lira. I poteri d’acquisto e vendita erano maggiori. Data la vicinanza ad alcune ditte ceramiche avevamo stipulato delle convenzioni ma, dal 2008 fino a pochi anni fa, abbiamo sentito anche noi la crisi. Sopravvivere sembrava impossibile. Ma ce l’abbiamo fatta: apertura sette giorni su sette, investimenti sui prodotti per celiaci, acquisto di nuovi forni e la riduzione delle spese».
Obiettivi futuri?
«Continuare a crescere, puntando sulla nostra cucina e sulle innovazioni. I miei figli, Gerardo e Gianluca, hanno deciso di seguire le orme della nostra famiglia. Rimanendo con i piedi per terra, potremo raggiungere altri traguardi. L’importante è mantenere salde le proprie origini ed avere sempre il rispetto per chi ci troviamo di fronte».
Fabrizio Tosi
Poi come siete arrivati a Sassuolo?
«Grazie ad alcune segnalazioni positive, siamo arrivati a Sassuolo, rilevando il Galeone. Tante sono state le difficoltà iniziali, soprattutto l’adattamento, unito al coinvolgimento di tutta la nostra famiglia, entusiasta di aprire un’attività tipica del nostro territorio, in un luogo per tutti noi sconosciuto».
Com’è stato l’impatto con un’altra realtà, fatta di buona cucina e cordialità?
«Rispetto ad Alessandria, l’ambiente si è dimostrato molto più caldo. Abbiamo puntato sui nostri prodotti, preparando piatti tipici della nostra zona come i Salatelli allo scoglio, la pizza ed altri prodotti “Made in Salerno”. Questo ci ha permesso, nel giro di sei anni, di allargare i nostri orizzonti, aprendo qui in via Pia, il secondo ristorante».
Scelta risultata vincente...
«Abbiamo dovuto affrontare anche noi la crisi economica che ha attanagliato il Paese. Fino al 2002 si lavorava, circolava ancora la lira. I poteri d’acquisto e vendita erano maggiori. Data la vicinanza ad alcune ditte ceramiche avevamo stipulato delle convenzioni ma, dal 2008 fino a pochi anni fa, abbiamo sentito anche noi la crisi. Sopravvivere sembrava impossibile. Ma ce l’abbiamo fatta: apertura sette giorni su sette, investimenti sui prodotti per celiaci, acquisto di nuovi forni e la riduzione delle spese».
Obiettivi futuri?
«Continuare a crescere, puntando sulla nostra cucina e sulle innovazioni. I miei figli, Gerardo e Gianluca, hanno deciso di seguire le orme della nostra famiglia. Rimanendo con i piedi per terra, potremo raggiungere altri traguardi. L’importante è mantenere salde le proprie origini ed avere sempre il rispetto per chi ci troviamo di fronte».
Fabrizio Tosi
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