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Modena Il sogno del camice bianco e il test di Medicina che non convince

di Gabriele Farina
Modena Il sogno del camice bianco e il test di Medicina che non convince

In mille per uno dei 156 posti disponibili per il corso a Modena. Sotto accusa la formula: «A che cosa serve sapere la capitale di uno Stato per curare le persone?»

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MODENA «I test, così come sono strutturati, sono sbagliati...». Davanti al Policlinico, preso d’assalto da oltre 950 (a fronte di 1001 iscritti) aspiranti studenti di Medicina, ecco una nuova stoccata al sistema del numero programmato. L’affondano esponenti delle 686 ragazze e 315 ragazzi presenti prima di sedersi tra i banchi del Centro servizi.

Devono sostenere le prove per entrare a Medicina e chirurgia oppure Odontoiatria e protesi dentaria. Cercano di non pensarci, si distraggono con partner, amici o genitori; tuttavia, sanno che molti di loro non ce la faranno. Potranno accedere in 118 ai corsi della prima facoltà (oltre a 6 extracomunitari residenti all’estero e a 9 allievi dell’Accademia) e 18 nella seconda (oltre a 5 extracomunitari residenti all’estero). In pratica, per loro c’è un posto ogni sette. I livelli dell’Uno su mille ce la fa di Gianni Morandi sono ancora lontani; l’aumento del 16,4% delle candidature rispetto allo scorso anno però non li aiuta da un punto di vista statistico.

Cercano di non pensarci, ma cambierebbero volentieri il sistema. «Ci sono domande su aspetti che non ti serviranno neanche: sapere quale sia la capitale di uno Stato ti può essere utile per cultura generale, non per Medicina – garantisce Teresa Talami – . È vero che siamo in mille e bisogna scremare. Sarebbe però meglio far entrare tutti al primo anno e poi avviare una selezione al secondo in base ai crediti raggiunti». Teresa è di Scandiano e fa parte dei 276 candidati giunti dalla provincia di Reggio (27,6% del totale), la seconda più rappresentativa dopo Modena. Tra i 492 candidati geminiani (49,2%) si trovano pareri simili. «Fare la scrematura durante i primi anni è meglio – garantisce Caterina Tagliafico, modenese doc – perché persone motivate che non entrano rinunciano all’idea di fare Medicina e magari entra qualcuno meno motivato di loro che poi abbandona».

«Alcune persone entrano e poi mollano dopo uno o due anni perché capiscono che non è la strada giusta – riprende la concittadina Francesca Corghi – mentre altri rimangono fuori e vorrebbero diventare medici». Anche chi viene da fuori la pensa così. «Metterei il primo anno libero – ribadisce Monica Giaccari di Torre San Gennaro (Lecce) – e poi farei una selezione per chi non ha raggiunto una certa quota di esami». Un pensiero condiviso dalla palermitana Carla Federico, la quale però tira dritto: «Il numero chiuso è un ostacolo per noi studenti e come tutti gli ostacoli della vita lo dobbiamo superare». Entrambe hanno scelto Modena per la possibilità di avere un supporto logistico da parenti. Parenti che in certi casi accompagnano i figli alla prova. «Ho fatto un viaggio della speranza per lo studio», spiega il papà cosentino Natale Cozza: «la selezione va fatta fare durante gli studi».

Qualcuno, invece, sostiene il test. «Serve avere un minimo di scrematura – ribatte Simone Barozzi di Cavriago (Reggio) – perché il medico è un lavoro importante ed è giusto entrino i meritevoli. Anche le domande sono abbastanza giuste». Medicina è una parola per loro quasi magica. «Voglio diventare medici – garantisce Michele Battini, scandianese – perché è un lavoro che mi interessa molto. Si studia almeno sei anni, ma sono temi che mi piacciono molto e poi si può fare un lavoro con cui si aiutano gli altri». «Il nostro sogno è diventare medici – conclude Emma Fusilli, modenese – e la Medicina è la scelta numero uno: se il test non va, si riprova l’anno prossimo».
 

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