«Mini assegno di divorzio alla ex»
di Carlo Gregori
Corte d’Appello civile: «Conduceva un matrimonio frugale e l’ex marito non può darle più di 200 euro»
2 MINUTI DI LETTURA
Per stabilire se l’ex coniuge ha diritto a un assegno di divorzio bisogna provare in modo chiaro che la sua condizione economica è decisamente peggiorata rispetto al tenore di vita che godeva durante le nozze. Nel caso della settantenne residente a Modena che si è rivolta alla Corte d’Appello civile di Bologna, scontenta della sentenza del giudice civile di Modena, «risulterebbe sproporzionata l’attribuzione di un assegno divorzile di importo più elevato di quello deciso con la sentenza impugnata, stante da un lato il modesto tenore di vita condotto dai coniugi durante il matrimonio e dall’altro la condizione personale (ultra 75enne con problemi di salute) e le più modeste condizioni economiche dell’ex marito, il tutto alla luce di un matrimonio di brevissima durata». Per questo i giudici della Prima Sezione Civile d’Appello hanno condannato la ex moglie a rifondere all’ex coniuge tremila euro dopo aver rigettato l’appello.
La causa è importante perché riguarda due persone che lamentano di avere peggioratole condizioni di vita rispetto ai tempi del loro matrimonio, già frugale, durato solo 5 anni (si sono sposati nel 1997): sono una 70enne rumena e un 75enne modenese. I due si sono separati nel 2002. Il Tribunale di Modena fissò per il marito un assegno di mantenimento di 310 euro. Ma solo nel 2015 la donna ha chiesto lo scioglimento del matrimonio aggiungendo di volere la casa dove abitavano e un assegno aumentato a 450 euro «tenuto conto della difficile situazione economica in cui versava e dell’impossibilità di procurarsi i mezzi necessari a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio». Ma il tribunale ha stabilito che aveva in realtà diritto solo a 200 euro al mese, quindi 110 euro in meno di prima. Lamentandosi del primo giudice, in secondo grado la donna sostiene di vivere con una piccola pensione rumena e una pensione di 390 euro dall’Italia. Con l’assegno divorzile di 200 euro arriva a malapena a 700 euro al mese e non riesce a pagare neppure un affitto. I giudici controllando (come prevede la legge) se ci sono i requisiti per concedere l’assegno divorzile per mancanza di adeguati mezzi di sostentamento, notano però che l’ex marito non se la passa meglio: vive della sola pensione di 1200 euro al mese con la quale deve pagare anche le spese mediche fisse, sta male, non può lavorare. I due poi, come spiegato dall’ex coniuge, vivevano modestamente finché lei non se ne è andata di casa accusandolo di volerla avvelenare (accusa che, come chiarito, era infondata). Per questo i giudici ritengono che, essendo stata modesta la loro vita comune, tale deve essere l’assegno divorzile: 200 euro al mese le devono bastare.
La causa è importante perché riguarda due persone che lamentano di avere peggioratole condizioni di vita rispetto ai tempi del loro matrimonio, già frugale, durato solo 5 anni (si sono sposati nel 1997): sono una 70enne rumena e un 75enne modenese. I due si sono separati nel 2002. Il Tribunale di Modena fissò per il marito un assegno di mantenimento di 310 euro. Ma solo nel 2015 la donna ha chiesto lo scioglimento del matrimonio aggiungendo di volere la casa dove abitavano e un assegno aumentato a 450 euro «tenuto conto della difficile situazione economica in cui versava e dell’impossibilità di procurarsi i mezzi necessari a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio». Ma il tribunale ha stabilito che aveva in realtà diritto solo a 200 euro al mese, quindi 110 euro in meno di prima. Lamentandosi del primo giudice, in secondo grado la donna sostiene di vivere con una piccola pensione rumena e una pensione di 390 euro dall’Italia. Con l’assegno divorzile di 200 euro arriva a malapena a 700 euro al mese e non riesce a pagare neppure un affitto. I giudici controllando (come prevede la legge) se ci sono i requisiti per concedere l’assegno divorzile per mancanza di adeguati mezzi di sostentamento, notano però che l’ex marito non se la passa meglio: vive della sola pensione di 1200 euro al mese con la quale deve pagare anche le spese mediche fisse, sta male, non può lavorare. I due poi, come spiegato dall’ex coniuge, vivevano modestamente finché lei non se ne è andata di casa accusandolo di volerla avvelenare (accusa che, come chiarito, era infondata). Per questo i giudici ritengono che, essendo stata modesta la loro vita comune, tale deve essere l’assegno divorzile: 200 euro al mese le devono bastare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
