«Safi? Me l’ero trovata in sede»
Processo Aemilia. Silvestri (ex presidente Bianchini) risponde sulla discussa società di consulenza
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SAN FELICE. Dopo la brevissima pausa estiva è ripreso il processo Aemilia in corso a Reggio e il primo focus delle difese è ruotato per quasi tutta la giornata intorno alla Bianchini Costruzioni. Davanti ai giudici, chiamati dagli avvocati Giulio Garuti e Simone Bonfante, hanno sfilato una decina di testimoni, operai che avevano lavorato nell’azienda sanfeliciana, lattonieri che avevano preso subappalti, impiegati amministrativi e geometri di cantiere oltre ad un medico del lavoro. Tutti hanno raccontato, per quanto era di propria competenza, i meccanismi lavorativi all’interno della Bianchini: le annotazioni degli orari di lavoro, le buste paga, gli anticipi, la frenesia del sisma. Un attento esame è stato riservato a Giuseppe Silvestri, manager 69enne, presidente della Bianchini Costruzioni dall’agosto 2013 sino al concordato liquidatorio del 2014. Ha spiegato d’aver cercato di far ripartire l’azienda e di farla rientrare nella white list da cui era stata estromessa secondo quanto deciso dalla prefettura di Modena per i legami con alcuni operai in odore di ’ndrangheta e Michele Bolognino. Per cercare di cogliere questi obiettivi, poi non centrati, erano arrivate le dimissioni di Augusto ed Alessandro Bianchini dai loro ruoli-chiave, formando un nuovo cda presieduto dallo stesso Silvestri, da Alessandra Bianchini (vicepresidente esecutivo) e Bruna Braga (consigliera). Silvestri ha detto d’aver conosciuto Giulio Gerrini, geometra del Comune di Finale che nel giro di qualche giorno tornerà in Aula per la lettura della sentenza del processo d’Appello, nel periodo post-terremoto («Nel ruolo che ricoprivo nel nucleo di valutazione in Comune a Finale», ha spiegato Silvestri) ma di non sapere che vi fossero dei rapporti fra Gerrini e Bianchini. Rapporti su cui si sono concentrati in passato i magistrati dell’Antimafia sia per i presunti favoritismi nella ricostruzione post sisma e sia per un non ancora appurato impiego di Gerrini part time nell’azienda sanfeliciana. Molte domande dei pm a Silvestri hanno invece riguardato i rapporti tra la Bianchini Costruzioni e la società Safi, società di consulenze molto chiacchierata, che aveva libero accesso in Prefettura e che si era arrogata il merito di aver riportato un’altra grossa impresa di San Prospero nella white list. I Bianchini avevano pagato alla Safi un obolo per attivarsi e ottenere il nullaosta antimafia e gli operatori della società di consulenze - che sosteneva di avere contatti anche con i Servizi segreti - avevano operato nella sede di San Felice. Lo ha ammesso Silvestri quando ha raccontato di esserseli trovati in azienda nel momento del suo incarico.
L’altro grande tema di giornata - con oltre 30 testimoni citati e presenti in Aula senza poi essere ascoltati - è stato ovviamente il legame tra Bianchini e Bolognino per il tramite di Lauro Alleluja: «Quegli operai sembravano suoi uomini - ha detto un teste riferendosi agli artigiani assunti nel post sisma - è solo un’impressione ma Bolognino veniva in azienda, me lo ricordo».
L’altro grande tema di giornata - con oltre 30 testimoni citati e presenti in Aula senza poi essere ascoltati - è stato ovviamente il legame tra Bianchini e Bolognino per il tramite di Lauro Alleluja: «Quegli operai sembravano suoi uomini - ha detto un teste riferendosi agli artigiani assunti nel post sisma - è solo un’impressione ma Bolognino veniva in azienda, me lo ricordo».
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