Carpi, un’estate in Tanzania per aiutare i bimbi africani
Riccardo Arletti, 23 anni, è volato in un villaggio vicino ad Arusha con la ong Oikos «Abbiamo insegnato a 50 classi come sopravvivere in condizioni di forte siccità»
CARPI. Ha trascorso le vacanze in modo diverso dal solito, in un villaggio della Tanzania, a insegnare ai bambini di una cinquantina di classi Masai come proteggere il territorio dalla siccità e, contemporaneamente, contribuire allo sviluppo sostenibile.
Riccardo Arletti ha 23 anni, studia alla facoltà di Scienze Politiche di Bologna e ha deciso di intraprendere questo viaggio durante l’estate, sposando il progetto di una ong milanese.
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«Ho fatto parte di un’iniziativa della ong Oikos - racconta Riccardo, ritornato al viaggio un paio di giorni fa - Ho trovato questa ong tramite un’altra agenzia di volontariato internazionale, la Year Out, che si occupa in base ai vari requisiti di selezionare i volontari da mandare su diversi progetti. Sono stato in un villaggio uhiro a 80 chilometri da Arusha, città principale della Tanzania. Durante il progetto ci siamo occupati degli effetti dei cambiamenti climatici e di sviluppo ecosostenibile delle popolazioni locali all’interno di una comunità Masai. La mia giornata tipo era; sveglia intorno alle 5 del mattino per sfruttare i ritmi di sole e natura, dal momento che dovevamo svolgere le varie attività con la luce del sole. Tenevamo lezioni nelle scuole per spiegare i comportamenti o le attività chepossono migliorare le condizioni ambientali di quei luoghi, tenuto conto della siccità desertica dovuta ai cambiamenti climatici fino alle buone abitudini come quella di non bruciare la plastica, a garanzia della salute. Svolgevamo lezioni ad alunni delle scuole elementari e medie. Questa era l’attività principale, sponsorizata dall’Unione Europea. Poi ci occupavamo di un altro progetto di monitoraggio ambientale, che consisteva, ad esempio, nel cercare certe specie di piante pericolose o invasive per l’ambiente e avevano grosse ripercussioni sull’ambiente. La nostra parte era quella di identificarle e mapparle».
Il gruppo con cui è partito Riccardo è composto da una decina di ragazzi e ragazze, tra i 20 e i 30 anni, rimasti in periodi diversi in Africa a seconda della disponibilità.
«Avevamo un campo tendato dentro a un villaggio, vicino ai Masai - prosegue Riccardo - il progetto è sbarcato lì da 10 anni. Parte della popolazione locale ci ha assistiti nello svolgimento di mansioni basilari, come quelle relative alla cucina». Per Riccardo, che sta valutando varie opzioni sul “cosa fare da grande”, questo viaggio rappresenta sicuramente un trampolino di lancio. «Durante l’estate, in Tanzania, ho potuto dare libero sfogo a diversi miei interessi - aggiunge il 23enne - Per il futuro, tra le professioni che mi piacerebbe svolgere, c’è il lavoro nell’unità di crisi della Farnesina».
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