Gazzetta di Modena

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Una magica atmosfera per ricordare Luciano Pavarotti a Modena

di Stefano Luppi
Una magica atmosfera per ricordare Luciano Pavarotti a Modena

L’ex-moglie Adua e la figlia Giuliana: «Siamo felici, quanto affetto per Luciano»

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MODENA I modenesi non si sono dimenticati di Luciano Pavarotti, del quale oggi corrono i dieci anni dalla morte, avvenuta il 6 settembre 2007. Ne sono prova le lunghe file di ieri sera davanti al Duomo dove si è cantata e suonata la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, una delle opere che l’indimenticabile tenore amava di più. L’atmosfera dentro al duomo romanico si è subito scaldata non appena le luci si sono spente, visto che la Messa verdiana per soli, coro e orchestra ha una partenza davvero emozionante con un delicato dialogo tra i violini che si esibiscono in un sottofondo con il coro, capace ieri di un colore particolarmente delicato.

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Le note volavano presto alte lungo le colonne romaniche e per un attimo, quando si sono esibiti i coristi, è corso un brivido lungo le schiene delle centinaia di presenti. Tra loro anche la famiglia Pavarotti quasi al completo, con la prima fila occupata dalla prima moglie Adua Veroni, dalle figlie Giuliana e Cristina e da alcuni nipoti di Pavarotti.

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Ma del resto tutto il Duomo era disseminato di personalità cittadine, dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli al presidente della Fondazione Cassa di risparmio Paolo Cavicchioli fino al celebre pianista Leone Magiera che di Pavarotti è stato maestro, amico e quasi scopritore fin da quando erano quattordicenni. Ma tutto il pubblico - mentre fuori i 900 posti davanti al megaschermo faticavano un po’ a essere occupati per intero - dentro la cattedrale, per una volta casa della musica, era ammaliato.

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Rapito dalle voci che si alzavano alte, imperiose, a fianco dei musicisti diretti dal maestro Stefano Ranzani. Tutte da promuovere le performance dei cantanti, in alcuni passaggi davvero eccellenti. In particolare il soprano greco di fama internazionale Myrtò Papatanasiu e il mezzosoprano bolognese Silvia Beltrami. Ottimi interventi canori anche quelli di Lorenzo Decaro, tenore e del basso Alex Esposito.

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La Messa di Requiem, ascoltandola, la riconosce anche chi non è esperto d’opera: quanto famose sono certe parti che riecheggiarono per la prima volta il 22 maggio 1874, a Milano, nella chiesa di San Marco, per l’anniversario della morte di un altro grande italiano come Alessandro Manzoni. Rapimento e stupore sono dunque le parole che ieri sono state al centro della scena: tutto, ancora una volta, in nome di uno dei principali cantanti lirici della storia. Un modenese - di cui in duomo si celebrarono i funerali - del quale qualcuno disse che aveva la voce baciata da Dio e del quale Magiera stesso ieri ricordava come «Non basta una voce straordinaria, perché Pavarotti era grande anche nel dare una sua interpretazione al personaggio rappresentato che ti entrava dentro. Sono davvero felice che tanti modenesi non si dimentichino del nostro grande Luciano». Ma soprattutto erano soddisfatti i familiari del Tenorissimo.

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Adua Pavarotti, entrando in Duomo, con la figlia Giuliana spiegavano: «Siamo davvero emozionate e felici nel vedere come tanti modenesi, facendo la fila per entrare in cattedrale, siano felici e ricordino Luciano. Questi dieci anni dalla sua morte sono davvero volati, era veramente un grande come Caruso. Merito va dato, per le celebrazioni organizzate a Modena, al Comune e alla Fondazione senza la quale non sarebbero possibili certi appuntamenti». Felicissimo anche il sindaco che spiegava come i «Modenesi vedano in Luciano un punto di riferimento per la sua voce ampia ed emozionante, ora andrò a Verona a rappresentare la città e questo suo illustre grande cittadino che tanto la amava».

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Al termine, otto minuti di applausi ininterrotti con standing ovation. I complimenti a cantanti e musicisti si sono fusi con il pensiero dei modenesi per un grande modenese.
 

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