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«Giustizia per mio padre e libertà per il Venezuela»

di Valeria Cammarota
«Giustizia per mio padre e libertà per il Venezuela»

Vanessa, 34 anni, è la figlia di Antonio Ledezma, sindaco della capitale Caracas «È stato imprigionato dal regime due anni e mezzo fa. I governanti? Assassini»

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Vanessa Ledezma è una giovane donna di 34 anni. Abita a Carpi, con il marito e le sue bambine, e conduce una vita solo all’apparenza normale. Sul suo quotidiano incombe un pensiero: Vanessa è la figlia di Antonio Ledezma, sindaco metropolitano di Caracas (Venezuela), uno dei leader dell’opposizione che, ai domiciliari dopo un primo arresto avvenuto nel 2015 con l’accusa di cospirazione golpista e istigazione alla protesta, nei primi giorni di agosto è stato nuovamente prelevato dal regime di Nicolas Moduro, presidente del Venezuela. Oggi, Antonio Ledezma - uno dei 600 prigionieri politici del Paese - è tornato ai domiciliari dopo un’ultima prigionia, durata quattro giorni, che ha suscitato l’indignazione internazionale (anche in Italia, date le sue origini irpine), ma si ignorano le reali motivazioni della persecuzione perpetrata ai suoi danni. La figlia Vanessa si è rifugiata in Italia sette anni fa, grazie a un’opportunità lavorativa che ha rappresentato «una luce, una possibilità». Prima da Piacenza, negli ultimi due anni da Carpi, Vanessa ha continuato a battersi per la verità e, anche oggi, chiede che l’Italia continui a impegnarsi perché il Venezuela venga liberato dalla dittatura.

«Mio padre è stato ingiustamente imprigionato dal regime due anni e mezzo fa - racconta -. Ancora oggi non sa perché si trovi in questa situazione. Il 19 febbraio del 2015, uomini armati della polizia politica arrivarono nel suo ufficio e lo portarono via con la forza, a volto coperto: lo trascinarono in un carcere militare. La prima udienza, prevista entro 30 giorni dall’arresto, si svolse un anno dopo. Senza nessuna prova a sostegno delle accuse, lo si voleva condannare a 26 anni di carcere: lo accusarono di essere un traditore della patria per un accordo pubblico con cui, giorni prima, insieme ad altri leader dell’opposizione aveva chiesto un cambio di governo. Dopo quattro mesi di carcere militare, gli concessero i domiciliari per problemi di salute, ma un mese fa, a mezzanotte, qualcuno ha suonato il campanello. Ha aperto, pensando a un controllo, e invece lo hanno trascinato con la forza e portato via per quattro giorni durante i quali non abbiamo saputo nulla di lui. Poche ore prima, aveva realizzato un videomessaggio in cui chiedeva al popolo di continuare a lottare e all’opposizione di mantenersi unita a fronte del drammatico momento che sta vivendo il Venezuela a causa di un Governo che sta instaurando la costituente in maniera fraudolenta e illegale. Un tentativo per farlo tacere». Il Venezuela - dove vive una comunità di italiani seconda per numero solo all’Argentina - è vittima di una crisi che calpesta i diritti umani.

«Lottiamo contro la dittatura da anni - continua -. Fino ad ora ci sono stati oltre 130 morti: tutti giovani che non hanno mai conosciuto cosa significhi vivere in democrazia e che hanno perso la vita per ottenerla. In Venezuela chi si esprime contro il governo viene ucciso o incarcerato. Come mio padre».

Vanessa manca dalla sua terra da oltre due anni. «Tornerò quando diventerà un paese libero e democratico. I governanti sono assassini che uccidono il popolo».

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