Regione, M5S sui dipendenti: «In 25 strapagati senza laurea»
Venticinque nell’attuale legislatura, ben 56 dal 2010 al 2014: sono questi i dipendenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna che, pur non essendo in possesso di una laurea, sono stati inquadrati e...
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Venticinque nell’attuale legislatura, ben 56 dal 2010 al 2014: sono questi i dipendenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna che, pur non essendo in possesso di una laurea, sono stati inquadrati e retribuiti secondo la categoria D per la quale la legge stabilisce come requisito fondamentale proprio il possesso del titolo universitario. Il Movimento 5 Stelle accende i riflettori su quanto è successo negli ultimi anni all’interno delle strutture della Giunta di Viale Aldo Moro. Ieri mattina la consigliera regionale Silvia Piccinini ha presentato un esposto alla Procura della Corte dei conti di Bologna per segnalare i casi più eclatanti e chiedere che si faccia luce sul possibile danno erariale perpetrato da chi ha guidato la Regione dal 2010 in poi che, ignorando quanto previsto dalla legge, ha inquadrato e pagato con sostanziosi stipendi chi non era in possesso del necessario titolo di studio. L’esposto fa seguito a quello presentato qualche mese fa, sempre dalla stessa consigliera Piccinini, all’indomani della richiesta di risarcimento della Corte dei conti per quasi 500mila euro ai vertici dell’Assemblea Legislativa sull’incarico affidato ad Alberto Allegretti, ex capo di gabinetto prima del presidente Matteo Richetti, e poi di Palma Costi, tra 2010 e il 2014. « Oggi al suo nome aggiungiamo quelli di altri 24 dipendenti di questa legislatura, tra personale assunto a tempo determinato e di ruolo, che stanno lavorando o hanno lavorato nelle strutture della Giunta con un inquadramento e trattamento economico a nostro avviso illegittimo. Anche se la Giunta lo scorso anno è corsa ai ripari approvando una legge che di fatto cercava di sanare queste posizioni, molti di questi incarichi erano partiti già ad inizio 2015, ovvero pochi giorni dopo l’insediamento del presidente Bonaccini». Nell’elenco consegnato alla Corte dei conti ci sono anche casi particolari come quello della moglie dell’assessore alla Cultura Massimo Mezzetti che, «pur non essendo in possesso di laurea, oltre ad essere inquadrata nella categoria D ricopre anche un ruolo di responsabilità (la cosiddetta Posizione Organizzativa) all’interno della segreteria del presidente della Giunta con uno stipendio annuo di oltre 43mila euro». Solo nell’ultima legislatura i 25 dipendenti regionali senza laurea sono costati alle casse pubbliche quasi 1 milione di euro all’anno.
Immediata la replica della Regione: Non c’è nulla di irregolare o di illecito nella attribuzione dei profili e delle retribuzioni assegnate ai dipendenti regionali al centro dell’annunciato esposto alla Corte dei conti del M5s. Le norme in vigore prevedono che il diploma di laurea non sia necessario nelle strutture in cui non viene svolta attività di tipo gestionale/operativa, ma attività di ausilio e collaborazione. Per quanto riguarda i compensi, va precisato che i collaboratori di categoria D non sono dirigenti e, di conseguenza, non percepiscono uno stipendio paragonabile a quello dirigenziale».
Immediata la replica della Regione: Non c’è nulla di irregolare o di illecito nella attribuzione dei profili e delle retribuzioni assegnate ai dipendenti regionali al centro dell’annunciato esposto alla Corte dei conti del M5s. Le norme in vigore prevedono che il diploma di laurea non sia necessario nelle strutture in cui non viene svolta attività di tipo gestionale/operativa, ma attività di ausilio e collaborazione. Per quanto riguarda i compensi, va precisato che i collaboratori di categoria D non sono dirigenti e, di conseguenza, non percepiscono uno stipendio paragonabile a quello dirigenziale».
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