Carpi, Aimag, si decide il futuro. Alle urne 62mila cittadini
L’ex presidente Michelini: «La multiutility può affrontare le gare anche da sola» I sostenitori del No e gli astensionisti: «Consultazione inutile e quesito mal posto»
CARPI. Dodici ore per esprimersi sul futuro di Aimag: oggi, dalle 8 alle 20, i cittadini potranno votare al referendum sulla multiutility promosso dal comitato per il Sì. Consultazione che si pone l’obiettivo di evitare che Aimag venga incorporata in Hera, una delle ipotesi sul piatto insieme a un accordo con la mantovana Tea.
Sono quasi 62mila, precisamente 61.872, gli elettori residenti a Carpi che potranno recarsi alle urne rispondendo al quesito: Volete voi che il Comune di Carpi non venda le azioni Aimag e che esprima il voto contrario, nell’assemblea dei soci, a operazioni di incorporazione o fusione societaria? Possono votare anche gli stranieri iscritti all’anagrafe da almeno un anno e i sedicenni. Non è necessario possedere la tessera elettorale.
Quattro le opzioni possibili per chi vota a questo referendum. Votare con un Sì o con un No, andare alle urne ma lasciare la scheda bianca o non andare a votare. I promotori del referendum si aspettano una partecipazone massiccia alla consultazione che, comunque vada, “è già un successo”. «Abbiamo impedito che si potessero attuare manovre nelle segrete stanze e portare avanti un piano che era già deciso - specifica Roberto Galantini, portavoce del comitato acqua pubblica per il Sì - Arletti quando ha sottolineato che Aimag dovrebbe allearsi con Hera, ha avuto il coraggio di rivelare quello che tutti sanno ma che hanno sempre tenuto nascosto. Poi, l’assessore Tosi sostiene che l’acqua pubblica non c’entri: non si può sentire. C’entra, eccome, l’acqua pubblica. Quando si parla di questo tema si sottolinea che i gestori dell’acqua devono rimanere pubblici». La presa di posizione dell’assessore Simone Tosi, il quale ha dichiarato che non andrà alle urne, ha acceso ulteriormente gli animi. «Il referendum è fuorviante ma - sottolinea Tosi - La prima inesattezza è sostenere che Aimag sia un’azienda completamente pubblica Aimag non può perdere le gare: faremmo perdere 30 milioni di valore all’azienda».
Ulteriore clamore, dopo l’intervento dell’ex presidente di Aimag Arletti, l’ha creato quello di Massimo Michelini, predecessore di Arletti. «Tutta l’impalcatura di Tosi si regge su una preoccupazione e cioè che Aimag non possa crescere, ma anzi deperisca nel caso dovesse perdere le gare. Ma le gare si vincono (o si perdono) per la capacità che si ha di mettere in campo modalità di gestione, risorse tecniche e di investimenti superiori ai concorrenti. In questo Aimag è ben messa: ha costi di gestione inferiori diciamo rispetto ad Hera. Inoltre, Aimag non è indebitata a differenza di Hera» conclude Michelini. Sta suscitando curiosità, poi, un video in cui l’ex consigliere comunale Andrea Losi chiede un parere sul referendum a Pierluigi Bersani e quest’ultimo confessa di non conoscere l’argomento.
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