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Parchi: norme più “snelle” Introdotto il divieto di caccia

Parchi: norme più “snelle” Introdotto il divieto di caccia

PAVULLO. A più di 25 anni dalla legge quadro, la 394 del 1991, è tempo di aggiornare il sistema parchi alle normative europee introducendo elementi di sviluppo e semplificazione: questa la...

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PAVULLO. A più di 25 anni dalla legge quadro, la 394 del 1991, è tempo di aggiornare il sistema parchi alle normative europee introducendo elementi di sviluppo e semplificazione: questa la convinzione emersa mercoledì sera alla Festa dell’Unità di Ponte Alto nel dibattito attorno alla nuova legge in materia che avrà ricadute importanti anche per l'Appennino. Un tema su cui si discute alla ricerca di norme più snelle.

Se n’è parlato con una fitta rappresentanza istituzionale: i senatori Massimo Caleo (relatore del disegno di legge) e Stefano Vaccari (capogruppo in Commissione Ambiente) innanzitutto, poi la consigliera regionale Luciana Serri, Leandro Bonucchi (presidente dell'Unione del Frignano e sindaco di Montecreto), Fausto Giovannelli (presidente del Parco nazionale Alto Appennino) e Antonio Nicoletti (responsabile aree protette Legambiente).

Approvata a giugno alla Camera, con qualche modifica, ora la legge è all'ultimo step: o passa in Senato, o salta tutto.

«Andiamo a scalfire meccanismi di conservazione ormai incrostati in 25 anni - ha sottolineato Caleo - ed è chiaro che incontriamo resistenze, in parte del mondo ambientalista e non solo».

«Ma a questo punto - ha precisato Vaccari - non ci sono più spazi per ulteriori modifiche: o passa, o decade».

Le novità introdotte sono tante. A partire dal sistema della governance dei parchi: in ottica di devoluzione ai poteri locali, viene allargata la possibilità di nomina dei presidenti, che a loro volta nominano i direttori senza più pescare da un albo considerato obsoleto e quindi abolito. Poi viene regolamentato il rapporto tra i parchi e le attività economiche o di servitù sul territorio, prevedendo il pagamento di royalty (di cui il 70% resta ai parchi) ma stoppando la ricerca di idrocarburi. E c'è uno stanziamento centrale di 90 milioni nel triennio 2018-2020.

Viene introdotto in maniera chiara il divieto di caccia, anche dei cinghiali, e si semplifica la burocrazia: aspetto, quest’ultimo, chiesto a gran voce da numerosi cittadini.

«Non ci sarà più bisogno di avere tre pareri da tre soggetti per un nulla osta paesaggistico» ha sottolineato Vaccari.

«Un eccellente lavoro - ha detto Giovannelli - fatto da gente che vuol bene ai parchi».

«Una legge perfettibile, a partire dalla partecipazione della comunità nella gestione» ha appuntato Nicoletti di Legambiente, sottolineandone però anche gli aspetti positivi e sullo sfondo l’urgenza di migliorare il quadro normativo attuale. Da Serri e Bonucchi, ci sono attese, poi, per le ricadute che la legge, arrivata all’ultimo step avrà in futuro nelle aree interessate.

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