Rubavano motorini: nei guai una baby gang
di Daniele Montanari
Zocca. Quattro ragazzi, tra i 16 e i 21 anni, smontavano e rivendevano scooter Scoperti dai carabinieri, sono stati denunciati per associazione a delinquere
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ZOCCA. Invece che ad ampliare orizzonti formativi, l'estate 2017 è servita a un gruppo di ragazzi di Zocca per mettere su un’associazione per delinquere. Ma adesso sono guai grossi.
Quattro i coinvolti, tra il giovane e il giovanissimo, a partire dai tre studenti: il 16enne L.R. e il 17enne S.M., entrambi italiani, e l'altro 17enne Y.D., di origine marocchina. E marocchino è anche il 21enne operaio B.A., secondo gli inquirenti un po’la guida del gruppo. Che si era dedicato a un’attività indubbiamente impegnativa: il furto e la trasformazione di motorini. Cinquantini che nel tempo libero venivano sottratti, smontati, riassemblati e ritargati (ognuno nel gruppo aveva il suo compito preciso). A che pro? Il quadro investigativo è in via di completamento, ma probabilmente tra le prime ragioni c’era quella di poter sfoderare con gli amici modelli sempre nuovi e sbalorditivi. Ma non è escluso che qualche mezzo ritoccato venisse poi rivenduto a prezzo modico a qualche coetaneo. Bisogna capire anche da quanto tempo andava avanti il giro. Forse anche prima del 3 luglio, data in cui a Zocca è stata denunciata la prima sparizione sospetta di un ciclomotore. Poi l’1 e il 2 settembre ne sono seguite altre due.
I carabinieri di Zocca hanno voluto guardarci a fondo, e la svolta è arrivata col rinvenimento di fianco a un cassonetto di un pezzo di telaio con targa: è stato un attimo risalire a chi l’aveva abbandonato, proprio uno dei quattro. E da lì l’indagine si è fatta corposa con l’ottenimento anche, da parte della Procura dei minori di Bologna e da quella ordinaria di Modena, di due decreti di perquisizione che hanno permesso di smascherare tutto. In pieno capoluogo, nel garage di L.R., il più piccolo del gruppo, sono state infatti rinvenute prove schiaccianti in quantità: parte di un telaio, un asse posteriore con un pezzo di motore, forcelle, casco, carene e altri vari pezzi di motore. Più ovviamente i tre motorini rubati, di cui uno aveva già subito modifiche, nonché l’apposizione di una targa “pulita” arrivata ancora non si sa come nelle disponibilità della gang. Altro materiale è stato rinvenuto in altro loco. Il tutto è costato ai quattro la denuncia a piede libero per furto aggravato e ricettazione continuata, riciclaggio (perché con le targhe ostacolavano il riconoscimento dei mezzi rubati) e appunto associazione per delinquere. Decisamente “intraprendenti” dunque i ragazzi, basti dire che il 16enne aveva messo nel sacco anche lo zio con cui viveva, rubando la targa di un suo motorino per metterla nel giro. Sicuramente non avrà reagito benissimo...
Quattro i coinvolti, tra il giovane e il giovanissimo, a partire dai tre studenti: il 16enne L.R. e il 17enne S.M., entrambi italiani, e l'altro 17enne Y.D., di origine marocchina. E marocchino è anche il 21enne operaio B.A., secondo gli inquirenti un po’la guida del gruppo. Che si era dedicato a un’attività indubbiamente impegnativa: il furto e la trasformazione di motorini. Cinquantini che nel tempo libero venivano sottratti, smontati, riassemblati e ritargati (ognuno nel gruppo aveva il suo compito preciso). A che pro? Il quadro investigativo è in via di completamento, ma probabilmente tra le prime ragioni c’era quella di poter sfoderare con gli amici modelli sempre nuovi e sbalorditivi. Ma non è escluso che qualche mezzo ritoccato venisse poi rivenduto a prezzo modico a qualche coetaneo. Bisogna capire anche da quanto tempo andava avanti il giro. Forse anche prima del 3 luglio, data in cui a Zocca è stata denunciata la prima sparizione sospetta di un ciclomotore. Poi l’1 e il 2 settembre ne sono seguite altre due.
I carabinieri di Zocca hanno voluto guardarci a fondo, e la svolta è arrivata col rinvenimento di fianco a un cassonetto di un pezzo di telaio con targa: è stato un attimo risalire a chi l’aveva abbandonato, proprio uno dei quattro. E da lì l’indagine si è fatta corposa con l’ottenimento anche, da parte della Procura dei minori di Bologna e da quella ordinaria di Modena, di due decreti di perquisizione che hanno permesso di smascherare tutto. In pieno capoluogo, nel garage di L.R., il più piccolo del gruppo, sono state infatti rinvenute prove schiaccianti in quantità: parte di un telaio, un asse posteriore con un pezzo di motore, forcelle, casco, carene e altri vari pezzi di motore. Più ovviamente i tre motorini rubati, di cui uno aveva già subito modifiche, nonché l’apposizione di una targa “pulita” arrivata ancora non si sa come nelle disponibilità della gang. Altro materiale è stato rinvenuto in altro loco. Il tutto è costato ai quattro la denuncia a piede libero per furto aggravato e ricettazione continuata, riciclaggio (perché con le targhe ostacolavano il riconoscimento dei mezzi rubati) e appunto associazione per delinquere. Decisamente “intraprendenti” dunque i ragazzi, basti dire che il 16enne aveva messo nel sacco anche lo zio con cui viveva, rubando la targa di un suo motorino per metterla nel giro. Sicuramente non avrà reagito benissimo...
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