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Tabelle per la caccia abusive: denunce

Tabelle per la caccia abusive: denunce

Serra. Affisse senza autorizzazione dei proprietari terrieri e con chiodi. Indagini dei carabinieri

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SERRAMAZZONI. Tabelle conficcate nel tronco degli alberi con chiodi e viti fissate con avvitatori.

È successo in un’ampia porzione di territorio che va da Serramazzoni a Pavullo, suscitando le ire dei proprietari dei boschi e anche di più, visto che un gruppo di cittadini, in assenza di intervento da parte delle varie associazioni venatorie, ha presentato denuncia ai carabinieri forestali di Pavullo.

L’esposto è stato fatto nei confronti dell’Atc MO2, il più vasto distretto di caccia della provincia, che va da Nonantola a Polinago, comprendendo appunto anche Serramazzoni. Le tabelle in alluminio infatti indicano chiaramente quest’Ambito territoriale di caccia, sotto l’intestazione degli enti ordinatori, ovvero Regione e Provincia. Che però molto probabilmente non sapevano assolutamente nulla della pratica di affissione. Nello specifico, si tratta di un particolare divieto di caccia che al contempo specifica il fatto di trovarsi in una cosiddetta “Area di rispetto per la specie”, dove ad esempio è consentita entro certi termini la selezione del cinghiale. Caccia dunque eventualmente solo di un certo tipo.

Ma il punto è che intanto prima di mettere i cartelli sugli alberi si sarebbe dovuto chiedere il permesso ai proprietari dei terreni, altrimenti si commette una violazione. Così come se si attaccano i cartelli a un palo della luce serve l’autorizzazione di Enel. Ma qui pare che nessuno sia stato interpellato. E poi anche quando si tabella, bisogna farlo nel rispetto dell’ambiente con l’utilizzo di elastici, non certo chiodi piantati nei tronchi di diverse specie, con i relativi danni.

Fino al 31 dicembre 2015 era roba da penale, adesso è solo un reato amministrativo. I forestali, esaminando la vicenda, hanno intimato ai responsabili di togliere subito tutto, e le operazioni sono già iniziate. Poi, nell’esaminare i profili sanzionatori, bisognerà capire bene chi ha agito su mandato di chi, e perché proprio in queste zone.

I proprietari di fatto hanno vissuto la cosa come un abuso, senza peraltro capire con quali motivazioni i loro terreni sarebbero stati classificati quali “Aree di rispetto per la specie” con abbattimento possibile solo per cinghiali e caprioli.

Daniele Montanari

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