L’umorismo di una vita nel libro di Oscar Sacchi
di Valeria Cammarota
Il vignettista ha il record mondiale di banconote da mille lire tutte decorate Quarant’anni di lavoro racchiusi in un volume alla fumetteria CarpiComics
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Cento milioni e mille lire: questa è la cifra che ha consentito al carpigiano Oscar Sacchi di comparire nel Guinness dei Primati per diversi anni consecutivi: l’ultima nel 1994.
La particolarità del record non sta tanto nella pur ragguardevole cifra, ma nella straordinaria inventiva che caratterizzava le banconote raccolte a partire dal 1988: ognuna decorata da disegni o da motti, invettive, barzellette, persino veri e propri romanzi su carta. Nato a Carpi nel 1946 e imprenditore a tempo pieno, Oscar Sacchi negli anni ha occupato quello vuoto in attività di tutti i tipi. Autore di testi di cabaret, vignettista e grafico, ha collaborato con Comix, Il Giornale, Help! ed esposto con successo in varie rassegne umoristiche nazionali. In coppia con l’amico pittore Alberto Rustichelli, scomparso di recente, ha vinto due volte la Palma d’Argento al Salone Internazionale dell'umorismo di Bordighera e, da solo, dal 2007 a oggi ha curato la rassegna carpigiana “L’umorismo ai tuoi piedi”.
Oggi, Sacchi torna alla ribalta per il volume “Lei non sa(c)chi sono io” (edizioni Festinalente), nel quale raccoglie 40 anni di vignette, battute e aforismi, realizzati insieme all'amico Rustichelli. Scavando nei ricordi di una vita - “dottor Divago” si definisce, scherzando - l’umorista ripercorre l'inizio della sua carriera da disegnatore. «Ho cominciato a 18 anni con il fare battute, quando uscivo in gruppo con i miei amici - racconta - che spesso mi chiedevano di mettere “in scena” una specie di telegiornale in cui raccontavo barzellette e poesie. Più avanti, nel 1975, conobbi Alberto Rustichelli: era un grande disegnatore, realizzava di tutto. Iniziammo a scrivere insieme, ma a tempo perso, poi gli proposi di partecipare a qualche concorso dividendoci i compiti: lui il disegno, io la battuta. Col tempo, dentro di me si fece strada il desiderio di imitarlo. Purtroppo, ero autodidatta, così ho cercato di cimentarmi in quest’arte pian pianino. Da lì, iniziai a ideare figure con quelli che divennero i miei tratti distintivi: contorni a doppio filo, ritratte solo nel viso, senza occhi, con un neo a sinistra e, sopra, quattro uccellini nel cielo e il sole. Lui spesso era impegnato, quindi capitò di partecipare a concorsi da solo. Iniziò così». Oscar Sacchi scherza sul fatto che le sue basi non sono propriamente artistiche. «Una giuria mi disse che i miei disegni, con i personaggi in primo piano, così piatti, erano unici. Non dissi che in realtà non so disegnare in prospettiva e per questo realizzo i volti in primo piano». Sacchi ha raccolto le proprie opere in diversi volumi, sempre autopubblicati: questo è il primo con un editore e il titolo. «Tutte le mie personali si intitolano così, salvo che non abbiano un tema preciso» spiega. “Lei non sac(c)hi” sono io verrà presentato, oggi alle 18, alla fumetteria CarpiComics di via Nova.
La particolarità del record non sta tanto nella pur ragguardevole cifra, ma nella straordinaria inventiva che caratterizzava le banconote raccolte a partire dal 1988: ognuna decorata da disegni o da motti, invettive, barzellette, persino veri e propri romanzi su carta. Nato a Carpi nel 1946 e imprenditore a tempo pieno, Oscar Sacchi negli anni ha occupato quello vuoto in attività di tutti i tipi. Autore di testi di cabaret, vignettista e grafico, ha collaborato con Comix, Il Giornale, Help! ed esposto con successo in varie rassegne umoristiche nazionali. In coppia con l’amico pittore Alberto Rustichelli, scomparso di recente, ha vinto due volte la Palma d’Argento al Salone Internazionale dell'umorismo di Bordighera e, da solo, dal 2007 a oggi ha curato la rassegna carpigiana “L’umorismo ai tuoi piedi”.
Oggi, Sacchi torna alla ribalta per il volume “Lei non sa(c)chi sono io” (edizioni Festinalente), nel quale raccoglie 40 anni di vignette, battute e aforismi, realizzati insieme all'amico Rustichelli. Scavando nei ricordi di una vita - “dottor Divago” si definisce, scherzando - l’umorista ripercorre l'inizio della sua carriera da disegnatore. «Ho cominciato a 18 anni con il fare battute, quando uscivo in gruppo con i miei amici - racconta - che spesso mi chiedevano di mettere “in scena” una specie di telegiornale in cui raccontavo barzellette e poesie. Più avanti, nel 1975, conobbi Alberto Rustichelli: era un grande disegnatore, realizzava di tutto. Iniziammo a scrivere insieme, ma a tempo perso, poi gli proposi di partecipare a qualche concorso dividendoci i compiti: lui il disegno, io la battuta. Col tempo, dentro di me si fece strada il desiderio di imitarlo. Purtroppo, ero autodidatta, così ho cercato di cimentarmi in quest’arte pian pianino. Da lì, iniziai a ideare figure con quelli che divennero i miei tratti distintivi: contorni a doppio filo, ritratte solo nel viso, senza occhi, con un neo a sinistra e, sopra, quattro uccellini nel cielo e il sole. Lui spesso era impegnato, quindi capitò di partecipare a concorsi da solo. Iniziò così». Oscar Sacchi scherza sul fatto che le sue basi non sono propriamente artistiche. «Una giuria mi disse che i miei disegni, con i personaggi in primo piano, così piatti, erano unici. Non dissi che in realtà non so disegnare in prospettiva e per questo realizzo i volti in primo piano». Sacchi ha raccolto le proprie opere in diversi volumi, sempre autopubblicati: questo è il primo con un editore e il titolo. «Tutte le mie personali si intitolano così, salvo che non abbiano un tema preciso» spiega. “Lei non sac(c)hi” sono io verrà presentato, oggi alle 18, alla fumetteria CarpiComics di via Nova.
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