La transumanza verso la Bassa è uno spettacolo
Fanano. Da ieri in marcia le 1200 pecore di Paolo Barbieri «Ma in Appennino abbiamo ricevuto ospitalità: torneremo»
FANANO . La fine estate ha regalato ieri uno spettacolo d’altri tempi a Fanano: la transumanza ha portato il primo pastore a lasciare i pascoli in quota riversando per sentieri e stradine la bellezza di 1.200 percore. Quelle di Paolo Barbieri, 50enne partito da Finale a metà giugno per portare il suo amatissimo gregge per la prima volta sul Cimoncino. Ormai per lui, come per gli altri pastori stanziati a Fellicarolo e a Pratignana, nei terreni messi a disposizione dagli Usi Civici, è tempo di rientro in pianura per l’autunno. E di migrazione poi verso il mare (zona di Ferrara) se l’inverno porterà neve.
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L’operazione è scattata alle 5, quando da Finale è partita la moglie Maria con il figlio Luca per portare in montagna il trailer per il trasporto di cavalli , servito invece a portare i 40 agnellini che sono nati in questi giorni (14 solo tra giovedì e ieri) e che fanno solo i primi passi. La roulotte che in questi mesi è stata la casa di Paolo e dei suoi aiutanti, due fratelli rumeni, è stata quindi agganciata al fuoristrada e verso le 8 è iniziata la discesa passando per Canevare e Fanano, per poi fermarsi nei terreni ai lati di via Possessione (vicino alla rotonda del mirtillo) di Leonardo Benvenuti e Irma Zanarini, che hanno dato prova della proverbiale accoglienza fananese non solo non chiedendo nulla per il pascolo ma anche offrendo crescentine fatte in casa e affettato per recuperare le energie.
Oggi si scenderà ai lati della Fondovalle per un'altra tappa, sperando in altra accoglienza: di giorno in giorno fino all’approdo a Finale. Solito a portare le sue pecore nel nord (l’anno scorso a Lecco), Barbieri era alla sua prima esperienza fananese, che gli ha lasciato un ottimo riscontro: «C’è stata una collaborazione eccezionale da parte di tutti e il posto era stupendo. Nessun problema, solo un lupo che si era avvicinato due settimane fa ma poi se n’è andato via. Tornerò senz’altro».
Sempre in compagnia dei suoi fidi cani, che sono uno spettacolo di vigilanza: Mirco (pastore maremmano), Trento (border collie), Rocco e Birba (meticci). Senza dimenticare la vitella Jessie «che ormai fa da capobranco, sempre in testa al gregge».
«È un lavoro che ti prende 13-14 ore al giorno, ma non lo cambierei mai – sottolinea Barbieri – ho iniziato con una decina di pecore vent'anni fa e poi sono arrivato a queste. Non si guadagna tanto, è vero, ma stare tra la natura e gli animali è impagabile».
«A Barbieri e agli altri diamo l’arrivederci al prossimo anno – chiosa Cesare Turchi, presidente degli Usi Civici – perché vogliamo continuare convinti sulla strada della reintroduzione sul territorio degli animali di una volta. Puliscono, fertilizzano e sono una gioia per i turisti».
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