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Vignali: «Bianchini? Innocente»

Vignali: «Bianchini? Innocente»

San Felice. Il consulente della ditta testimone ad Aemilia: «Procedure di smaltimento corrette»

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REGGIO EMILIA. Nell’ultima udienza infinita di giovedì al processo Aemilia (conclusa alle 22, mentre quella di martedì si era conclusa a mezzanotte) c’è stato spazio per uno dei personaggi chiave della vicenda Bianchini. Ovvero per il consulente Antonio Vignali, titolare della Bioteco, l’uomo cui Bianchini aveva affidato la gestione delle problematiche ambientali che hanno progressivamente investito e travolto l’azienda, a cominciare dalla famosa odissea amianto.

Il nome di Vignali ricorre decine, centinaia di volte nelle intercettazioni dell’inchiesta. Una fitta trama di conversazioni, avvenute anche nell’auto di Augusto Bianchini. Sulla quale, presente un funzionario del servizio pubblico, per la prima volta venne concepita l’idea di “tombare” la montagna di inerti contaminati, progetto poi fatto proprio da Comune e Provincia, ma travolto dalla seconda ondata di sequestri che hanno riguardato anche la Dueaenne della moglie di Bianchini. Vignali in quei giorni mise tutta la sua esperienza e le sue conoscenze (aveva lavorato all’Ausl, mentre non ha mai avuto rilevanza processuale il fatto occasionale che lavorasse con lui un assessore del Comune) per dimostrare la correttezza dell’operato dei Bianchini, circostanze che giovedì ha ripercorso in aula. «Ho lavorato nell’industria agroalimentare per 9 anni come responsabile di produzione ambientale, poi sono stato responsabile per 6 anni della normativa emissioni in atmosfera per Ausl Mirandola e poi ho costruito la Bioteco»

Vignali ha anzitutto inteso limitare le sue azioni alla Bianchini, specificando che venne chiamato ad ottobre 2012, quando la vicenda amianto era già conclamata: «Il mio compito era aiutarli a muoversi per risolvere il problema delle bonifiche... ci fu solo il lavoro per macinare l’accumulo che si era formato. I siti inquinati sono confluiti nelle discariche, alla Bianchini doveva entrare solo San Biagio».

Nel merito Vignali ha precisato di avere esaminato tutta la documentazione della Bianchini e di avere verificato la correttezza delle procedure seguite e delle certificazioni, in particolare quelle di accoglimento e gestione dei rifiuti delle demolizioni che finivano al frantoio dell’azienda. Alla stessa stregua, Vignali - con riferimento al caso di via Milano, per cui è costituita parte civile Ricommerciamo - ha assicurato alla Corte la correttezza delle bonifiche eseguite. Nella stessa udienza sono stati sentiti anche i testimoni a difesa del noto imprenditore del petrolio, Gino Gibertini, a sua volta imputato ad Aemilia per una estorsione. (ase)



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