PARLIAMOCI. Giacobazzi is my wine? di Enrico Grazioli
“Giacobazzi is my wine”, diceva perentoria la pubblicità che spinse con la velocità di un Villeneuve il vino emiliano easy ad affermarsi oltre oceano. Giacobazzi è il mio assessore e punto, proclama...
“Giacobazzi is my wine”, diceva perentoria la pubblicità che spinse con la velocità di un Villeneuve il vino emiliano easy ad affermarsi oltre oceano. Giacobazzi è il mio assessore e punto, proclama il sindaco di Modena per evitare il pit stop delle sue dimissioni: che rallenterebbero la marcia (di per sé non speditissima) verso la definizione di alcuni passaggi chiave del governo della città come il Piano di mobilità sostenibile e ancor di più il Piano urbanistico complessivo.
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Non era esattamente il rischio di un abbandono di peso come quello del titolare dei Lavori pubblici ciò che serviva a Muzzarelli e alla sua giunta alla ripresa post estiva: per quanto gestite con determinazione, le fibrillazioni legate al quadro politico generale e in particolare alle divisioni nel Pd già bastavano a tenere sul chi va là, a dover misurare molti passi e spendere tempo ed energie in qualche mediazione di troppo rispetto a ciò che è auspicabile.
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Un rimpasto, per di più in uno dei posti chiave, sarebbe un fronte automaticamente riaperto: che infatti il primo cittadino ha tentato di chiudere al volo. Alla chiarezza a parole meglio però che segua anche la certezza dei fatti, al più presto. Impossibile (e forse anche ingiusto) giudicare se un assessore che si lascia legittimamente tentare dalla presidenza di un Ordine professionale prestigioso si senta ancora pienamente convinto del suo incarico in giunta e in armonia con la squadra di governo di cui fa parte. Ma il dubbio viene.
E va tolto di mezzo: perché non converrebbe a nessuno avere un assessore trattenuto con argomenti diversi da una comprovata (o ritrovata) sintonia e comunione d’intenti e di obiettivi. Tantomeno con una sorta di proroga in attesa di tempi più chiari (migliori o peggiori che siano): un po’ come successe con i permessi per confezionare il vino in lattina, che si succedevano l’uno all’altro ma mai definitivi, così che l’azienda non poteva programmare la produzione e soddisfare le richieste. E un bel giorno Giacobazzi, in quella veste particolare e persino pionieristica, non fu più my wine. Ma altro.
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