PROTAGONISTA NEL GRUPPO INTERVENTI SPECIALI CARABINIERI
Carpi rende omaggio al “Cigno”
di Valeria Cammarota
Il comandante Alfa, 40 anni nel Gis, racconta la sua storia in un libro
3 MINUTI DI LETTURA
La sua biografia, “Io vivo nell'ombra” (edita da Longanesi), ha venduto oltre 30 mila copie in poco più di due mesi dalla pubblicazione: si tratta dell'ultimo libro del Comandante Alfa, in pensione dopo 40 anni nel Gruppo di Intervento speciale dei Carabinieri, che ora gira l'Italia per raccontare le missioni, gli addestramenti, i sacrifici di una vita dedicata allo Stato e che è stato ospite in città nell'ambito della rassegna “Ne Vale La Pena”, invitato da Stefano Varroni, segretario regionale del Corpo volontario di difesa territoriale.
Il Cigno - suo nome in codice - ha solo 26 anni nel 1977 quando, da semplice paracadutista, si trova a essere scelto nel nuovo reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri. Ribattezzato dai suoi uomini Comandante Alfa, è obbligato a indossare il mefisto nero, un passamontagna che gli copre il volto e che tutela la sua identità: è così che si è presentato al pubblico, spiegandone le motivazioni.
«Lo usiamo per questioni di sicurezza - ha esordito - non tanto la nostra, quanto quella dei nostri famigliari: in un momento storico come questo, se qualcuno dovesse associare un'operazione ai nostri volti, potrebbe decidere di vendicarsi».
Istituito il 6 febbraio 1978, in piena emergenza terrorismo, il Gruppo di Intervento Speciale è cresciuto negli anni e, oggi, ricopre un ruolo di primissimo piano nel contrasto al terrorismo.
«Lavoriamo molto e da anni, in questo senso - ha spiegato - anche tramite la ricerca di terroristi a livello internazionale. All’inizio del nostro percorso abbiamo dovuto copiare - lo dico senza vergogna - dai metodi inglese, israeliano, tedesco, americano, francese: col tempo, siamo riusciti a raggiungere un ottimo livello cui contribuisce anche la fantasia tipica degli italiani. Essere schematici è penalizzante: noi usiamo la fantasia che ci è propria e, al contempo, ci organizziamo in modo da rischiare il meno possibile. La nostra vita è costellata da sacrifici, anche a costo della vita: in questo, è la donna il pilastro su cui contare, che ci aiuta, complice, permettendoci di fare il nostro lavoro tranquillamente. In questo modo, le rinunce non sono pesanti, anche se siamo operativi 24 ore su 24, pronti a intervenire in 30 minuti».
I 40 anni del Comandante Alfa all’interno dei Gis sono raccontati in entrambi i suoi libri: prima di “Io vivo nell'ombra”, anche in “Cuore di rondine”. «Un libro nato dall’aver avuto un grande maestro: mio nonno - ha raccontato - Fu lui, quando ero piccolo, a dirmi che, se avessi ucciso una rondine con una fionda e ne avessi mangiato il cuore, sarei diventato un uomo importante. Lo feci: non successe nulla, ma sul lavoro mi insegnò la pazienza, la tenacia, l’attesa». Un unico rammarico, in questi anni: non essersi goduto l’infanzia dei suoi bambini. Il 3 aprile scorso, il Cigno ha ricevuto la Croce d’oro al merito dei Carabinieri, la più alta onorificenza che un militare possa ricevere. La maggior soddisfazione? Non le medaglie, ma “quelle del cuore: le decorazioni spetterebbero ai nostri famigliari”.
Il Cigno - suo nome in codice - ha solo 26 anni nel 1977 quando, da semplice paracadutista, si trova a essere scelto nel nuovo reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri. Ribattezzato dai suoi uomini Comandante Alfa, è obbligato a indossare il mefisto nero, un passamontagna che gli copre il volto e che tutela la sua identità: è così che si è presentato al pubblico, spiegandone le motivazioni.
«Lo usiamo per questioni di sicurezza - ha esordito - non tanto la nostra, quanto quella dei nostri famigliari: in un momento storico come questo, se qualcuno dovesse associare un'operazione ai nostri volti, potrebbe decidere di vendicarsi».
Istituito il 6 febbraio 1978, in piena emergenza terrorismo, il Gruppo di Intervento Speciale è cresciuto negli anni e, oggi, ricopre un ruolo di primissimo piano nel contrasto al terrorismo.
«Lavoriamo molto e da anni, in questo senso - ha spiegato - anche tramite la ricerca di terroristi a livello internazionale. All’inizio del nostro percorso abbiamo dovuto copiare - lo dico senza vergogna - dai metodi inglese, israeliano, tedesco, americano, francese: col tempo, siamo riusciti a raggiungere un ottimo livello cui contribuisce anche la fantasia tipica degli italiani. Essere schematici è penalizzante: noi usiamo la fantasia che ci è propria e, al contempo, ci organizziamo in modo da rischiare il meno possibile. La nostra vita è costellata da sacrifici, anche a costo della vita: in questo, è la donna il pilastro su cui contare, che ci aiuta, complice, permettendoci di fare il nostro lavoro tranquillamente. In questo modo, le rinunce non sono pesanti, anche se siamo operativi 24 ore su 24, pronti a intervenire in 30 minuti».
I 40 anni del Comandante Alfa all’interno dei Gis sono raccontati in entrambi i suoi libri: prima di “Io vivo nell'ombra”, anche in “Cuore di rondine”. «Un libro nato dall’aver avuto un grande maestro: mio nonno - ha raccontato - Fu lui, quando ero piccolo, a dirmi che, se avessi ucciso una rondine con una fionda e ne avessi mangiato il cuore, sarei diventato un uomo importante. Lo feci: non successe nulla, ma sul lavoro mi insegnò la pazienza, la tenacia, l’attesa». Un unico rammarico, in questi anni: non essersi goduto l’infanzia dei suoi bambini. Il 3 aprile scorso, il Cigno ha ricevuto la Croce d’oro al merito dei Carabinieri, la più alta onorificenza che un militare possa ricevere. La maggior soddisfazione? Non le medaglie, ma “quelle del cuore: le decorazioni spetterebbero ai nostri famigliari”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
