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Quel vigneto a “piede franco” Una nicchia per il lambrusco
SAVIGNANO. In paese, a pochi metri dal greto del Panaro, si trova un vigneto che rappresenta un’autentica rarità. È infatti uno dei pochissimi in Italia, e molto probabilmente l’unico in tutta la...
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SAVIGNANO. In paese, a pochi metri dal greto del Panaro, si trova un vigneto che rappresenta un’autentica rarità. È infatti uno dei pochissimi in Italia, e molto probabilmente l’unico in tutta la provincia di Modena, ad essere “a piede franco”, ovvero senza il “piede americano” con cui vengono normalmente innestati tutti i vigneti per rinforzare la pianta. Da qualche tempo è stato preso in affitto dai fratelli Alberto e Cristina Fiorini, imprenditori vitivinicoli titolari dell’azienda “Poderi Fiorini”, e da un anno ha cominciato a produrre un lambrusco Grasparossa molto particolare, date appunto le sue peculiari caratteristiche.
«È un vino importante - spiega soddisfatto Fiorini - più profumato, di acidità più elevata rispetto al tradizionale Grasparossa, più vicino al Sorbara. Lo presenterò il 9 ottobre, assieme ad altri vini a piede franco prodotti in Italia, durante la Champagne Experience di Modena. Si tratta di vini di livello perché provengono da vitigni puri, e possiedono quindi un valore aggiunto in termini di qualità, di profumo, di struttura, di acidità. Il podere con il vigneto a piede franco si trova precisamente a Garofano, in via Biella, in località Le Ghiarelle. Risale agli Anni Trenta del secolo scorso e rappresenta un’autentica rarità. A fine Ottocento, infatti, in Europa e poi in Italia arrivò la filossera, un insetto che distrusse l’apparato vegetativo della vite e provocò una vera e propria devastazione. I francesi, dopo diversi studi, trovarono un innesto americano che riuscì a debellare la filossera. Tuttavia, ci furono vigneti che si salvarono da questa patologia perché poggiavano su terreni particolari, o vulcanici come alcuni vigneti dell’Etna, o ghiaiosi come il Panaro. Questo vigneto è uno di questi. Tra l’altro è del 1932, pochissimi anni dopo la fine dell’emergenza filossera, e dimostra una volta di più la lungimiranza del dottor Plessi, che lo piantò appunto a piede franco. In quegli anni era infatti in corso un acceso dibattito sulla filossera, e in sostanza il dottor Plessi capì che su quel terreno molto particolare il vigneto sarebbe stato immune da quella patologia. Così è stato. Oggi, inoltre, stiamo facendo ulteriori ricerche su questo vino assieme all’Università di Bologna».
Pochissime sono le bottiglie di questo vigneto di 2.500 metri quadrati: tremila lo scorso anno, un migliaio quest’anno, a causa della grande siccità. L’appuntamento per gli appassionati è per il 9 ottobre a Modena, a partire dalle 17, sopra al locale “212”. (m.ped.)
«È un vino importante - spiega soddisfatto Fiorini - più profumato, di acidità più elevata rispetto al tradizionale Grasparossa, più vicino al Sorbara. Lo presenterò il 9 ottobre, assieme ad altri vini a piede franco prodotti in Italia, durante la Champagne Experience di Modena. Si tratta di vini di livello perché provengono da vitigni puri, e possiedono quindi un valore aggiunto in termini di qualità, di profumo, di struttura, di acidità. Il podere con il vigneto a piede franco si trova precisamente a Garofano, in via Biella, in località Le Ghiarelle. Risale agli Anni Trenta del secolo scorso e rappresenta un’autentica rarità. A fine Ottocento, infatti, in Europa e poi in Italia arrivò la filossera, un insetto che distrusse l’apparato vegetativo della vite e provocò una vera e propria devastazione. I francesi, dopo diversi studi, trovarono un innesto americano che riuscì a debellare la filossera. Tuttavia, ci furono vigneti che si salvarono da questa patologia perché poggiavano su terreni particolari, o vulcanici come alcuni vigneti dell’Etna, o ghiaiosi come il Panaro. Questo vigneto è uno di questi. Tra l’altro è del 1932, pochissimi anni dopo la fine dell’emergenza filossera, e dimostra una volta di più la lungimiranza del dottor Plessi, che lo piantò appunto a piede franco. In quegli anni era infatti in corso un acceso dibattito sulla filossera, e in sostanza il dottor Plessi capì che su quel terreno molto particolare il vigneto sarebbe stato immune da quella patologia. Così è stato. Oggi, inoltre, stiamo facendo ulteriori ricerche su questo vino assieme all’Università di Bologna».
Pochissime sono le bottiglie di questo vigneto di 2.500 metri quadrati: tremila lo scorso anno, un migliaio quest’anno, a causa della grande siccità. L’appuntamento per gli appassionati è per il 9 ottobre a Modena, a partire dalle 17, sopra al locale “212”. (m.ped.)
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