Truffa dell’avvocato: condannati 3 fratelli
Uno si fingeva il legale, l’altro maresciallo e il terzo andava a casa dell’anziana vittima per “riscuotere”
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Sono tre fratelli di Napoli, si chiamano Esposito e hanno una lunga lista di processi in tuta Italia da affrontare con la tessa accusa: truffano gli anziani depredandoli in casa. Si fingevano avvocati e carabinieri coinvolti in un incidente con la figlia dell’anziana prescelta come vittima e poi andavano a casa sua a farsi dare denaro per togliere d’impiccio il figlio della vittima coinvolto nell’incidente. Ieri sono stati condannati anche dal Tribunale di Modena al termine di un processo con rito abbreviato: due sconteranno un anno di carcere e il terzo un anno e quattro mesi. Sono difesi dall’avvocato Giacomo Mungiello di Napoli. In questo caso, il processo verteva su un singolo caso della lunga lista attribuita ai tre fratelli di cognome Esposito. Si tratta di una truffa compiuta ai danni di una pensionata ultraottantenne modenese oltretutto paraplegica.
Il colpo della banda avvenne nel febbraio 2016 secondo modalità odiose. Come sempre, secondo copione, arrivò dapprima una telefonata angosciante. «Pronto sono un avvocato. Mi scusi se la disturbo signora, lei non mi conosce ma ho avuto il numero da sua figlia. È rimasta coinvolta in un grave incidente stradale con la sua auto». Poi seguiva una serie di discorsi confusi e alla fine si lasciava credere alla pensionata che versando 3.500 euro si poteva sbloccare subito la situazione con la figlia. A riprova il finto avvocato, ben informato sulla figlia, dava il numero di telefono di un maresciallo che avrebbe confermato tutto. Ovviamente nessuno tra le forze dell’ordine era coinvolto questa truffa. Era solo un complice del primo che rispondeva subito spacciandosi per il maresciallo segnalato e garantiva che versando quei soldi tutto si sarebbe sistemato. A un pensionato ignaro di questioni legali e di incidenti può apparire possibile. Per questo poi i truffatori si presentavano alla sua porta. In questo caso a suonare il campanello è stato il terzo che si è presentato come un inviato dell’avvocato. Si è trovato davanti una pensionata di 85 anni costretta sulla sedia a rotelle ma non ha provato vergogna a chiederle lo stesso il denaro. La donna gli ha dato 750 euro e due anelli. Le indagini sono arrivate a identificare lui e i complici in questi tre fratelli napoletani. Ieri la condanna. (c.g.)
Il colpo della banda avvenne nel febbraio 2016 secondo modalità odiose. Come sempre, secondo copione, arrivò dapprima una telefonata angosciante. «Pronto sono un avvocato. Mi scusi se la disturbo signora, lei non mi conosce ma ho avuto il numero da sua figlia. È rimasta coinvolta in un grave incidente stradale con la sua auto». Poi seguiva una serie di discorsi confusi e alla fine si lasciava credere alla pensionata che versando 3.500 euro si poteva sbloccare subito la situazione con la figlia. A riprova il finto avvocato, ben informato sulla figlia, dava il numero di telefono di un maresciallo che avrebbe confermato tutto. Ovviamente nessuno tra le forze dell’ordine era coinvolto questa truffa. Era solo un complice del primo che rispondeva subito spacciandosi per il maresciallo segnalato e garantiva che versando quei soldi tutto si sarebbe sistemato. A un pensionato ignaro di questioni legali e di incidenti può apparire possibile. Per questo poi i truffatori si presentavano alla sua porta. In questo caso a suonare il campanello è stato il terzo che si è presentato come un inviato dell’avvocato. Si è trovato davanti una pensionata di 85 anni costretta sulla sedia a rotelle ma non ha provato vergogna a chiederle lo stesso il denaro. La donna gli ha dato 750 euro e due anelli. Le indagini sono arrivate a identificare lui e i complici in questi tre fratelli napoletani. Ieri la condanna. (c.g.)
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