Il maremmano anti-lupo sbranato dai cani selvatici
di Daniele Montanari
Serramazzoni. Letale assalto di quattro bestie all’azienda agricola Lupelli «Come facciamo a proteggere l’allevamento se il branco è così spregiudicato?»
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SERRAMAZZONI. Di cani sbranati da lupi o cani inselvatichiti se ne sono sentiti tanti in Appennino. Ma non era probabilmente mai accaduto che la vittima dell’attacco fosse il cane “antilupo” per eccellenza: il pastore maremmano, tuttora raccomandato agli allevatori come sorta di “antidoto naturale” alle predazioni. Invece, nonostante l’esperienza dei suoi otto anni e la stazza di 60 chili, nella notte tra lunedì e martedì ha avuto la peggio TJ (nome da telefilm americano) in un assalto avvenuto in un’azienda agricola in via Casa Storto 540, nel territorio di Serra ma proprio sul confine con Polinago.
È successo verso le 23, quando nel cortile dell’azienda gestita dai fratelli Amelio e Giuseppe Lupelli (nomen omen, verrebbe da dire) assieme a Emanuele, figlio di Amelio, si sono sentiti abbai improvvisi da parte dei tre cani di guardia: TJ appunto, poi Benny, un altro maremmano di un anno, e Sichi, un incrocio tipo pastore (illeso). Lì per lì non ci si è fatto caso, perché erano già diverse notti che i cani abbaiavano episodicamente. Si è pensato alle classiche volpi. Il protrarsi della cosa ha spinto Amelio a fare un accertamento: è uscito con un faretto ed è andato a vedere, raggiunto poi da Giuseppe. Si sono trovati di fronte a una scena scioccante nel campo sul retro, a 50 metri da casa: il povero TJ per terra azzannato da quattro cani lupo che gli avevano ormai tirato fuori le budella dalla schiena. L’altro maremmano, ferito, aveva trovato riparo in un’altura da cui continuava ad abbaiare. Gli aggressori sono fuggiti impauriti dalla presenza dell’uomo, ma uno si è attardato ancora per diversi minuti dietro un cespuglio, mostrando ben poca paura.
Si è trattato con tutta probabilità non di lupi ma di cani inselvatichiti che giravano in branco, per due ragioni: la loro noncuranza nell’avvicinarsi all’uomo e l’attacco non alla gola (il lupo di solito studia un balzo solo e letale) ma alla schiena. Tutto ciò non fa meno paura, anzi: se i lupi “ufficiali” visti recentemente in Appennino si mostravano bestie in condizioni anche un po’ precarie, questi cani con una simile predazione hanno rivelato un vigore tremendo. È vero che erano quattro contro solo due maremmani, e che TJ era un po’ vecchio e con problemi a una zampa, ma anziché battere in ritirata quando hanno visto i guardiani, li hanno sfidati.
«Non so cosa sarebbe potuto accadere se fossero arrivati alle mucche: ne abbiamo un centinaio tra stalla e pascolo - spiega Emanuele - Se non ci si riesce a difendere con due maremmani, cosa bisogna prendere?».
«TJ era un cane eccezionale, l’avevo preso io e ci ero tanto affezionato - dice Giuseppe - non meritava di morire sbranato vivo, proprio no. E Benny adesso è scioccato, per lui era come un papà. So che i lupi sono protetti, ma questi sono quasi sicuramente cani selvatici. Li lasciano liberi di continuare? Nessuno farà niente?».
È successo verso le 23, quando nel cortile dell’azienda gestita dai fratelli Amelio e Giuseppe Lupelli (nomen omen, verrebbe da dire) assieme a Emanuele, figlio di Amelio, si sono sentiti abbai improvvisi da parte dei tre cani di guardia: TJ appunto, poi Benny, un altro maremmano di un anno, e Sichi, un incrocio tipo pastore (illeso). Lì per lì non ci si è fatto caso, perché erano già diverse notti che i cani abbaiavano episodicamente. Si è pensato alle classiche volpi. Il protrarsi della cosa ha spinto Amelio a fare un accertamento: è uscito con un faretto ed è andato a vedere, raggiunto poi da Giuseppe. Si sono trovati di fronte a una scena scioccante nel campo sul retro, a 50 metri da casa: il povero TJ per terra azzannato da quattro cani lupo che gli avevano ormai tirato fuori le budella dalla schiena. L’altro maremmano, ferito, aveva trovato riparo in un’altura da cui continuava ad abbaiare. Gli aggressori sono fuggiti impauriti dalla presenza dell’uomo, ma uno si è attardato ancora per diversi minuti dietro un cespuglio, mostrando ben poca paura.
Si è trattato con tutta probabilità non di lupi ma di cani inselvatichiti che giravano in branco, per due ragioni: la loro noncuranza nell’avvicinarsi all’uomo e l’attacco non alla gola (il lupo di solito studia un balzo solo e letale) ma alla schiena. Tutto ciò non fa meno paura, anzi: se i lupi “ufficiali” visti recentemente in Appennino si mostravano bestie in condizioni anche un po’ precarie, questi cani con una simile predazione hanno rivelato un vigore tremendo. È vero che erano quattro contro solo due maremmani, e che TJ era un po’ vecchio e con problemi a una zampa, ma anziché battere in ritirata quando hanno visto i guardiani, li hanno sfidati.
«Non so cosa sarebbe potuto accadere se fossero arrivati alle mucche: ne abbiamo un centinaio tra stalla e pascolo - spiega Emanuele - Se non ci si riesce a difendere con due maremmani, cosa bisogna prendere?».
«TJ era un cane eccezionale, l’avevo preso io e ci ero tanto affezionato - dice Giuseppe - non meritava di morire sbranato vivo, proprio no. E Benny adesso è scioccato, per lui era come un papà. So che i lupi sono protetti, ma questi sono quasi sicuramente cani selvatici. Li lasciano liberi di continuare? Nessuno farà niente?».
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