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Padri separati, nuovi casi di auto-aiuto

Padri separati, nuovi casi di auto-aiuto

Chi dorme in stazione, chi in comunità. Il gruppo del prof. Boldrini: «Vorremmo assisterne di più, ma gli spazi sono pochi»

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Le separazioni lasciano sempre segni dolorosi. Per quanto possano essere consensuali hanno comunque conseguenze più o meno profonde. Piccole e grandi ferite da rimarginare. Peggio ancora quando ci sono figli. Il risultato è che moglie e marito si trovano a cambiare vita, diventano ex. E dietro a questa preposizione si apre un mondo, una dimensione nella quale ricominciare. Non è facile, per nessuno. Nemmeno per gli ex mariti. Senza voler fare una distinzione di genere nelle sofferenze di un divorzio, anche la figura dell’uomo, soprattutto negli ultimi anni, è cambiata. Perché anche l’uomo ha deciso di farsi aiutare. Per sostenere chi si è ritrovato magari senza casa, solo, con uno stipendio che spesso non basta, sono nati gruppi e associazioni.

Anche a Modena questa tendenza è decisamente aumentata negli ultimi tempi, tanto che i gruppi di auto-aiuto nati dalla disponibilità di professionisti e dalla sensibilità di alcune vittime, diventati poi tutor di altri ex mariti, sono cresciuti ma i posti non sono mai sufficienti.

È il caso dell’esperienza del professor Franco Boldrini, psicologo modenese di chiara fama, che ha prestato per anni se stesso e la sua abitazione privata per incontri “self help”.

«Facciamo due cicli di incontri all’anno - spiega uno dei tutor, che aveva conosciuto il professore durante il suo periodo di crisi - uno in autunno e uno in primavera, ma non basta. Sono portavoce di un nutrito gruppo di ex mariti, padri separati che seguiamo questa iniziativa del tutto gratuita del dottor Boldrini. Chiediamo al sindaco e al Comune che questa esperienza, che riguarda ormai decine e decine di persone nella nostra provincia, possa essere appoggiata concretamente, aiutando a trovare una sistemazione per poter seguire gli incontri anche in vista di nuovi arrivi».

Il problema è reale: «Non vogliamo giocare un ruolo di parte, semplicemente far sapere che nella società ormai anche quella dei padri separati è una esigenza manifesta. Qui non si parla di maschilismo o femminismo, qui si parla di dignità, di uguaglianza, di giustizia, in questo nostro sfogo non vogliamo fomentare lotte maschiliste ma vogliamo parlare a nome di tutti i padri che sono nel girone della separazione, che più che una separazione dalla moglie sembra una separazione dai figli. A nome di tutti quei padri che non ce la fanno ad arrivare a fine mese».

Il gruppo è un sostegno psicologico, a mettere in fila quelle certezze che d’improvviso vengono meno: «Sono gruppi da una decina di persone, ma potrebbero esserci molte più occasioni se fossimo sostenuti adeguatamente come associazione». Alle serata di incontro si partecipa raccontando la propria esperienza: «C’è chi è rimasto senza casa, chi ora a 50 anni vive a casa dei genitori nuovamente mantenuto, chi invece è solo e migra per le stanze messe a disposizione dagli amici. Per i mariti, ancora di più per i padri, subentrano spesso anche questioni burocratiche e giuridiche che nella nostra situazione facciamo fatica a comprendere».

Ma precisa: «Non vogliamo piangerci addosso, basterebbe che la legge riconoscesse in modo più equilibrato alcune situazioni: i giudici sono davvero convinti che una madre per il benessere dei figli debba vivere in una casa gratis pgata dall’ex marito, oltre a percepire il mantenimento e le spese straordinarie? Situazioni come queste, purtroppo, sono ormai all’ordine del giorno. Così come ci sono situazioni estreme anche tra le ex mogli. Ripeto - continua uno dei giovani padri che frequenta i corsi di di auto-aiuto del professor Franco Boldrini - non si vuole fare una classifica, ma semplicemente fare in modo che la società capisca che ci siamo anche noi. Lo diciamo perché non capiamo come un bambino possa stare bene sapendo, nei casi più gravi, vche il padre dorme in stazione su una panchina o in una casa di accoglienza per padri separati, che nona casa stanno nascendo come funghi. E anche a Modena, proprio in queste settimane, abbiamo amici in queste condizioni». (d.b.)

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