Test universitari un posto nella Sanità è il sogno più ambito
di Gabriele Farina
Erano in 1420 al Policlinico in corsa per Professioni sanitarie C’è chi ha fallito medicina e chi ha provato pure architettura
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Vocazione o seconda scelta, il momento è arrivato. Sono 1.420 gli studenti in corsa per le Professioni sanitari radunatisi ieri al Policlinico. I posti disponibili sono 448, di cui 38 riservati a stranieri provenienti da Paesi extracomunitari. I corsi di laurea sono 12, è possibile fare più di una scelta, ma non tutti entreranno. L’aumento delle preiscrizioni (138 domande in più, oltre il 10,7% d’incremento dallo scorso anno) ha ridotto le possibilità d’ingresso. In pratica, riuscirà a entrare uno ogni tre.
I concorrenti giungono soprattutto da Modena (600), Reggio (421) e da fuori regione (315). «Ho scelto Modena perché è una delle università migliori d’Italia – spiega Federica Marchello, proveniente da Lecce – ora speriamo che vada bene il test. La preparazione è stata intensa, ma siamo tanti. Il numero chiuso andrebbe eliminato in quanto è limitativo e non permette a tante persone di entrare perché sono prese dall’ansia e dall’emozione. Sarebbe meglio fare un percorso selettivo in un secondo momento, anche perché, passato il primo anno, tante persone abbandonano gli studi». Il sassolese Cristian Paganelli condivide il punto di vista. Ha preparato l’esame di Medicina perché il sogno è quello di diventare medico. Se non dovesse andare così, il piano B è di diventare infermiere, sempre test permettendo. «Toglierei la prova d’ingresso – garantisce il giovane – perché è molto dura decidere in un’ora e quaranta minuti l’esito di un anno di vita. Utilizzerei il primo anno per fare una mietitura». La vede così la maranese Marika Andrea Siviero. «I test andrebbero rivisti in parte – sottolinea la ragazza – facendo una grande operazione di mietitura al primo anno e dando anche più tempo per fare le prove». La sua scelta è indicativa: «Sogno di fare l’architetto, ma più piace anche l’ambito sanitario». Per Marcel Elekwachi, modenese, è il terzo test quest’estate dopo quelli per entrare a Medicina e Biotecnologie. «Voglio restare in ambito sanitario – ribadisce lo studente con una risata – . Per il primo esame sono stato in ansia, poi diventa una routine». Una routine che le ragazze e i ragazzi si augurano di non dover ripetere. Alla prova di ieri, tuttavia, si erano iscritti 239 ripetenti. «È la prima volta che provo un test – replica il carpigiano Thomas Ovile – e ho studiato su un libro quest’estate prima di fare tanti esercizi. Fosse per me farei test più semplici, ma in fondo è giusto così». Il giovane è un aspirante fisioterapista come il geminiano Marco Maletti. «Quest’anno è il primo test per me – aggiunge Maletti – e spero che la mia preparazione sia sufficiente. Ho fatto il liceo scientifico, poi mi sono preparato con libri e tanti, tanti quiz. I test sono utili: l’università prepara le persone alle professioni. Per aumentare il numero dei ragazzi bisognerebbe però investire un po’ di più». Intermedia la posizione del reggiano Giacomo Orlandini, anch’egli aspirante fisioterapista. «I test ci vogliono – sostiene infatti il giovane – ma metterei posti in più ed esami a sbarramento più avanti». Un parere condiviso dalla modenese Rita Rustichelli, divisa tra un futuro da dietista, biomedica o igienista dentale. «Ho studiato per due mesi e so che è complicato entrare – conclude la ragazza – . I test sono utili per valutare le capacità, ma magari li metterei leggermente più semplici».
I concorrenti giungono soprattutto da Modena (600), Reggio (421) e da fuori regione (315). «Ho scelto Modena perché è una delle università migliori d’Italia – spiega Federica Marchello, proveniente da Lecce – ora speriamo che vada bene il test. La preparazione è stata intensa, ma siamo tanti. Il numero chiuso andrebbe eliminato in quanto è limitativo e non permette a tante persone di entrare perché sono prese dall’ansia e dall’emozione. Sarebbe meglio fare un percorso selettivo in un secondo momento, anche perché, passato il primo anno, tante persone abbandonano gli studi». Il sassolese Cristian Paganelli condivide il punto di vista. Ha preparato l’esame di Medicina perché il sogno è quello di diventare medico. Se non dovesse andare così, il piano B è di diventare infermiere, sempre test permettendo. «Toglierei la prova d’ingresso – garantisce il giovane – perché è molto dura decidere in un’ora e quaranta minuti l’esito di un anno di vita. Utilizzerei il primo anno per fare una mietitura». La vede così la maranese Marika Andrea Siviero. «I test andrebbero rivisti in parte – sottolinea la ragazza – facendo una grande operazione di mietitura al primo anno e dando anche più tempo per fare le prove». La sua scelta è indicativa: «Sogno di fare l’architetto, ma più piace anche l’ambito sanitario». Per Marcel Elekwachi, modenese, è il terzo test quest’estate dopo quelli per entrare a Medicina e Biotecnologie. «Voglio restare in ambito sanitario – ribadisce lo studente con una risata – . Per il primo esame sono stato in ansia, poi diventa una routine». Una routine che le ragazze e i ragazzi si augurano di non dover ripetere. Alla prova di ieri, tuttavia, si erano iscritti 239 ripetenti. «È la prima volta che provo un test – replica il carpigiano Thomas Ovile – e ho studiato su un libro quest’estate prima di fare tanti esercizi. Fosse per me farei test più semplici, ma in fondo è giusto così». Il giovane è un aspirante fisioterapista come il geminiano Marco Maletti. «Quest’anno è il primo test per me – aggiunge Maletti – e spero che la mia preparazione sia sufficiente. Ho fatto il liceo scientifico, poi mi sono preparato con libri e tanti, tanti quiz. I test sono utili: l’università prepara le persone alle professioni. Per aumentare il numero dei ragazzi bisognerebbe però investire un po’ di più». Intermedia la posizione del reggiano Giacomo Orlandini, anch’egli aspirante fisioterapista. «I test ci vogliono – sostiene infatti il giovane – ma metterei posti in più ed esami a sbarramento più avanti». Un parere condiviso dalla modenese Rita Rustichelli, divisa tra un futuro da dietista, biomedica o igienista dentale. «Ho studiato per due mesi e so che è complicato entrare – conclude la ragazza – . I test sono utili per valutare le capacità, ma magari li metterei leggermente più semplici».
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