Arbitro a soli 12 anni: «L’importante è non fare casino...»
Formigine. Damiano ha diretto una gara al campo Bora: «Ho iniziato con i profughi. E i grandi mi rispettano»
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FORMIGINE. «È bello dirigere i grandi, ti rispettano come un arbitro normale».
Damiano Bellini, 12 anni, è stato uno dei protagonisti dell’inaugurazione del campo Bora che si è tenuta mercoledì sera. Le prime due sfide del triangolare tra i padroni di casa della Pgs Smile, gli atleti della Nazionale deejay e gli azzurri della Nazionale amputati li passa a presidiare il bordocampo, bandierina alla mano, da guardalinee. All’ultima gara, tuttavia, viene segnalato un cambio speciale. Il più esperto arbitro federale gli lascia fischietto, cartellini e taccuino. È il 12enne, infatti, il designato per dirigere la partita conclusiva del torneo. E Damiano svolge il compito con passione e divertimento, proprio come ha imparato a fare in una struttura del capoluogo grazie ad alcuni ragazzi profughi. Una storia per cui ha ricevuto anche un premio dal Csi di Modena. «Un giorno al campo della parrocchia c’erano ragazzi di colore e gli ho chiesto se potevo giocare – racconta il giovane direttore di gara alla fine della gara, salutati i genitori Anna e Stefano – . Il giorno dopo sono tornato e ho chiesto loro se potevo arbitrare. Da quel giorno ho così arbitrato». Disarmante il modo con cui descrive una professione spesso al centro di polemiche, offese e anche peggio. «L’aspetto più bello nel fare l’arbitro è non fare tanto casino e far rispettare le regole», riconosce con semplicità Damiano, nato a Pavullo, ma residente a Formigine. Il giovane è stato oggetto di richiami di tifosi dalle tribune durante le prime due partite. Sebbene non fosse esattamente la finale di Champions League, al 12enne è stato più volte richiesto di alzare la bandierina per eventuali segnalazioni di fuorigioco. Il ragazzo vestito con l’uniforme di ordinanza giallonera risponde nel migliore dei modi: non si volta verso gli spalti e continua a correre, seguendo le fasi di gioco, per fare al meglio il proprio dovere. Allo stesso modo con cui esegue la direzione dell’ultima partita, augurandosi non sia l’ultima della carriera. «È stato bello dirigere una partita così – replica Damiano – e non è stato difficile arbitrare persone più grandi». In effetti, non ci sono state recriminazioni verso il suo operato, semmai qualche augurio per la sua carriera. «Cosa voglio fare da grande? L’arbitro», conclude il giovane.
Gabriele Farina
Damiano Bellini, 12 anni, è stato uno dei protagonisti dell’inaugurazione del campo Bora che si è tenuta mercoledì sera. Le prime due sfide del triangolare tra i padroni di casa della Pgs Smile, gli atleti della Nazionale deejay e gli azzurri della Nazionale amputati li passa a presidiare il bordocampo, bandierina alla mano, da guardalinee. All’ultima gara, tuttavia, viene segnalato un cambio speciale. Il più esperto arbitro federale gli lascia fischietto, cartellini e taccuino. È il 12enne, infatti, il designato per dirigere la partita conclusiva del torneo. E Damiano svolge il compito con passione e divertimento, proprio come ha imparato a fare in una struttura del capoluogo grazie ad alcuni ragazzi profughi. Una storia per cui ha ricevuto anche un premio dal Csi di Modena. «Un giorno al campo della parrocchia c’erano ragazzi di colore e gli ho chiesto se potevo giocare – racconta il giovane direttore di gara alla fine della gara, salutati i genitori Anna e Stefano – . Il giorno dopo sono tornato e ho chiesto loro se potevo arbitrare. Da quel giorno ho così arbitrato». Disarmante il modo con cui descrive una professione spesso al centro di polemiche, offese e anche peggio. «L’aspetto più bello nel fare l’arbitro è non fare tanto casino e far rispettare le regole», riconosce con semplicità Damiano, nato a Pavullo, ma residente a Formigine. Il giovane è stato oggetto di richiami di tifosi dalle tribune durante le prime due partite. Sebbene non fosse esattamente la finale di Champions League, al 12enne è stato più volte richiesto di alzare la bandierina per eventuali segnalazioni di fuorigioco. Il ragazzo vestito con l’uniforme di ordinanza giallonera risponde nel migliore dei modi: non si volta verso gli spalti e continua a correre, seguendo le fasi di gioco, per fare al meglio il proprio dovere. Allo stesso modo con cui esegue la direzione dell’ultima partita, augurandosi non sia l’ultima della carriera. «È stato bello dirigere una partita così – replica Damiano – e non è stato difficile arbitrare persone più grandi». In effetti, non ci sono state recriminazioni verso il suo operato, semmai qualche augurio per la sua carriera. «Cosa voglio fare da grande? L’arbitro», conclude il giovane.
Gabriele Farina
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