Cesare Leonardi: l’intelligenza creativa e il progetto si fa vita
di Michele Fuoco
Palazzo S. Margherita e Palazzina Giardini accolgono la prima grande retrospettiva dell’architetto e designer
3 MINUTI DI LETTURA
Un'avventura conoscitiva che non si ferma mai. È il carattere del lavoro e delle opere di Cesare Leonardi. Un lavoro staordinario, tanto che sono stati necessari due spazi, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini, per accogliere un'ampia selezione della sua ricca produzione, in mezzo secolo di attività, di architettura, urbanistica, fotografia, design, pittura e scultura. Linguaggi differenti esprimono la sua rara capacità di convertire anche la razionalità in forme d'arte, come documenta la mostra "Cesare Leonardi. L'archittettura della vita", da oggi (inaugurazione alla Palazzina alle 15) fino al 4 febbraio. Una produzione, quindi, di generosa abbondanza, alla quale sta mettendo ordine, dal 2010, l'Archivio Leonardi, associazione culturale di cui fanno parte anche Andrea Cavani e Giulio Orsini che curano l'importante rassegna monografica dell'ottantaduenne architetto, la cui ricerca obbedisce ad un perenne stato di creatività che si fa portatrice dell'esperienza umana, concretizza un sentimento, un'aspirazione, un pensiero, e soprattutto un sogno. Così i progetti riescono a sorprendere e a manifestare molti aspetti segreti di una esistenza, di un uomo che vive la sua opera e nella sua opera.
In lui si avvera la straordinaria coincidenza di unificazione del sapere, il piacere dell'invenzione che si accende di continuo. Una progettualità aperta che si rivela in architettura (dal 1963 lavora con Franca Stagi) con progetti del Centro Nuoto di Vignola e di Mirandola, di restauro del Collegio San Carlo, e del Parco Amendola; in particolare in oggetti di design in vetroresina, come la poltrona a nastro, il dondolo, la poltrona guscio che occupano pagine di riviste specializzate e libri del settore e vengono accolti al MoMa di New York, al Vittoria and Albert Museum di Londra, al Vitra Design Museum di Weil am Rhein.
Per Leonardi è necessario allargare il ventaglio degli elementi per costruire oggetti d'arredo, pur impiegando un unico materiale. Ed ecco, dal 1983, tavole di legno d'abete, verniciate in giallo, larghe 50 centimetri e lunghe 150, con spessore di 27 millimetri, si offrono ad essere tracciate e tagliate, per diventare sedie, tavoli, sgabelli, poltroncine, divani, armadi. Un sistema che va sotto il nome "I Solidi e la Struttura Reticolare Acentrata" e contempla anche, per la capacità modulare senza scarto di materiale, di rigenerare, con strutture semplici e complesse allo stesso tempo, un ambiente di equilibrio di convivenza tra uomini e alberi. Una testimonianza è data dalla Città degli Alberi di Bosco Albergati a Castelfranco. Leonardi avverte la necessità di mettere sullo stesso piano le esigenze dell'uomo e quelle dell'albero, secondo una progettualità multipla che si esplica, da giovane, nel ricercare nell'architettura degli alberi (c'è pure un libro, con la Stagi, pubblicato da Mazzotta nel 1982), fotografati e poi "tradotti" in disegni a penna, le caratteristiche di adattamento per la progettazione di parchi, di zone verdi.
Forte la propensione ad esplorare vari campi. Alla macchina fotografica affida l'indagine, in ogni angolo, del Duomo di Modena, del paesaggio urbano, dei mestieri artigiani del restauro, della cultura rurale e dei media. Di un peculiarisimmo gioco di abilità e di azzardo si connotano le pitture che tocca quel processo di astrazione dal concreto, e sculture in legno, di compenetrazioni strutturali, che avverano una grammatica artistica del meraviglioso nascosto nella realtà.
In lui si avvera la straordinaria coincidenza di unificazione del sapere, il piacere dell'invenzione che si accende di continuo. Una progettualità aperta che si rivela in architettura (dal 1963 lavora con Franca Stagi) con progetti del Centro Nuoto di Vignola e di Mirandola, di restauro del Collegio San Carlo, e del Parco Amendola; in particolare in oggetti di design in vetroresina, come la poltrona a nastro, il dondolo, la poltrona guscio che occupano pagine di riviste specializzate e libri del settore e vengono accolti al MoMa di New York, al Vittoria and Albert Museum di Londra, al Vitra Design Museum di Weil am Rhein.
Per Leonardi è necessario allargare il ventaglio degli elementi per costruire oggetti d'arredo, pur impiegando un unico materiale. Ed ecco, dal 1983, tavole di legno d'abete, verniciate in giallo, larghe 50 centimetri e lunghe 150, con spessore di 27 millimetri, si offrono ad essere tracciate e tagliate, per diventare sedie, tavoli, sgabelli, poltroncine, divani, armadi. Un sistema che va sotto il nome "I Solidi e la Struttura Reticolare Acentrata" e contempla anche, per la capacità modulare senza scarto di materiale, di rigenerare, con strutture semplici e complesse allo stesso tempo, un ambiente di equilibrio di convivenza tra uomini e alberi. Una testimonianza è data dalla Città degli Alberi di Bosco Albergati a Castelfranco. Leonardi avverte la necessità di mettere sullo stesso piano le esigenze dell'uomo e quelle dell'albero, secondo una progettualità multipla che si esplica, da giovane, nel ricercare nell'architettura degli alberi (c'è pure un libro, con la Stagi, pubblicato da Mazzotta nel 1982), fotografati e poi "tradotti" in disegni a penna, le caratteristiche di adattamento per la progettazione di parchi, di zone verdi.
Forte la propensione ad esplorare vari campi. Alla macchina fotografica affida l'indagine, in ogni angolo, del Duomo di Modena, del paesaggio urbano, dei mestieri artigiani del restauro, della cultura rurale e dei media. Di un peculiarisimmo gioco di abilità e di azzardo si connotano le pitture che tocca quel processo di astrazione dal concreto, e sculture in legno, di compenetrazioni strutturali, che avverano una grammatica artistica del meraviglioso nascosto nella realtà.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

