Gazzetta di Modena

Modena

Ferita da cani nell’area sgambate

di Carlo Gregori
Ferita da cani nell’area sgambate

Travolta da animali liberi, i proprietari imputati per lesioni. La difesa: «È uno spazio particolare»

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Quando parla della sua gamba non più funzionante come un tempo, ricorda che è stata una tennista di un certo rilievo e che ora non può più giocare. È la conseguenza di un intervento ortopedico, tante visite e una riabilitazione che hanno dato benefici ma non hanno mai potuto riportare il ginocchio ai vecchi tempi, a prima di quel maledetto incidente nella sera del 22 settembre 2014. Erano le sette e si trovava col suo cane nell’area sgambate cani del Parco Ferrari, quando due cani liberi spuntati di corsa da una collinetta l’hanno investita, travolta e gettata a terra. Da allora la sua vita è peggiorata sensibilmente.

Ieri la modenese ha raccontato il suo dramma davanti al giudice di pace nel corso di un processo che la vede parte civile. Il processo riguarda proprio le responsabilità di chi si trova all’interno dell’Area sgambate cani predisposta dal Comune di Modena. La vittima dell’incidente, assistita dall’avvocato Davide Bertaggia, ha infatti denunciato i proprietari dei due cani, due modenesi, oggi difesi dagli avvocati Enrico Aimi e Verena Corradini. Ritiene che quei proprietari siano i responsabili delle sue lesioni e debbano risarcirla, soprattutto dopo che l’ assicurazione dei cani si è rifiutata di liquidare le ingenti spese mediche.

Ieri in aula è stata resa la testimonianza della vittima e di una donna presente al momento del fatto. È emerso che la donna, che portava il suo cane a girare nell’area recintata, ha improvvisamente visto arrivare due cani in corsa verso di lei provenienti da una piccola altura. L i ha descritti come un beagle e un meticcio scuro grosso. Mentre corrono liberi, i cani la travolgono gettandola a terra. Nella caduta si provoca una lesione al ginocchio. Da subito sente un dolore lancinante. I proprietari dei cani si offrono di adagiarla su una panchina in attesa di decidere se andare al pronto soccorso. In serata i medici la visitano ritenendo possibile uno strappo ai legamenti e la ingessano. Ma solo pochissimi giorni dopo, per il dolore torna a farsi visitare a Baggiovara. Il gonfiore è cresciuto notevolmente. Esami diagnostici accurati portano alla luce che si tratta di una lesione più grave: il piatto tibiale si è fratturato. La donna si farà operare in ospedale a Verona, poi seguiranno anni di visite e terapie di riabilitazione senza che il ginocchio si rimetta mai completamente. In tutto questo periodo spende molti soldi di tasca propria per le cure necessarie.

Nel frattempo procedono gli accertamenti della Procura su cosa è successo. La vittima ha riferito al giudice di aver sporto denuncia subito ma contro ignoti. Poco dopo suo figlio, tramite ricerche su Facebook, identifica i cani e i due proprietari e la vittima integrata la denuncia. E oggi i due sono imputati per lesioni colpose.

Ma le difese hanno forti dubbi sulle responsabilità dell’accaduto. Spiega l’avvocato Aimi: «Il cane della mia assistita non aveva una targa. Come si fa a dire se è stato quello o l’altro a urtare la signora? Ma a parte questo, la questione più importate al centro di questo processo riguarda la responsabilità all’interno di una zona recintata speciale e dotata di un regolamento chiaramente scritto nel cartello all’ingresso. Nell’area sgambata i cani stanno liberi. Non hanno guinzagli o alto. È un luogo dedicato a loro. Quindi fino a che punto è responsabile il padrone di un cane che corre libero in quell’area? Che precauzioni deve avere chiunque sta dentro quest’area per evitare incidenti come questo? La signora doveva esserne a conoscenza». Il processo proseguirà in gennaio.

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