Gazzetta di Modena

Modena

«Italpizza pensi ai 500 operai in appalto»

«Italpizza pensi ai 500 operai in appalto»

«Più che puntare su Modena capitale del settore va chiarito che i dipendenti sono 80 e gli altri lavoratori sono di due coop»

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«Riguardo a Italpizza e alla grande produzione di pizze surgelate, più che preoccuparsi del fatto che Modena possa diventare capitale del settore in alternativa a Benevento, l’azienda farebbe bene a ricordare che il discusso sistema del lavoro dato in appalto, con tutti i suoi problemi, tocca il proprio apice proprio nello stabilimento di San Donnino».

Sulla diatriba Modena-Benevento per diventare la patria della pizza surgelata, evidenziata dal senatore Vaccari del Pd, ieri con queste parole sono intervenuti i sindacati modenesi di agroindustria e commercio Flai Cgil, Filcams Cgil, Fai Cisl, Fisascat Cisl.

La vicenda aveva preso spunto dalla presentazione da parte della multinazionale Nestlè di un piano di sviluppo della produzione per la pizza surgelata Buitoni nel mondo e in particolare dall’annuncio della nascita di un hub internazionale della pizza surgelata nel beneventano.

A quel punto si è registrata la reazione del senatore modenese Stefano Vaccari per sottolineare la presenza di Italpizza a San Donnino: «A Modena - ha detto - esiste già il primo polo di produzione nazionale e la sua proprietà prevede di investire 50 milioni di euro tra il 2017 e il 2019 per ampliare la produzione, con la conseguente creazione di centinaia di posti di lavoro».

Ora prendono posizione i sindacati dei settori interessati: «Consideriamo poco interessante la recente diatriba di aspetto promozionale riguardo al titolo di cui dovrebbe fregiarsi la città Modena, cioè “capitale della pizza surgelata” grazie alla presenza dello stabilimento produttivo di Italpizza srl, azienda leader nel mercato italiano in questa fascia di prodotto. Cogliamo invece l’occasione di sottolineare - affermano i sindacati - come il sistema degli appalti, già pervasivo nel distretto delle carni, tocchi il suo apice proprio nello stabilimento Italpizza di San Donnino dove ormai sono rimasti solo 80 dipendenti diretti dell’azienda (con qualifica impiegatizia), mentre tutti gli oltre 500 operai addetti alla lavorazione sono soci-lavoratori di due principali cooperative in appalto. A questi lavoratori viene inoltre applicato il Contratto collettivo nazionale di lavoro delle imprese di pulizia e multiservizi, un contratto del tutto inadeguato rispetto all’attività svolta dal personale in produzione, che invece impasta, stende, cuoce e farcisce le rinomate pizze surgelate. Si tratta di lavoratori che negli anni hanno passato anche personali odissee, come ad esempio la lavoratrice A.B., inizialmente dipendente della Cooperativa CSM, poi lavoratrice somministrata da Synergie Italia, poi dipendente a tempo determinato di Italpizza, poi della Cooperativa Vega, poi della Cooperativa Co.Fa.Mo, poi della Cooperativa Logifood, ma sempre occupata all’interno di Italpizza».

«Un strategia economica che punta al basso costo del lavoro, produce basse professionalità e basse competenze e rischia a lungo andare di compromettere anche la competitività del sistema - dichiarano i sindacati dell’agroindustria e del commercio di Cgil e Cisl - Legittimo valorizzare le realtà produttive del territorio, ma anche i lavoratori devono essere considerati una risorsa su cui puntare e non solo un elemento di costo».



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