Modena, via Udine: il palazzo mai “abbandonato”
Ancora una situazione di degrado a Modena. Lo scheletro di cemento a tre piani di un palazzo in via Udine continua ad essere frequentato da tossici e sbandati: sporcizia, letti, metadone, rifiuti
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15857107:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/nel-palazzo-abbandonato-di-via-udine-a-modena/83459/84030]]
MODENA. È sconfortante constatare come nulla sia cambiato pressoché nulla: il vicinato che si lamenta del via vai notturno, della gente che sbuca e si aggira in strada per poi tornare a scomparire, gli “inquilini” che bivaccano e che danno appuntamenti nelle vicinanze per spacciare, le protezioni che vengono violate, le forze dell’ordine che prima o poi faranno un blitz, la proprietà o chi per essa che viene chiamata a tappare i buchi da dove si infilano gli intrusi.
Si tratta di via Udine e del “suo” palazzo in costruzione abbandonato da anni ma sempre rifugio di tossicodipendenti e di sbandati. È ormai ritenuto un classico, un posto che nell’ipotetica guida al degrado vanta parecchie stelle perché è edificio in cemento luogo tutto sommato isolato, chi lo occupa riesce a nascondersi ai più, non vi sono stati nel tempo (a parte un incendio) episodi violenti o risse all'interno che possano aver richiesto a furore di popolo un intervento radicale. Per questo, se si esclude l’azione del vicinato che ogni tanto, sconsolato, lancia qualche segnale via telefono o fermando qualche Volante che si trova nei paraggi, lo stabile abbandonato di via Udine, a qualche decina di metri dall’incrocio con via Morane, continua nella sua missione di rifugio, di covo.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.15857034:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2017/09/15/fotogalleria/degrado-e-bivacchi-in-un-palazzo-di-via-udine-a-modena-1.15857034]]
Si tratta dello scheletro in cemento armato di un edificio, un condominio a tre piani con scantinati ora colmi d’acqua. In ogni piano ci sono tracce umane. Nel retro, nel lato che confina con l’area parcheggio dell’Esselunga, c’è l’ingresso più facile: la rete della recinzione in plastica è stata abbassata e si scavalca agilmente, ma appena dentro bisogna effettuare un percorso angusto per non camminare sulle reti di protezione collocate sopra alla “piscina” naturale che si è creata nell’area dei sotterranei. Il rischio è che, con il proprio peso, si possa precipitare. Passati questo ostacoli il palazzo si presenta con quello che era una residenza estiva, un giaciglio con vista siepe di recinzione e in un angolo, parecchie bottiglie di plastica con urina e sacchetti pieni di carta stagnola. È la hall dell’edificio, per avventurarsi ai piani superiori si sale con la scalinata in cemento che dà sul lato di via Udine. E è all’ultimo piano, con ampia vista sulla città, che vi sono giacigli, tracce di consumo di droga, alcuni flaconcini di metadone, tanta carta stagnola bruciacchiata, piccole panche create con un asse di legno e alcuni mattoni ad uso di tavolino per scaldare e consumare la droga, candele ed accendini.
Al piano di sotto massima sporcizia, tra sacchi a pelo distrutti, una miriade di bottiglie di plastica con urina, escrementi, resti di bivacchi, un cellulare abbandonato, qualche siringa. Scendendo in basso e andando sul lato via Udine si nota come, con un po’ più di abilità fisica, si possa scavalcare la recinzione: proprio sotto alla rete è stata collocata una grossa panca di legno.
Insomma: due accessi, piano terra e tre piani “abitabili”, recinzione, piscina, giardino: mancano acqua corrente, luce e riscaldamento, ma per il resto lo stabile è confortevole e i clienti negli anni non lo hanno mai abbandonato.
Stefano Totaro
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
