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«Un evento raro e imprevedibile»

«Un evento raro e imprevedibile»

Maria Galassi, direttrice di Ostetricia: «Non c’erano le condizioni per il cesareo»

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La tragedia che si è consumata mercoledì sera all’ospedale di Sassuolo è stata spiegata con una breve nota dalla direzione del nosocomio: «Nella serata del 13 settembre a causa di alcune complicanze emerse durante la fase di travaglio, è deceduto un neonato. Si tratta di un caso di distocia di spalla nel quale, nonostante tutti gli sforzi messi immediatamente in campo dal personale medico e ostetrico – comprese le manovre di rianimazione neonatale – non si è riusciti a salvare la bambina. Sono buone le condizioni di salute della madre, che è monitorata in ospedale e non corre rischi per la propria salute. Si è trattato di un evento tragico, che ha profondamente colpito il personale e la Direzione dell'Ospedale. Si esprime pertanto partecipazione e rispetto per il dolore dei familiari e massima trasparenza e collaborazione per far luce sull’accaduto». Ma ad entrare nel dettaglio di quei concitati minuti è la direttrice di Ostetricia e Ginecologia Maria Cristina Galassi: «Non c’era assolutamente nessuna condizione per fare il cesareo – esordisce – ed anche le ore di vero travaglio non ci sono state perchè la strumentazione ha attestato che quel travaglio è partito veramente intorno alle 10 del mattino, il resto erano contrazioni preparatorie che le donne possono avere anche per giorni. È chiaro che i parenti e i pazienti riferiscono come inizio di travaglio in modo inesatto la prima contrazione, che può venire addirittura anche una settimana prima».

Ma cosa è successo dal punto di vista clinico?

«Una cosa non prevenibile e non prevedibile ed avviene nello 0,2 - 0,3% dei casi e consiste in una delle più drammatiche complicanze di un parto, di un feto in presentazione cefalica; quando c’è il disimpegno della testa fetale e la donna spinge ed esce la testa normalmente, il feto si pone con le spalle nel bacino osseo rigido nella parte più ampia di questo. Se invece le spalle si incastrano trasversalmente rispetto all’ingresso dello scavo pelvico la spalla non si disimpegna e da quel momento si mettono in atto le manovre per fare in modo che le spalle si pongano nel diametro più favorevole alla nascita della restante parte del feto: questa si chiama distocia della spalla. Purtroppo è una delle nostre peggiori complicanze e per questo facciamo ripetutamente delle esercitazioni specifiche. Nei casi di distocia gli esiti infausti sono rari, 20/30 per mille».

Eppure sembrava tutto paradossalmente normale, poi?

«La durata del travaglio effettivo è stato quello normale di una donna al primo parto e, come la strumentazione testimonia, è iniziato nella tarda mattinata, prima erano contrazioni preparatorie che portano la donna in una fase attiva ma possono durare anche una settimana. Se dovessimo ricoverare tutte le donne che hanno le contrazioni servirebbero 3 ospedali. Lei ha fatto diversi accessi perchè ambulatorialmente noi seguiamo le donne, quando è venuta è stata valutata e controllata e poi rimandata al domicilio: c’erano le condizioni per mandarla a casa. Purtroppo della distocia di spalla ci si rende conto soltanto dopo il disimpegno della testa fetale. Potrebbero esserci dei messaggi premonitori che in questo caso - conclude la dottoressa Cristina Galassi - non ci sono stati». (al.sci.)

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