Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia 2017

IL RACCONTO/ Festival Filosofia: quel pass per condividere un sogno

di Arianna De Micheli
IL RACCONTO/ Festival Filosofia: quel pass per condividere un sogno

Citazioni, accenni nostalgici e “caccia” alle sedioline in una mescolanza di generazioni e provenienze

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MODENA. Avanti un altro. Lei per quale ruolo si presenta? Ah…vuole interpretare il Festival della Filosofia. Mi dica qualcosa di sensato sulle arti. “Per guardare il nostro volto basta uno specchio, per riconoscere la nostra anima è indispensabile l’arte”. Mica è farina del suo sacco. George Bernard Shaw c’è arrivato ben prima di lei. “L’artista è creatore e stabilisce le proprie regole. Una sorta di secondo Dio”. Glielo concedo, se mi cita l’intramontabile Remo Bodei significa che sta sul pezzo. E non mi faccia il nostalgico con Bauman che mi viene l’occhio liquido. Già mi sento respirare con un polmone solo. Tra lo spauracchio della pioggia, il rinnovato approccio ai controlli di sicurezza - però non mi pare vi sia un gran frugare in borse e zaini - e gli accessi a “numero chiuso” per i posti all’aperto - una contraddizione in termini non trova? - il rischio flop al botteghino è quanto mai concreto. Mica demorde la gente, questo lo vedo da me. Per carità! Non parli di biglietto che al comitato scientifico viene l’orticaria.

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CONTROMARCA. Piuttosto dica pass, anzi… contromarca. Serve giusto per la conta delle pecore nel recinto. Milleduecento sedioline transennate. “Col cavolo che questi posti sono prenotati dalle scuole. Da qui non mi sposto. A meno che tu, con la tua bella maglia con scritto staff, non trovi quattro sedie per la mia famiglia. Ho speso mille euro per venire a Modena!”. Wow! Quattro sedie varranno ben mille euro. Nervosetta l’atmosfera, non le pare? E non sono ancora le dieci del mattino. A guardar la fila vien da pensare che il De rerum Natura snocciolato dal fu magnifico rettore Dionigi abbia scalato la classifica di gradimento. Ma di grazia, perché dovrei fidarmi del suo talento? Sinora ha dato prova di ben scarsa originalità. Certo che sogno, come chiunque.

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I SOGNI. Puzziamo tutti di sogni scaduti. “Tengo per mano il mio amore, stiamo insieme da secoli ma siamo bambini. Anche i nostri genitori sono bambini. Sono mamma e papà, ne siamo consapevoli, eppure giochiamo insieme alla pari…”. Sarebbe questo il suo grande sogno? Vuole farmi credere che il segreto del successo del festival sia tutto qui? Temo di non capire. Ovvio che sono un artista io, sono il regista. Un secondo Dio in carne e ossa! Dunque mi chiede uno sforzo di immaginazione. Vedo Piazza Grande satolla che pende dalle labbra di Gilles. Non lo so pronunciare Lipovetsky, non insista. Un professorone di Grenoble che intitola uno dei suoi saggi L’era del vuoto ha capito ogni singola virgola di questa nostra misera vita. Se però poi mi parte in quarta con il capitalismo artista…mah. Ed ecco lo psicanalista. Che folla!

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LA STAR. Ormai Massimo Recalcati è una star, un idolo del pubblico femminile. La piazza pare attraversata da un lunghissimo serpente con migliaia di piedi. Scalpitano senza darsi pace: “È uno strazio! Ah ma se non trovano una soluzione il prossimo anno saranno in molti a disertare il festival”. Signore e signori, lamentarsi è fatica sprecata. “L’opera d’arte è un urlo che rompe i cristalli di una città”. E se lo dice Recalcati…lui sì che può permettersi di citare Claudio Parmiggiani. La sua lectio magistralis è un dichiarato omaggio al grande artista di Luzzara. Ma tornando alle sue velleità di interprete… che cosa c’entra il suo sogno con tutto ciò? Perché dovrei osservare il pubblico con occhio attento? L’ho già fatto stamani e ho registrato un solo dettaglio degno di nota.

I LOVE NORCIA. Ossia un gruppo di persone con indosso una maglia stampata: I love Norcia. Un bel viaggio Norcia-Modena. Inaspettato. “Neanche poi tanto. Entrambe le città conoscono distruzione e speranza”. Forse ha ragione lei. Anche sul fatto che insegnanti e alunni, durante le lectio, abbiano in comune lo stesso sguardo rapito, impermeabile alla distrazione. Però alle loro spalle c’è un ragazzetto che sbadiglia e pure un sessantenne che russa. Dice che è proprio questo il punto? Giocare tutti alla pari. Mi sa che a lei sfugge il gap generazionale. Quello non lo annulla neppure il Padre Eterno. Condivisione. Bella parola. Lei può giusto interpretare il Festival della Retorica.

BASTA UN LIKE. Oggi si condivide qualsiasi amenità, basta un like. Esserci con cuore-anima-corpo-cervello? Quando mai! Certo che so dov’è l’orto botanico. Mica sono interdetto, sarò ben capace di ascoltare un bambino che spiega alla mamma perché le foglie sono sublime espressione d’arte. E pure io parteggio per il nipote che alla Piccola Fiera del Libro Filosofico - ma non sono un po’ scarsi i banchi quest’anno? - cerca di convincere il nonno che leggere la Piccola filosofia dello zombie di Maxime Columbine è il modo migliore per campare in eterno.

ATELIER D’ARTISTA. Perché vuole che l’accompagni nella casa-studio di Andrea Chiesi pittore di mestiere e di cuore? Non sono affatto sicuro che al mio amor proprio giovi perdersi in un luogo di confine dove la pittura è magia e l’illusione è più vera del vero. E ancor meno vagare con un sacco di altra gente nel reticolo sonoro di Palazzo Santa Margherita. Questa non è la realtà. La realtà è la pioggia sottile, poi grassa, delle sei di sera. La realtà è che a ‘sto giro non si può vagabondare in scioltezza da una sedia all’altra. Questione di sicurezza dicono! E’ invece è paura. Lei si inventa parentesi di bellezza dove germoglia ansia perpetua. Senta, non creda che un invito a pranzo possa curare quello che lei definisce il mio pessimismo cosmico. Anche se, a onor del vero, un buon menù di Tullio l’immancabile può compiere miracoli. Bomba di tagliatelle, galletto arrosto e patate al rosmarino, gelato con mirtillo nero dell’appennino nostrano. Mi vuole corrompere con una vera e propria installazione artistica nello stomaco. Ma si rende conto che per stare in scena tre giorni di fila e su un triplice palcoscenico -Modena, Carpi, Sassuolo – ci vuole tempra? Non mi dica, vanta pure il dono dell’ubiquità. Bene, le faremo sapere. Il prossimo prego…
 

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