Luca De Biase: «Il web non fa male l’importante è usarlo non subirlo»
Pubblico numeroso anche a Sassuolo per le lezioni del festival Filosofia.Luca De Biase in piazzale Avanzini ha presentato l'argomento “Web design – l'estetica della rete”. Tra i presenti, anche l'asse...
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Pubblico numeroso anche a Sassuolo per le lezioni del festival Filosofia.
Luca De Biase in piazzale Avanzini ha presentato l'argomento “Web design – l'estetica della rete”. Tra i presenti, anche l'assessore alla città distretto sassolese Gregorio Schenetti. De Biase ha cominciato con un breve excursus sui cambiamenti che la tecnologia ha subito in questi anni: dai computer degli anni '50, ancora usati solo da ingegneri o studiosi perchè “difficili” per le persone comuni, all'idea rivoluzionaria di Steve Jobs degli anni '70, quando all'uscita di “Apple 2 “ disse che la sua azienda avrebbe avuto un futuro perchè avrebbe creato computer che tutti avrebbero potuto usare senza il libretto delle istruzioni. “Jobs fece l'esempio di quanto l'uomo fosse veloce a piedi – ha spiegato De Biase – e, per citare un altro animale, il condor era più veloce. Ha però continuato dicendo che l'uomo aveva creato la bicicletta e indubbiamente era il più veloce ad andarci. Ecco, la sua idea rivoluzionaria fu quella di rendere il computer, i cellulari, internet la bicicletta del cervello». Lo scrittore ha proseguito descrivendo gli inizi del Web degli anni '90. «Per capire la potenza che ha avuto internet – ha affermato – basti pensare che quando Bill Gates scrisse “The Road Ahead” e non citò internet, dovette scrivere una seconda edizione aggiungendo due capitoli sull'argomento, dopo che il suo libro fu tolto dal mercato dopo due mesi». Dal 2000 in poi, ha continuato, apparsero Google e Amazon e, nel 2007, si aggiunse l'I-Phone, che cambiò completamente il panorama che c'era prima. Da quel momento anche attraverso il cellulare era possibile navigare sui siti web. «Oggi – ha proseguito De Biase – guardiamo in media 150 volte al giorno il nostro cellulare, che equivalgono a circa 2 ore e 30 minuti della nostra giornata. Questo non è un caso: è stato creato con questo obiettivo, è fatto per essere guardato ed è diventato parte dell'anatomia umana».
Nel 2013 il 98% della conoscenza umana è stata registrata in formato digitale e da qui la nostra strategia di memorizzazione è cambiata, passando dal voler ricordare la cosa precisa al dare la priorità a memorizzare dove poter pervenire l'informazione. De Biase ha chiuso l'incontro sostenendo che la tecnologia, lungi dall'essere neutra, ci condiziona e ci porta a fare delle scelte e solo la capacità critica ci porterà verso il futuro. «Gli italiani – ha concluso – sono bravi con l'interfaccia, quel punto in cui l'umano e la tecnologia si incontrano. È ora di iniziare a giocare d'attacco».
Eleonora Alboresi
Luca De Biase in piazzale Avanzini ha presentato l'argomento “Web design – l'estetica della rete”. Tra i presenti, anche l'assessore alla città distretto sassolese Gregorio Schenetti. De Biase ha cominciato con un breve excursus sui cambiamenti che la tecnologia ha subito in questi anni: dai computer degli anni '50, ancora usati solo da ingegneri o studiosi perchè “difficili” per le persone comuni, all'idea rivoluzionaria di Steve Jobs degli anni '70, quando all'uscita di “Apple 2 “ disse che la sua azienda avrebbe avuto un futuro perchè avrebbe creato computer che tutti avrebbero potuto usare senza il libretto delle istruzioni. “Jobs fece l'esempio di quanto l'uomo fosse veloce a piedi – ha spiegato De Biase – e, per citare un altro animale, il condor era più veloce. Ha però continuato dicendo che l'uomo aveva creato la bicicletta e indubbiamente era il più veloce ad andarci. Ecco, la sua idea rivoluzionaria fu quella di rendere il computer, i cellulari, internet la bicicletta del cervello». Lo scrittore ha proseguito descrivendo gli inizi del Web degli anni '90. «Per capire la potenza che ha avuto internet – ha affermato – basti pensare che quando Bill Gates scrisse “The Road Ahead” e non citò internet, dovette scrivere una seconda edizione aggiungendo due capitoli sull'argomento, dopo che il suo libro fu tolto dal mercato dopo due mesi». Dal 2000 in poi, ha continuato, apparsero Google e Amazon e, nel 2007, si aggiunse l'I-Phone, che cambiò completamente il panorama che c'era prima. Da quel momento anche attraverso il cellulare era possibile navigare sui siti web. «Oggi – ha proseguito De Biase – guardiamo in media 150 volte al giorno il nostro cellulare, che equivalgono a circa 2 ore e 30 minuti della nostra giornata. Questo non è un caso: è stato creato con questo obiettivo, è fatto per essere guardato ed è diventato parte dell'anatomia umana».
Nel 2013 il 98% della conoscenza umana è stata registrata in formato digitale e da qui la nostra strategia di memorizzazione è cambiata, passando dal voler ricordare la cosa precisa al dare la priorità a memorizzare dove poter pervenire l'informazione. De Biase ha chiuso l'incontro sostenendo che la tecnologia, lungi dall'essere neutra, ci condiziona e ci porta a fare delle scelte e solo la capacità critica ci porterà verso il futuro. «Gli italiani – ha concluso – sono bravi con l'interfaccia, quel punto in cui l'umano e la tecnologia si incontrano. È ora di iniziare a giocare d'attacco».
Eleonora Alboresi
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