Gazzetta di Modena

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Neonata morta, sequestrate le cartelle

di Alfonso Scibona
Neonata morta, sequestrate le cartelle

In attesa dell’autopsia, i carabinieri hanno raccolto la documentazione clinica. La famiglia attende l’ok per il funerale

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Giovanna Cassano, la giovane mamma ventiduenne che ha vissuto la tragedia della morte della prima figlia Aurora (questo il nome che è stato dato alla bambina morta durante il parto dell’altra sera all’ospedale di Sassuolo) è tornata a casa.

Al momento è stata accolta dalla madre, Tina Inisco, che ha deciso di averla vicino in questi primi momenti dopo la tragedia: «Siamo venute a casa – ha detto la donna – e spero che oltre a stare discretamente dal punto di vista fisico Giovanna si riprenda anche da quello psicologico, anche se ci vorrà tanto tempo. Intanto stiamo organizzando il funerale della bambina che si terrà nella chiesa parrocchiale di Braida quando le autorità avranno dissequestrato la salma della bambina».

A proposito di questo, come era prevedibile, c'è da aggiungere e specificare che dopo la denuncia che la famiglia Cassano aveva fatto la mattina successiva alla morte della piccola Aurora alla caserma dei carabinieri di Sassuolo, è subito scattato l’iter da parte dei militari, con la richiesta di documentazione al reparto di ostetricia dove è avvenuta l’operazione e la conseguente trasmissione alla Procura della repubblica di Modena. Il corpicino di Aurora è stato poi trasferito all’istituto di Medicina legale del Policlinico di Modena a disposizione delle autorità competenti per gli esami autoptici i cui risultati saranno poi allegati alle indagini dei militari sassolesi.

«Per questi motivi – ha commentato ancora la nonna di Aurora – non sappiamo ancora con certezza la data del funerale che sarà decisa appena queste operazioni saranno completate ed avremo il via libera da parte dell’istituto di medicina legale di Modena».

Intanto in città ci si interroga come sia stata possibile una disgrazia del genere e quali possano essere gli addebiti, eventuali, nei confronti di un ospedale che viene indicato per risultati tra i migliori della provincia e della regione.

Le principali accuse mosse dai familiari di Giovanna Cassano riguardano l’opportunità da parte dei medici dell’ospedale sassolese di praticare un cesareo, un’eventualità che, però, la direttrice del reparto di Ostetricia e Ginecologia, Maria Cristina Galassi, già all’indomani della morte della piccola Aurora, aveva sottolineato essere non praticabile: «Non c’era assolutamente nessuna condizione per fare il cesareo». Altra accusa mossa dalla famiglia riguarda i due giorni precedenti il parto, ovvero quando Giovanna era stata accompagnata in reparto e per due volte era stata rimandata a casa: «Come la strumentazione testimonia - spiega la direttrice - il travaglio è iniziato nella tarda mattinata, prima erano contrazioni preparatorie che portano la donna in una fase attiva ma possono durare anche una settimana. Se dovessimo ricoverare tutte le donne che hanno le contrazioni servirebbero 3 ospedali. Quando è venuta è stata valutata e controllata e poi rimandata al domicilio: c’erano le condizioni per mandarla a casa».



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