«Proteggere il corpo Il compito della politica per una società nuova»
di Valeria Cammarota
Roberto Esposito spiega come la cura della popolazione sia importante per chi ha il potere e lo obblighi a fare di più
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Il panorama filosofico italiano si trova da alcuni anni in fermento rispetto a un tema cruciale: quello politico. In questo senso, il pensiero di Roberto Esposito si è imposto come uno degli esempi più virtuosi di una riflessione che si pone al confine tra storia, politica e filosofia.
Esposito, professore di Filosofia teoretica alla Normale di Pisa: attraverso l’analisi critica delle categorie politiche elaborate dai classici del pensiero filosofico moderno (specie individuo, persona, comunità) nelle sue ricerche ha sottolineato i limiti del politico nell’età contemporanea, in quanto organizzazione che necessariamente si confronta con il carattere irriducibile della forma vivente. Come la politica si rivolge al corpo? Quando il corpo ha acquisito una valenza politica? Da questi interrogativi è partita la lezione magistrale del docente, ieri. «Per cogliere questa trasformazione, occorre partire dall'inizio che, come spesso accade, risiede nella polis greca - ha spiegato Esposito - Qui la politica non aveva ancora molto a che fare con la materia dei corpi, che occupava invece l'ambito domestico, privato e quello relativo agli schiavi, esclusi dalla vita pubblica. La vita politica e quella biologica avevano ben poco in comune e si sviluppavano in spazi differenziati: la politica nella polis, quella del corpo - nutritiva e vegetativa - nella casa». Tutto ciò finisce nella modernità, quando avviene una svolta decisiva: il ruolo del corpo assume valore politico. «Thomas Hobbes, l'autore del Leviatano - spiega - afferma che uno dei compiti del politico è anche quello di preservare la vita dei cittadini, proteggendo dunque i loro corpi. Altri eventi, poi nel XVIII secolo, contribuiscono a un rapporto più stretto tra corpi e politica. La nascita della biopolitica, per cui il sostentamento della popolazione entra negli obiettivi del potere, perché dal benessere del popolo dipende quello dello Stato; e la nascita della scienza biologica, che conferisce al corpo un'importanza fondamentale, nel suo essere fatto di carne e sangue». Viene allora meno la concezione classica dell'uomo come “qualcosa” di cui non si veda l'involucro e la politica è costretta a farci i conti. «Cade il predominio della parte razionale dell'uomo - spiega Esposito - e si trasforma anche il lessico politico. Ciò, oltre ai risvolti positivi - più attenzione ai sentimenti e all'essenza delle persone - ha anche ricadute negative quando si mettono in risalto gli aspetti etnici e razziali. Ne abbiamo visto l'acme nel nazismo, una politica che si è arrogata il diritto di determinare il successo di una razza a discapito di un'altra». Oggi, tutte le questioni dell'uomo - salute, immigrazione, terrorismo - affondano le radici nei corpi delle persone. «Sono oggetto di leggi - ha concluso - e il loro statuto si fa sempre più complicato. L'uomo è una persona o una cosa? Né totalmente l'una né l'altra. E questo complica le cose. Quando un embrione diventa persona? Quando si può dire che una persona muoia (tema del fine vita)? Tra politica e medicina oggi si va stringendo un rapporto stretto che rischia di snaturare entrambi o sottoporli a strumentalizzazioni. Certo è che la presenza dei corpi in politica può e deve produrre una nuova società e una nuova gestione del potere».
Esposito, professore di Filosofia teoretica alla Normale di Pisa: attraverso l’analisi critica delle categorie politiche elaborate dai classici del pensiero filosofico moderno (specie individuo, persona, comunità) nelle sue ricerche ha sottolineato i limiti del politico nell’età contemporanea, in quanto organizzazione che necessariamente si confronta con il carattere irriducibile della forma vivente. Come la politica si rivolge al corpo? Quando il corpo ha acquisito una valenza politica? Da questi interrogativi è partita la lezione magistrale del docente, ieri. «Per cogliere questa trasformazione, occorre partire dall'inizio che, come spesso accade, risiede nella polis greca - ha spiegato Esposito - Qui la politica non aveva ancora molto a che fare con la materia dei corpi, che occupava invece l'ambito domestico, privato e quello relativo agli schiavi, esclusi dalla vita pubblica. La vita politica e quella biologica avevano ben poco in comune e si sviluppavano in spazi differenziati: la politica nella polis, quella del corpo - nutritiva e vegetativa - nella casa». Tutto ciò finisce nella modernità, quando avviene una svolta decisiva: il ruolo del corpo assume valore politico. «Thomas Hobbes, l'autore del Leviatano - spiega - afferma che uno dei compiti del politico è anche quello di preservare la vita dei cittadini, proteggendo dunque i loro corpi. Altri eventi, poi nel XVIII secolo, contribuiscono a un rapporto più stretto tra corpi e politica. La nascita della biopolitica, per cui il sostentamento della popolazione entra negli obiettivi del potere, perché dal benessere del popolo dipende quello dello Stato; e la nascita della scienza biologica, che conferisce al corpo un'importanza fondamentale, nel suo essere fatto di carne e sangue». Viene allora meno la concezione classica dell'uomo come “qualcosa” di cui non si veda l'involucro e la politica è costretta a farci i conti. «Cade il predominio della parte razionale dell'uomo - spiega Esposito - e si trasforma anche il lessico politico. Ciò, oltre ai risvolti positivi - più attenzione ai sentimenti e all'essenza delle persone - ha anche ricadute negative quando si mettono in risalto gli aspetti etnici e razziali. Ne abbiamo visto l'acme nel nazismo, una politica che si è arrogata il diritto di determinare il successo di una razza a discapito di un'altra». Oggi, tutte le questioni dell'uomo - salute, immigrazione, terrorismo - affondano le radici nei corpi delle persone. «Sono oggetto di leggi - ha concluso - e il loro statuto si fa sempre più complicato. L'uomo è una persona o una cosa? Né totalmente l'una né l'altra. E questo complica le cose. Quando un embrione diventa persona? Quando si può dire che una persona muoia (tema del fine vita)? Tra politica e medicina oggi si va stringendo un rapporto stretto che rischia di snaturare entrambi o sottoporli a strumentalizzazioni. Certo è che la presenza dei corpi in politica può e deve produrre una nuova società e una nuova gestione del potere».
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