«Sfruttiamo al meglio il tempo che ci regalano le macchine»
Remo Bodei ha parlato dell’evoluzione tecnologica che ha cambiato il lavoro «L’uomo ne approfitti per puntare su creatività e autoimprenditorialità»
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Quali margini di umanità sono concessi nell’era delle macchine? In un mondo dove la tecnologia evolve sempre più velocemente, come cambia e come continuerà a cambiare il lavoro, il tempo libero e anche i nostri desideri? In una lezione spostata nel padiglione in piazza XX Settembre, ieri Remo Bodei ha lasciato il pubblico con queste domande. “Macchine, produzione, consumo” il titolo della conferenza. «Io non parlerò delle arti belle ma delle arti meccaniche a lungo disprezzate - così ha esordito il professore - Lo farò a partire da un tema, quello del desiderio, che apparentemente non ha niente a che vedere. Tutti i nostri desideri sono stati modificati dalle macchine e continueranno a cambiare le nostre aspettative, soprattutto nel lavoro. Un cambiamento che non coinvolge soltanto gli operai, ma tutte le professioni». Due resoconti storici, quello del mutamento del desiderio e quello dell’evoluzione delle macchine, sono stati l’oggetto della spiegazione di Bodei, prima di giungere ai giorni nostri.
Il termine “meccanica” deriva dalla parola greca che significa “astuzia” «Si pensava che la meccanica fosse contro natura – ha spiegato il professore - perché non si capiva come con poco sforzo si sollevassero grandi pesi». La meccanica veniva quindi disprezzata. L’evoluzione del desiderio si lega al fatto che i beni a disposizione non sono abbastanza per tutti. Bodei ha spiegato, citando il filosofo cinese Lao Tzu e Seneca e passando per il Cristianesimo, come nei secoli si è fatto fronte al problema cercando di non dare valore ai beni terreni. Per le macchine «Il cambiamento arriva con Galileo, scopre che non è vero che la meccanica è un trucco contro la natura. L'astuzia deriva da bilanciamenti di formule. Inizia un’epoca che si distingue da quella medievale e antica, in cui le macchine servono agli uomini».
Passando dalle invenzioni di Watt e Jacquard, il filosofo ha ripercorso alcune tappe dell’era industriale, che non solo ha rivalutato le macchine: talvolta ha dato loro più valore che agli uomini. «Gli operai inglesi, dando la colpa della disoccupazione alle macchine, iniziarono a romperle. Il governo inglese dichiarò lo stato d'assedio e la pena di morte per chiunque le distruggesse». L'ampia produzione e la povertà operaia, aveva tuttavia creato un divario tra sovrapproduzione e sottoconsumo: «Per stringere la forbice si è creato il consumismo, facendo leva sul desiderio». La conquista di meno ore di lavoro e quindi del tempo libero, che andava riempito. Bodei ricorda il primo supermercato, il carrello, l’invenzione della vetrina, poi i modelli del Taylorismo e del Fordismo, soppiantati dal Toyotismo. Le macchine che si sostituiscono all’uomo creano tempo da riempire e un’abbondanza di prodotti da consumare. «Quel modello antico per cui per essere ricchi bisogna essere poveri crolla» ha concluso Bodei. Oggi l’evoluzione delle macchine continua: «In California ci sono morìe di impiegati nei fast food perché c'è una macchina che prepara 300 hamburger in un'ora. Per l'uomo non c'è partita. Questa forma di automazione colpisce tutti. Si avrà probabilmente una grande sotto occupazione». Bodei ha riflettuto sulle soluzioni: «In molti dicono dobbiamo consumare di meno, tornare ad un'abbondanza frugale. Ma ci vorranno degli anni per reinventarsi lavori per sostituirsi ai computer e persone abituate a comprare non riusciranno a seguire le diete di non consumo». La possibilità di riscatto, secondo Bodei, sta nel tempo: «Dobbiamo saper usare l'enorme quantità di tempo che le macchine ci hanno permesso di liberare. Come diceva Bruno Trentin: non abbiamo bisogno del tempo libero, ma di un tempo liberato, di un ozio creativo e prospettive storiche. Dobbiamo capire cos'è il tempo. Non possiamo vivere nel rimpianto del passato, né aspettare un futuro che non sappiamo quale sia». Secondo Bodei, il tempo permette di scoprire la nostra creatività, forme di autoimprenditorialità: lo scacco nei confronti delle macchine.
Eleonora Degoli
Il termine “meccanica” deriva dalla parola greca che significa “astuzia” «Si pensava che la meccanica fosse contro natura – ha spiegato il professore - perché non si capiva come con poco sforzo si sollevassero grandi pesi». La meccanica veniva quindi disprezzata. L’evoluzione del desiderio si lega al fatto che i beni a disposizione non sono abbastanza per tutti. Bodei ha spiegato, citando il filosofo cinese Lao Tzu e Seneca e passando per il Cristianesimo, come nei secoli si è fatto fronte al problema cercando di non dare valore ai beni terreni. Per le macchine «Il cambiamento arriva con Galileo, scopre che non è vero che la meccanica è un trucco contro la natura. L'astuzia deriva da bilanciamenti di formule. Inizia un’epoca che si distingue da quella medievale e antica, in cui le macchine servono agli uomini».
Passando dalle invenzioni di Watt e Jacquard, il filosofo ha ripercorso alcune tappe dell’era industriale, che non solo ha rivalutato le macchine: talvolta ha dato loro più valore che agli uomini. «Gli operai inglesi, dando la colpa della disoccupazione alle macchine, iniziarono a romperle. Il governo inglese dichiarò lo stato d'assedio e la pena di morte per chiunque le distruggesse». L'ampia produzione e la povertà operaia, aveva tuttavia creato un divario tra sovrapproduzione e sottoconsumo: «Per stringere la forbice si è creato il consumismo, facendo leva sul desiderio». La conquista di meno ore di lavoro e quindi del tempo libero, che andava riempito. Bodei ricorda il primo supermercato, il carrello, l’invenzione della vetrina, poi i modelli del Taylorismo e del Fordismo, soppiantati dal Toyotismo. Le macchine che si sostituiscono all’uomo creano tempo da riempire e un’abbondanza di prodotti da consumare. «Quel modello antico per cui per essere ricchi bisogna essere poveri crolla» ha concluso Bodei. Oggi l’evoluzione delle macchine continua: «In California ci sono morìe di impiegati nei fast food perché c'è una macchina che prepara 300 hamburger in un'ora. Per l'uomo non c'è partita. Questa forma di automazione colpisce tutti. Si avrà probabilmente una grande sotto occupazione». Bodei ha riflettuto sulle soluzioni: «In molti dicono dobbiamo consumare di meno, tornare ad un'abbondanza frugale. Ma ci vorranno degli anni per reinventarsi lavori per sostituirsi ai computer e persone abituate a comprare non riusciranno a seguire le diete di non consumo». La possibilità di riscatto, secondo Bodei, sta nel tempo: «Dobbiamo saper usare l'enorme quantità di tempo che le macchine ci hanno permesso di liberare. Come diceva Bruno Trentin: non abbiamo bisogno del tempo libero, ma di un tempo liberato, di un ozio creativo e prospettive storiche. Dobbiamo capire cos'è il tempo. Non possiamo vivere nel rimpianto del passato, né aspettare un futuro che non sappiamo quale sia». Secondo Bodei, il tempo permette di scoprire la nostra creatività, forme di autoimprenditorialità: lo scacco nei confronti delle macchine.
Eleonora Degoli
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