Cpl, Ischia e le intercettazioni
Le imputazioni agli ex vertici della cooperativa e il troncone che è stato trasferito da Napoli a Modena
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A Modena, con il trasferimento degli atti dell'inchiesta sulla metanizzazione dell'isola d' Ischia, fu mandato tutto il materiale che era confluito nell'inchiesta napoletana, e dunque ci sono anche le intercettazioni di colloqui tra il presidente del Consiglio e il comandante interregionale della GdF Matteo Adinolfi, relative all'inchiesta Cpl.
Si tratta dell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia e sul “metodo Cpl”, in sostanza secondo le accuse quello di ingraziarsi a regali e assunzioni tutti coloro che potessero essere di aiuto nello sviluppo e conduzione degli appalti e nella protezione politica della superpotenza dell'energia, con annessa produzione di fondi neri . Una inchiesta “spezzata in due”: a Napoli è rimasto il procedimento nei confronti del sindaco di Ischia e del dirigente del settore tecnico del Comune di Ischia accusati di aver ricevuto soldi e utilità dai dirigenti della Cpl per l'appalto per la metanizzazione dell'isola. Dunque, la Procura di Modena aveva ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della Cpl contenenti anche le intercettazioni ed ecco che il capitano Gianpaolo Scafarto, 44 anni, campano, vice-comandante dei Noe campani, ha l’incontro con il procuratore capo Musti. Scafarto è il carabiniere finito nella bufera perché sospettato di aver falsificato le carte dell’inchiesta Consip “forzando” le accuse nei confronti della famiglia Renzi. Ma il militare è anche tra gli investigatori che hanno guidato l’inchiesta dei Noe su Cpl e metanizzazione di Ischia. E quanto accaduto con il padre di Renzi (secondo l’accusa dei pm ci sarebbe stata la manipolazione di un’intercettazione) fa correre la memoria al corposo faldone elaborato dai carabinieri nell’inchiesta Cpl per la quale sono a processo tutti gli ex vertici della cooperativa. Anche in quell’indagine furono numerose le intercettazioni ambientali e telefoniche seguite dal reparto dell’Arma, e sulle quali ora cala un velo di perplessità. Gli avvocati Chiappero e Vellani, che difendono Roberto Casari, non hanno voluto rilasciare in merito alcuna dichiarazione.
Tornando alla vicenda Cpl, il troncone dell'indagine è attualmente a dibattimento. Il processo è in giudizio immediato, che prevede di saltare l'udienza preliminare, dopo la richiesta della Procura di Modena: a quasi due anni dalla prima udienza deve però di fatto ancora entrare nel vivo ed è in calendario un'udienza a novembre. Nella lista dei testimoni, anche Massimo D'Alema e Giulio Tremonti. Le imputazioni sono a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione e reati fiscali. Oltre all'ex presidente di Cpl Roberto Casari, sono a giudizio gli ex dirigenti Giulio Verrini, Maurizio Rinaldi e Francesco Simone, il fratello del sindaco di Ischia Massimo Ferrandino e il consulente Giorgio Montali. La trasmissione degli atti, con le conversazioni tra il generale Gdf Adinolfi e Renzi in un'informativa, intercettazioni ritenute prive di rilievo, fu deciso dal tribunale del Riesame. Così le carte passarono dal pool di magistrati napoletani guidato dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino e composto dai sostituti Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto, ai colleghi di Modena, l'allora facente funzioni Lucia Musti, poi divenuta capo, e i colleghi Pasquale Mazzei e Marco Niccolini. La competenza modenese fu stabilita ad aprile, a novembre era già fissata l'udienza per l'immediato.
Si tratta dell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia e sul “metodo Cpl”, in sostanza secondo le accuse quello di ingraziarsi a regali e assunzioni tutti coloro che potessero essere di aiuto nello sviluppo e conduzione degli appalti e nella protezione politica della superpotenza dell'energia, con annessa produzione di fondi neri . Una inchiesta “spezzata in due”: a Napoli è rimasto il procedimento nei confronti del sindaco di Ischia e del dirigente del settore tecnico del Comune di Ischia accusati di aver ricevuto soldi e utilità dai dirigenti della Cpl per l'appalto per la metanizzazione dell'isola. Dunque, la Procura di Modena aveva ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della Cpl contenenti anche le intercettazioni ed ecco che il capitano Gianpaolo Scafarto, 44 anni, campano, vice-comandante dei Noe campani, ha l’incontro con il procuratore capo Musti. Scafarto è il carabiniere finito nella bufera perché sospettato di aver falsificato le carte dell’inchiesta Consip “forzando” le accuse nei confronti della famiglia Renzi. Ma il militare è anche tra gli investigatori che hanno guidato l’inchiesta dei Noe su Cpl e metanizzazione di Ischia. E quanto accaduto con il padre di Renzi (secondo l’accusa dei pm ci sarebbe stata la manipolazione di un’intercettazione) fa correre la memoria al corposo faldone elaborato dai carabinieri nell’inchiesta Cpl per la quale sono a processo tutti gli ex vertici della cooperativa. Anche in quell’indagine furono numerose le intercettazioni ambientali e telefoniche seguite dal reparto dell’Arma, e sulle quali ora cala un velo di perplessità. Gli avvocati Chiappero e Vellani, che difendono Roberto Casari, non hanno voluto rilasciare in merito alcuna dichiarazione.
Tornando alla vicenda Cpl, il troncone dell'indagine è attualmente a dibattimento. Il processo è in giudizio immediato, che prevede di saltare l'udienza preliminare, dopo la richiesta della Procura di Modena: a quasi due anni dalla prima udienza deve però di fatto ancora entrare nel vivo ed è in calendario un'udienza a novembre. Nella lista dei testimoni, anche Massimo D'Alema e Giulio Tremonti. Le imputazioni sono a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione e reati fiscali. Oltre all'ex presidente di Cpl Roberto Casari, sono a giudizio gli ex dirigenti Giulio Verrini, Maurizio Rinaldi e Francesco Simone, il fratello del sindaco di Ischia Massimo Ferrandino e il consulente Giorgio Montali. La trasmissione degli atti, con le conversazioni tra il generale Gdf Adinolfi e Renzi in un'informativa, intercettazioni ritenute prive di rilievo, fu deciso dal tribunale del Riesame. Così le carte passarono dal pool di magistrati napoletani guidato dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino e composto dai sostituti Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto, ai colleghi di Modena, l'allora facente funzioni Lucia Musti, poi divenuta capo, e i colleghi Pasquale Mazzei e Marco Niccolini. La competenza modenese fu stabilita ad aprile, a novembre era già fissata l'udienza per l'immediato.
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