Di Bari spiega: «C’era un’indagine»
«La procuratrice non poteva rivelare». Anzaldi (Pd): «Ai limiti del colpo di Stato»
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«I rapporti con la dottoressa Lucia Musti, cui serbo profonda stima, sono stati sempre improntati al reciproco rispetto delle competenze e attribuzioni ed alla leale collaborazione istituzionale». Così Michele di Bari, già prefetto di Modena e ora a Reggio Calabria, commentando le dichiarazioni attribuite alla Procuratrice di Modena nei confronti dei carabinieri e della prefettura, riferite dall’ex capitano Ultimo. Nel merito, Di Bari aggiunge: «La procura indagò su un funzionario della prefettura per una vicenda legata ad una cooperativa. Nel 2016 il procuratore Musti ne ha chiesto l'archiviazione per infondatezza della notizia di reato all'esito delle indagini svolte. Infatti l'ipotesi corruttiva tra il dipendente della prefettura e il presidente della cooperativa come inizialmente ipotizzata dagli organi investigativi non trovò conferma. Sul punto Musti non poteva e non doveva fornire alcuna notizia su ciò che era oggetto di indagine». Un intervento che ha avuto subito il plauso della Musti che ha ringraziato Di Bari: «Il suo comunicato chiude ogni questione e ogni illazione in merito alla correttezza dei rapporti e la stima reciproca tra la Procura e la Prefettura e tra la Procura e l'Arma di Modena». Sull’intera vicenda sono fioccate parecchie reazioni. «Le parole del procuratore Musti pronunciate in sede ufficiale di audizione di fronte all'organo di autogoverno della magistratura ovvero il Csm, mostrano uno scenario inquietante e allarmante, ai limiti del colpo di Stato: i ministeri della Difesa e dell'Interno, da cui dipendono gli ufficiali dei carabinieri, hanno richiesto l'acquisizione delle carte per valutare eventuali provvedimenti da prendere? Hanno avviato un'indagine interna?». È quanto dichiara il deputato Pd Michele Anzaldi annunciando un'interrogazione ai ministri Pinotti e Minniti. E Matteo Renzi attacca: «Chi voleva usare Consip per gettar fango su di me, lo vedrà ritorcersi contro. Mi fido dei giudici di Roma: la verità colpirà chi ha falsificato le prove».
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