Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia 2017

Gabriella Turnaturi: «Si diventa eccentrici per essere notati nelle grandi città»

di Valeria Cammarota
Gabriella Turnaturi: «Si diventa eccentrici per essere notati nelle grandi città»

Sull'intellettuale che per primo ha parlato della società dei media, quando ancora questi non esistevano, ha incentrato la propria lezione magistrale Gabriella Turnaturi, ieri. Visiting scholar...

2 MINUTI DI LETTURA





Sull'intellettuale che per primo ha parlato della società dei media, quando ancora questi non esistevano, ha incentrato la propria lezione magistrale Gabriella Turnaturi, ieri. Visiting scholar presso la Columbia University e Research affiliate presso la New York University, Turnaturi è professoressa di Sociologia presso l’Università di Bologna: la sua ricerca, orientata intorno alle questioni di sociologia della cultura, verte da tempo soprattutto sull’analisi della soggettività, della vita emotiva e delle relazioni affettive.

Un interesse che la affianca al sociologo e filosofo tedesco Georg Simmel e a uno dei suoi libri più noti: “La metropoli e la vita dello spirito”, del 1903. «Simmel è stato egli stesso l'individuo moderno metropolitano - ha spiegato la docente - Visse a Berlino, nel momento di massimo splendore e conobbe molto bene Parigi». Nel 1903, stese la prima analisi sulle metropoli, massime espressioni della modernità. «La metropoli è una calamita, che attira con le sue mille possibilità, ma anche perché più tollerante rispetto ai piccoli centri. Esse sono attraversate da nuovi modi di vivere: i cartelloni pubblicitari, le auto, i grandi magazzini. L'uomo metropolitano ne è sommerso e, per non soccombere, deve difendersi dai tanti stimoli emozionali e sensoriali». Come? Creandosi una corazza e sviluppando un atteggiamento indifferente, “blasè”. Ma la vita è piena di sorprese, di intrecci, di suspance: allora questo individuo camminatore e stanco sviluppa una personalità molteplice e contraddittoria. «Nelle grandi città tutto diventa calcolo, in assenza di rapporti genuini - ha continuato - e tra persone quel che interessa diviene quello di cui si ha bisogno in quel momento. Nuovi consumi, nuovi bisogni, nuove opportunità: cosa fare per sentirsi esistere? L'uomo metropolitano deve fare del suo corpo qualcosa per cui gli altri si fermino a guardarlo. Un tatuaggio, una pettinatura, un abbigliamento. Si crea, allora, una nuova tipica figura metropolitana: l'eccentrico, che trova il senso non nei contenuti, ma nel farsi notare, che è anche un modo per salvare la stima di sé. La realtà è tragica e buffona e la metropoli un grande palcoscenico, sede privilegiata delle mode. Nel XVIII° secolo si levò l'appello al rispetto dell'uomo “universale”; nel XIX° si sviluppò l'individualismo: la funzione della metropoli è allora di fornire uno spazio per il contrasto e per i tentativi di conciliazione di queste due tendenze, nella misura in cui le loro condizioni specifiche sono occasione e stimolo per lo sviluppo di entrambe».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google