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Il punto nascite divide il Consiglio

Pavullo. Negata la possibilità di redarre un documento da inviare al Ministero

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PAVULLO. Questione punto nascite sempre calda a Pavullo, e fonte ora di rinnovato scontro politico. Il casus belli è il mancato inserimento nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio di una risoluzione sottoscritta da tutta l’opposizione (Pd, 5 Stelle e coalizione civica Minelli) per chiedere all’amministrazione comunale e all’intero Consiglio di «esprimere a mezzo scritto, in tempi rapidi e solleciti, un documento di appoggio, apprezzamento e sostegno alla concessione della deroga», per il reparto chiesta dalla Regione al Ministero.

Nell’ultima riunione capigruppo infatti è stato detto che da regolamento non è possibile presentare un documento su un tema già discusso nell’arco di sei mesi. E in Consiglio si è parlato di ospedale a inizio estate. Inevitabile la querelle: «Sulla deroga si deciderà entro metà ottobre: non ce li abbiamo sei mesi», sottolinea il 5 Stelle Davide Venturelli, che ha steso il documento assieme alla consigliera Pd Stefania Cargioli.

«I parlamentari reggiani faranno avere alla Lorenzin risoluzioni sostenute all’unanimità dai loro Comuni. Perché noi niente? Rimango spiazzato: qui manca la volontà di fare le cose».

«È importante una presa di posizione del Consiglio comunale a sostegno del punto nascite, del Ps e di tutto l’ospedale – rimarca la Cargioli – così come serve l’impegno dei parlamentari modenesi di tutti gli schieramenti. A questo punto, chiediamo almeno al sindaco di inviare una lettera al Ministero firmata da tutti, e di sollecitare i parlamentari».

«Parliamo di deroghe – nota il capogruppo Pd Stefano Iseppi, che ha portato il documento in capigruppo – e mi sarei aspettato una deroga al regolamento su un tema così importante. C’è stato invece un atteggiamento burocratico: ognuno risponde di quello che fa».

«Non posso andare contro il regolamento – ribatte il sindaco Luciano Biolchini – perché si creerebbe un precedente di difficile gestione. Ma della lettera possiamo parlarne».

Daniele Montanari

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