Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia 2017

«L’arte oggi, una necessità per manifestare l’essenziale»

di Eleonora Alboresi
«L’arte oggi, una necessità per manifestare l’essenziale»

Excursus da Platone a Kant ed Hegel davanti ad una piazza gremita in ogni spazio «L’astrazione, un nuovo paradigma la cui dimensione ultima risiede nel sublime» 

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“Tutto esaurito” per la lezione magistrale di Massimo Cacciari al Festival Filosofia. Dopo essere stato presentato dall'assessore sassolese alla Cultura Giulia Pigoni, l'ex sindaco di Venezia, ormai filosofo a tempo pieno, ha iniziato la sua discussione sulla “Fine dell'arte”. Cacciari in piazza Garibaldi ha fatto il “pienone”, riempiendo la piazza, la galleria Carani e piazzale Avanzini, in cui era proiettata la diretta in streaming. Il filosofo ha iniziato parlando di Platone e dei neoplatonici, che con la loro critica hanno posto le basi delle estetiche filosofiche occidentali successive. Secondo Platone l'arte era menzogna poiché non rappresentava l'essenza delle cose e, perciò, non era essenziale. «Oggi - ha spiegato Cacciari - l'arte è un momento in cui sensibilmente si manifesta l'essenziale. Questa necessità dell'apparire come momento della verità è diventato ormai un concetto noto». Hegel non parlò mai della “morte” dell'arte, ma piuttosto della sua fine, di un passato non più necessario. «Hegel - ha continuato - disse che nessuno poteva più inginocchiarsi di fronte all'arte, poiché l'arte non aveva la potenza del concetto. La sua scienza era totalizzante nei confronti del logos e non lasciava spazio alla mimesi, al passato, a una rappresentazione non in grado di esprimersi quanto la parola. Per questa ragione l'arte contemporanea è da leggersi in contrapposizione con la diagnosi di Hegel ed è necessario capire perché l'arte sia ancora necessaria». Secondo Cacciari l'arte è determinante nella vita poiché ci mostra qualcosa che altrimenti non potrebbe essere mostrato. Apparire e essenza non possono essere disgiunti e l'arte contemporanea è un'arte dell'intelletto, consapevole e cosciente. «L'arte per forza di cose - ha proseguito - non può non riconoscere la scienza, deve interiorizzare il mondo moderno perché se no diventerebbe falsa e ingenua e dopo Hegel questo non può più accadere. L'arte deve quindi essere coerente con il mondo e, quindi, con la scienza. La forma artistica deve essere astratta e questa astrazione si può vedere in modo spirituale o come immagine di un mondo deumanizzato. Il venir meno della rappresentazione non è un capriccio, ma è un'arte che vuole rimanere necessaria anche nel mondo della scienza». Il godimento estetico di cui parlava Kant si può ritrovare anche nell'arte: nel godimento artistico, infatti, si contempla l'opera in modo disinteressato, si osserva senza scopo, estrai l'arte dall'interesse. Se l'arte è mimesi, come quella di culto, allora c'è interesse ed è passata, come dice Hegel, ma se è disinteressata non lo è. «L'astrazione - ha concluso Cacciari - è quindi, insieme al disinteresse, il nuovo paradigma dell'arte e la sua dimensione ultima risiede nella categoria del sublime di Kant: ciò che eccede la forma e l'immaginazione, il non riuscire a dare un'immagine a ciò che si pensa. Il tentativo di rappresentare il sublime irrappresentabile è un tentativo di fermare la fine dell'arte hegeliana con il distacco dal mondo, è un linguaggio che si sottrae e si ritira». Al termine della conferenza Cacciari è stato fermato dal pubblico che gli ha chiesto fotografie, autografi e aneddoti sui suoi lavori.

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