Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia 2017
GALLERIA ANTONIO VEROLINO 

Le contaminazioni di tecniche diverse di quattro autori

Le contaminazioni di tecniche diverse di quattro autori

Porta a riflettere sulle tecniche e sulle loro ibridazioni la mostra “Variazioni sul tema”, a cura di Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani, che vede impegnati, presso la Galleria Antonio Verolino,...

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Porta a riflettere sulle tecniche e sulle loro ibridazioni la mostra “Variazioni sul tema”, a cura di Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani, che vede impegnati, presso la Galleria Antonio Verolino, Arthur Duff, Paolo Ventura, Alberto Gianfreda e pure Luca Zamoc al quale si deve un intervento all'ingresso dello spazio espositivo. Sorprendenti le configurazioni del tedesco Duff, operante a Vicenza, che partendo dalla pietra lavica combina, in intriganti relazioni, sassi di lava rivestiti di parole al neon, nodi neri raggrumati che richiamano le stelle, raggi di luce al laser di totalità armonizzante con i differenti materiali su cui si proiettano. Una polifonia compositiva che «attinge - nota Formenti Tavazzani - da ambiti scientifici, soprattutto fisici ed astronomici». Sostiene il concetto di “resilienza dell'icona” Alberto Gianfreda che porta i vasi di ceramica ad assumere, in una frammentazione informe, “effimera” una mobilità di forme dirompenti che non nega all'artista di concepire “drappi scultorei” in una interazione con l'architettura. La forma resta riconoscibile nella sua mutevolezza. Si ispira agli ex-voto della collezione nel Santuario della Consolata di Torino Paolo Ventura che si autoritrae con abiti militari della Prima Guerra Mondiale determinando, con interventi, sull'immagine fotografica, di matite colorate, acrilici, schizzi di sangue, una rappresentazione ambigua. «Un'opera di forte vocazione narrativa che - sostiene Panaro - vuole guardare al mondo». Realizzato con gesso su tessuto è il lavoro di intervento, visibile dall'esterno della galleria, del modenese Luca Zamoc. Il suo segno è capace di generare l'illusione di piani di due ascensori che si incontrano, in un senso di infinito e di continuità. Rimandi stilistici e cromatici alla cianotipia. L'ispirazione è data da “Le Cascate” di Escher.

Michele Fuoco

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