Musti: «Volevano arrivare a Renzi»
Ma alle accuse del procuratore risponde l’ex capitano Ultimo «Lei ci ha detto: prefetto e carabinieri collusi con le coop rosse»
3 MINUTI DI LETTURA
Caso Consip-Cpl Concordia: da una parte ci sono le intercettazioni che potevano essere una bomba, un qualcosa da usare per arrivare a Renzi. Dall’altra parte ci sono le dichiarazioni “bomba” del capo della Procura di Modena Lucia Musti che stanno provocando un terremoto, aprendo, come è stato detto ieri, scenari da golpe in cui sono tirati in ballo il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, il colonnello Sergio De Caprio, ovvero l’ex capitano Ultimo, che arrestò Totò Riina. I quali a loro volta riferiscono di frasi del procuratore modenese che, pure queste una bomba, fanno entrare in scena l’allora prefetto Michele di Bari e l’allora comandante provinciale dei carabinieri di Modena Stefano Savo.
Partiamo dall’inizio, dalla pubblicazione su alcuni quotidiani nazionali di alcune frasi riferite dal procuratore capo Lucia Musti durante l'audizione tenuta il 17 luglio scorso al Csm. I colloqui, come riferisce Repubblica, risalgono alla primavera del 2015. Ad aprile di quell'anno, la Procura di Modena aveva appena ricevuto gli atti dell'inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli e poi trasmessa per competenza territoriale alla città emiliana dai Pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto. Si tratta di uno stralcio dell'inchiesta con allegata un'informativa in cui erano inserite intercettazioni tra il generale della Gdf Michele Adinolfi e l'allora premier Matteo Renzi.
È la stessa procuratrice a ricostruire i retroscena durante la seduta di oltre due ore e mezza davanti alla prima commissione del Csm. Nel corso dell'audizione, riferisce il quotidiano, «racconta di aver visto Scafarto e Ultimo particolarmente «spregiudicati» e come «presi da un delirio di onnipotenza».
Ed eccole le frasi riferite che fanno scalpore: “Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi”. Così in uno degli incontri tra Modena e Roma, il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato per falso nell'ambito dell'indagine sul caso Consip, e il colonnello Ultimo si rivolsero alla procuratrice di Modena Lucia Musti.
Secondo quanto riportato da Repubblica Lucia Musti si sarebbe sentita quasi messa sotto pressione, come se la sua libertà e le sue prerogative di capo di una Procura potessero in qualche misura essere coartate. Non si sono fatte attendere le reazioni del Capitano Ultimo: «La dottoressa Musti è stata supportata in tutto quello che ci ha liberamente richiesto, compresa la presenza del capitano Scafarto a Modena, compreso il fatto di non informare delle indagini il comandante provinciale dei carabinieri di Modena e la prefettura perché li considerava collusi con le cooperative rosse su cui da tempo indagava autonomamente». No comment in merito da Stefano Savo che in quegli anni era il comandante provinciale dei carabinieri di Modena.
E anche Lucia Musti ha dichiarato all’Ansa: «Non commento le dichiarazioni del colonnello Sergio De Caprio. Risponderò solo alle domande dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma».
Stefano Totaro
Partiamo dall’inizio, dalla pubblicazione su alcuni quotidiani nazionali di alcune frasi riferite dal procuratore capo Lucia Musti durante l'audizione tenuta il 17 luglio scorso al Csm. I colloqui, come riferisce Repubblica, risalgono alla primavera del 2015. Ad aprile di quell'anno, la Procura di Modena aveva appena ricevuto gli atti dell'inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli e poi trasmessa per competenza territoriale alla città emiliana dai Pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto. Si tratta di uno stralcio dell'inchiesta con allegata un'informativa in cui erano inserite intercettazioni tra il generale della Gdf Michele Adinolfi e l'allora premier Matteo Renzi.
È la stessa procuratrice a ricostruire i retroscena durante la seduta di oltre due ore e mezza davanti alla prima commissione del Csm. Nel corso dell'audizione, riferisce il quotidiano, «racconta di aver visto Scafarto e Ultimo particolarmente «spregiudicati» e come «presi da un delirio di onnipotenza».
Ed eccole le frasi riferite che fanno scalpore: “Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi”. Così in uno degli incontri tra Modena e Roma, il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato per falso nell'ambito dell'indagine sul caso Consip, e il colonnello Ultimo si rivolsero alla procuratrice di Modena Lucia Musti.
Secondo quanto riportato da Repubblica Lucia Musti si sarebbe sentita quasi messa sotto pressione, come se la sua libertà e le sue prerogative di capo di una Procura potessero in qualche misura essere coartate. Non si sono fatte attendere le reazioni del Capitano Ultimo: «La dottoressa Musti è stata supportata in tutto quello che ci ha liberamente richiesto, compresa la presenza del capitano Scafarto a Modena, compreso il fatto di non informare delle indagini il comandante provinciale dei carabinieri di Modena e la prefettura perché li considerava collusi con le cooperative rosse su cui da tempo indagava autonomamente». No comment in merito da Stefano Savo che in quegli anni era il comandante provinciale dei carabinieri di Modena.
E anche Lucia Musti ha dichiarato all’Ansa: «Non commento le dichiarazioni del colonnello Sergio De Caprio. Risponderò solo alle domande dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma».
Stefano Totaro
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
