Via al reddito di solidarietà per quasi duemila famiglie
Contributi fino a 400 euro al mese per i nuclei che si trovano in gravi difficoltà Bonaccini: «Un atto di giustizia sociale». Gentiloni: «Provvedimento civile e serio»
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Un piano da quasi un miliardo per lo sviluppo economico e la coesione sociale dell'Emilia-Romagna. Ieri il premier Paolo Gentiloni ha incontrato il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e, nero su bianco, è arrivato l’accordo che porterà nuovi investimenti a breve e medio termine mentre da domani permetterà la partenza del reddito di solidarietà.
L'intesa riguarda infrastrutture, messa in sicurezza del territorio, ambiente, alloggi pubblici, edilizia scolastica e impiantistica sportiva oltre alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale. Gli interventi prevedono investimenti complessivi per 985 milioni: 850 da Piacenza a Rimini e 135 alla Città Metropolitana di Bologna. Risorse previste nell'ambito della programmazione dei Fondi per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, che per la regione si era completata nell'ultima seduta del Cipe dello scorso 7 agosto, e che oggi, attraverso l'Accordo vengono definitivamente stanziati. «È una firma importante» ha detto Gentiloni.
A cominciare dal sostegno concreto per persone e famiglie in grande difficoltà economica. Da domani parte ufficialmente in Emilia-Romagna il Res, il Reddito di solidarietà. La misura di contrasto alla povertà voluta, ideata e introdotta dalla Regione, che per realizzarla stanzia 35 milioni di euro all’anno di risorse proprie. E circa 20.000 sono le famiglie che potrebbero potenzialmente beneficiare del sussidio, di cui almeno duemila solamente in provincia di Modena: il reddito di solidarietà dura al massimo un anno; per poterne farne nuovamente richiesta, dovranno passare almeno 6 mesi.
In questa settimana, considerata di avvio sperimentale, tutto ha funzionato bene, a partire dal sistema elettronico per l’inserimento delle domande. Sono già state inviate e accolte le prime richieste di accesso: si tratta di persone sole che non lavorano - categoria finora poco nota ai servizi sociali - e famiglie con bambini. Da domani, quindi, via libera alle domande, che i cittadini dovranno presentare al Comune territorialmente competente tramite l’apposito modello.
Il contributo - che prevede un massimo di 400 euro mensili per nucleo familiare, per non più di 12 mesi - sarà erogato dai servizi sociali all’interno di un percorso concordato e personalizzato, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà dei beneficiari e a favorirne l’inserimento lavorativo.
«Per noi, che l’abbiamo fortemente voluto, il Res è un atto di giustizia sociale, perché tutti devono poter tagliare il traguardo- ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. È una risposta concreta e dignitosa a chi si trova in grande difficoltà economica, e non una misura assistenzialista». Il contributo viene dato, infatti, a fronte di un progetto personalizzato di attivazione sociale e inserimento lavorativo. «Siamo davvero orgogliosi di questa scelta- ha aggiunto Bonaccini- perché crediamo profondamente nel valore della solidarietà».
«C'è un messaggio per l'Italia, nei momenti come questo nei quali si intravede un certo ottimismo sulla situazione economica, almeno l'ottimismo dei grandi numeri su crescita e occupazione, che un Paese civile e serio deve mettere all'ordine del giorno questioni come la povertà», ha spiegato Gentiloni.
L'intesa riguarda infrastrutture, messa in sicurezza del territorio, ambiente, alloggi pubblici, edilizia scolastica e impiantistica sportiva oltre alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale. Gli interventi prevedono investimenti complessivi per 985 milioni: 850 da Piacenza a Rimini e 135 alla Città Metropolitana di Bologna. Risorse previste nell'ambito della programmazione dei Fondi per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, che per la regione si era completata nell'ultima seduta del Cipe dello scorso 7 agosto, e che oggi, attraverso l'Accordo vengono definitivamente stanziati. «È una firma importante» ha detto Gentiloni.
A cominciare dal sostegno concreto per persone e famiglie in grande difficoltà economica. Da domani parte ufficialmente in Emilia-Romagna il Res, il Reddito di solidarietà. La misura di contrasto alla povertà voluta, ideata e introdotta dalla Regione, che per realizzarla stanzia 35 milioni di euro all’anno di risorse proprie. E circa 20.000 sono le famiglie che potrebbero potenzialmente beneficiare del sussidio, di cui almeno duemila solamente in provincia di Modena: il reddito di solidarietà dura al massimo un anno; per poterne farne nuovamente richiesta, dovranno passare almeno 6 mesi.
In questa settimana, considerata di avvio sperimentale, tutto ha funzionato bene, a partire dal sistema elettronico per l’inserimento delle domande. Sono già state inviate e accolte le prime richieste di accesso: si tratta di persone sole che non lavorano - categoria finora poco nota ai servizi sociali - e famiglie con bambini. Da domani, quindi, via libera alle domande, che i cittadini dovranno presentare al Comune territorialmente competente tramite l’apposito modello.
Il contributo - che prevede un massimo di 400 euro mensili per nucleo familiare, per non più di 12 mesi - sarà erogato dai servizi sociali all’interno di un percorso concordato e personalizzato, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà dei beneficiari e a favorirne l’inserimento lavorativo.
«Per noi, che l’abbiamo fortemente voluto, il Res è un atto di giustizia sociale, perché tutti devono poter tagliare il traguardo- ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. È una risposta concreta e dignitosa a chi si trova in grande difficoltà economica, e non una misura assistenzialista». Il contributo viene dato, infatti, a fronte di un progetto personalizzato di attivazione sociale e inserimento lavorativo. «Siamo davvero orgogliosi di questa scelta- ha aggiunto Bonaccini- perché crediamo profondamente nel valore della solidarietà».
«C'è un messaggio per l'Italia, nei momenti come questo nei quali si intravede un certo ottimismo sulla situazione economica, almeno l'ottimismo dei grandi numeri su crescita e occupazione, che un Paese civile e serio deve mettere all'ordine del giorno questioni come la povertà», ha spiegato Gentiloni.
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